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giovedì 27 novembre 2025

NUOVO LIBRO - ESTRATTI (3)

Dal racconto: Faccia di topo

Il suo primo giorno alla Soluzioni Globali srl, una grande ditta di servizi, fu come essere catapultata in un formicaio frenetico e chiassoso. Paola, ragazza molto timida e impacciata, si sentiva minuscola e vulnerabile in mezzo a quel brulicare di volti sconosciuti. I suoi capelli neri e lisci incorniciavano un viso dalla forma appuntita, con tratti decisi e un po' spigolosi. La pelle era olivastra. Il fisico minuto e l'evidente magrezza non facevano che accrescere in lei la mancanza di autostima. Nessuno sembrava notarla, i colleghi sfrecciavano indaffarati, i loro sguardi non si posavano mai su di lei. Insomma, si sentiva un pesce fuor d'acqua, in un ambiente che le appariva ostile e che non riusciva a comprendere. Poi incontrò Arianna. Anche lei era una nuova arrivata, ma la sua persona era circondata da una suggestione del tutto diversa. Aveva qualche anno in più di Paola, e si muoveva con una sicurezza che spiazzava. Un sorriso un po' sfrontato le illuminava sempre il volto. Bionda, con riccioli corti e un trucco impeccabile che faceva risaltare gli occhi azzurri, Arianna emanava un'energia contagiosa. Il suo fisico formoso non la scoraggiava affatto. Anzi, sembrava quasi un pretesto per indossare abiti attillati e gonne corte che mettevano in risalto le sue generose curve. Arianna amoreggiava apertamente con tutti gli uomini dell'ufficio, concedendo sorrisi ammiccanti e battute maliziose. A differenza di Paola, lei si era ambientata con una rapidità sorprendente. Grazie alla presenza di Arianna, Paola iniziò a sentirsi meno invisibile, anche se le sue difficoltà continuavano. Al lavoro, la sua timidezza si traduceva in goffaggine e incertezza, rendendo anche i compiti più semplici una montagna da scalare. Nelle interazioni sociali si sentiva sempre a disagio, le parole le morivano in gola e il rossore le invadeva il viso al minimo contatto visivo. Un giorno, durante una pausa caffè, Arianna si avvicinò a Paola con un'espressione complice.

"Ti devo confessare una cosa" disse, gli occhi che brillavano di una luce maliziosa. "Mi sono presa una bella cotta per il dottor Strozzi". Si trattava del loro dirigente. Paola rimase di stucco.

"Ma... lui è sposato" balbettò, il suo senso morale in subbuglio. "E poi ha più di cinquant'anni!"

Arianna scrollò le spalle con noncuranza.

"Certo, lo so. In ogni caso è un uomo molto affascinante, con un sacco di soldi. E a me i soldi piacciono, non te lo nascondo".

Paola si sentì turbata da quella confessione così spudorata.

"E lui come si comporta? Ti fa dei complimenti?" chiese con titubanza.

"Oh, sicuro" rispose Arianna con un sorriso furbo. "Anche un po' pesanti, a volte. Ed io sto al gioco. Una volta mi ha pure messo una mano sul sedere, sai? Ma ho fatto finta di niente".

Paola era sempre più incredula e sconcertata. Qualche giorno dopo, fu invece lei a confidarsi con Arianna.

"Sai, mi piace Giorgio" sussurrò, il viso in fiamme. Giorgio era un collega gentile e riservato, un bel ragazzo che spesso incrociava il suo sguardo, uno dei pochi che lo facesse. In quei momenti si sentiva ancora più a disagio, ma quell'attenzione le procurava piacere(...)

(Il libro è disponibile in versione cartacea e digitale su Amazon e sulle principali librerie online) 

 

martedì 25 novembre 2025

NON LEI, L'ALTRA


 

Tra meno di quattro mesi, le campane suoneranno a festa. O almeno, dovrebbero. Ti sposerai, ma non ne hai nessuna voglia. È una brutta sensazione, che ti stringe lo stomaco ogni mattina, che ti opprime. Certo, saresti ancora in tempo per tornare indietro, per tirarti fuori da questo pantano. Lo sai, ma sai anche che non lo farai. Non lo farai perché non ne hai la forza, perché sei troppo depresso, un peso invisibile ti schiaccia le spalle, e non lo farai perché ormai la macchina si è messa in moto. Inviti spediti, il ristorante prenotato, i parenti già in fibrillazione. Fermare tutto significherebbe un terremoto, uno scenario catastrofico che non hai la forza di affrontare.

Ogni giorno, la tua mente torna a lei, all'altra ragazza. Quella che ti ha lasciato, o che tu hai lasciato? I ricordi sono sfocati, li hai volutamente annebbiati, forse è stata una decisione condivisa, ma tu sai che è stata comunque sbagliata. Un giorno sì e l'altro pure, sei sul punto di chiamarla. Il telefono è in mano, ma poi ti fermi. Che cosa le potresti dire? Non lo sai. Oppure sì: le dovresti dire la verità, che ti stai per sposare. E quella verità non la sopporti.

E così, sei sempre distratto, perso in un labirinto di "cosa sarebbe successo se...". E quasi non ti accorgi della tua fidanzata, appena salita in macchina, che ti chiede che cosa hai organizzato per oggi. Non hai programmato nulla, ovviamente. La tua mente è altrove. Ti tocca improvvisare.

"Andremo in montagna" dici, con una risolutezza che non provi.

"Ma fa freddo" si lamenta lei, tirando su il bavero del cappotto.

"Che importa? Siamo ben coperti. Faremo una toccata e fuga. Andremo a bere qualcosa e poi saremo di ritorno prima che faccia buio".

Lei non appare molto convinta, il suo volto è una maschera di contrarietà, ma non protesta. Non riesce a nascondere, però, di essere un po' seccata.

Come farò a sopportare questa donna per tutta la vita? pensi, poi metti in moto, fingi di essere concentrato sulla guida e durante tutto il viaggio non dici nulla.

In montagna, in effetti, fa molto freddo. C'è ancora della neve a terra, ghiacciata, che riflette una luce debole e opaca. C'è un po' di gente, sciatori con le tute colorate e l'attrezzatura ingombrante, ma voi non sciate. Cercate invece un bar, un rifugio caldo in mezzo a quel gelo. Dopo aver bevuto una tisana, decidete di fare altri due passi per il paese e poi di rientrare. Mentre camminate, lo sguardo perso tra le poche vetrine - una panetteria, una salumeria, una merceria, un negozio di abbigliamento con capi fuori moda, un altro con articoli da montagna - la vedi. È in compagnia di alcuni amici, ride, i capelli mossi dal vento freddo. Anche lei ti scorge, quasi nello stesso momento.

Si stacca dalle altre persone e ti viene incontro. Senza pensarci, lasci la mano della tua fidanzata, una sensazione di gelo ti pervade la mano libera, e vai verso di lei. Vi gettate le braccia al collo, un abbraccio veloce, e vi scambiate due baci sulle guance fredde.

"Tutto bene?" ha il tempo di dirti, gli occhi che ti scrutano con un misto di curiosità e qualcosa d'altro, che non sai definire.

"No" rispondi. La parola ti sfugge, amara. Poi ognuno torna indietro, la breve parentesi si chiude, lasciando un sapore strano, indefinibile.

Sei di nuovo con la tua fidanzata. Ti accorgi che è in preda all'ira. La sua mano è stretta in un pugno, le nocche bianche.

"Chi è quella?" sibila, la voce un sussurro carico di veleno.

"Una vecchia amica, di quando d'estate frequentavo questo paese" dici sulla difensiva, cercando di mantenere un tono calmo, ma il cuore ti batte forte.

"È lei? Si tratta di lei? Perché hai lasciato la mia mano? Ti vergogni di me? Non lo sa che sei fidanzato? Perché non ci hai presentate? Ti piace sempre? Pensi ancora a lei?" E poi continua, una raffica di domande che ti trafiggono, il tono di voce che sale sempre di più, attirando sguardi curiosi.

Sei annichilito, distrutto. Alla fine ammetti che è proprio lei, la tua vecchia ragazza. Chiedi mille volte scusa, le parole si accavallano, insincere eppure disperate. Ma la tua fidanzata non ti rivolge più la parola per tutto il viaggio di ritorno, il silenzio tra di voi è più assordante di qualsiasi urlo.

In verità, hai mentito. La tua vecchia ragazza non è lei, bensì sua cugina. Tanto, che cosa cambia?

sabato 22 novembre 2025

LETTURE DELLA GIOVINEZZA (4) - "L'UOMO INVISIBILE" DI HERBERT GEORGE WELLS

(Dodici letture dell'adolescenza che hanno fatto nascere l'amore per i libri).

Herbert George Wells (1866 - 1946) è stato uno scrittore britannico tra i più popolari della sua epoca. Autore di alcune delle opere fondamentali della fantascienza, è ricordato come uno degli iniziatori di quel genere narrativo. Ha scritto molte opere anche di altri generi: narrativa contemporanea, storia e critica sociale.

L'uomo invisibile è un romanzo del 1897 tradotto in Italia nel 1900. Il protagonista, Griffin, inizialmente conosciuto come “Lo Sconosciuto”, è un brillante scienziato vissuto nel pieno del XIX secolo, animato da un’ambizione feroce e da un desiderio profondo di affermazione. Nonostante venga ignorato e sottovalutato dai suoi colleghi e dalla comunità scientifica del tempo, egli si dedica con ostinazione e totale dedizione a un progetto rivoluzionario: una scoperta che possa garantirgli fama, ricchezza e soprattutto il riconoscimento che ritiene di meritare per la sua intelligenza fuori dal comune.

Per proseguire indisturbato i suoi esperimenti, Griffin si trasferisce in una tranquilla cittadina del Sussex, dove prende alloggio in una locanda locale. Qui, isolato dal mondo e protetto dall’anonimato, si immerge del tutto nel lavoro, trascorrendo intere giornate chiuso nella sua stanza. Tuttavia, il suo comportamento schivo e le continue richieste insolite iniziano a destare sospetti. La padrona dell’albergo, insieme ad alcuni abitanti del villaggio, comincia a interrogarsi su cosa stia realmente accadendo dietro quella porta sempre chiusa.

In realtà, Griffin sta cercando di invertire gli effetti di un esperimento precedente che lo ha reso completamente invisibile. Una condizione che, se da un lato gli offre potenzialità straordinarie, dall’altro lo espone a una serie di complicazioni impreviste: isolamento, difficoltà pratiche, e una crescente instabilità emotiva. La sua invisibilità, inizialmente tenuta nascosta, viene infine scoperta a seguito di indagini sempre più pressanti condotte dalla padrona di casa e, successivamente, dalla polizia locale. Messo alle strette, Griffin è costretto a fuggire, abbandonando la locanda e rifugiandosi nelle campagne inglesi, dove spera di trovare il tempo e la lucidità per riflettere sulla sua condizione.

Durante la fuga, incontra un uomo di nome Marvel, un individuo semplice e timoroso, che rimane sconvolto dai poteri del misterioso scienziato. Griffin, ormai consapevole del vantaggio strategico che la sua invisibilità gli conferisce, lo sottomette e lo costringe a seguirlo, trasformandolo in una specie di servitore. Ma la mente di Griffin è ormai dominata da un’idea pericolosa: sfruttare la sua condizione per instaurare un regime di terrore, un dominio fondato sulla paura e sull’impunità, dove l’invisibilità diventa strumento di potere assoluto.

Così, il romanzo si trasforma in una riflessione inquietante sul confine tra genialità e follia, tra scienza e morale, tra il desiderio di riconoscimento e la perdita dell’umanità.

La lettura del romanzo L’uomo invisibile può lasciare in un adolescente un senso di inquietudine ma anche di profonda curiosità verso i limiti della scienza e della natura umana. Attraverso la parabola di Griffin, ci si confronta con temi come l’isolamento, l’ambizione sfrenata, il desiderio di potere e le conseguenze dell’assenza di empatia. L’idea che l’intelligenza, se non accompagnata da responsabilità e compassione, può trasformarsi in una forza distruttiva. È una storia che invita a riflettere su cosa significhi davvero "vedere" e "essere visti", non solo con gli occhi, ma con la coscienza.

 

giovedì 20 novembre 2025

NUOVO LIBRO - ESTRATTI (2)

Dal racconto: Il maestro di tennis

 

(...) Fin dall'inizio, tra me e Simona c'è stata una grande sintonia, non abbiamo mai avuto discussioni. Anche se ha poco più di quattordici anni, lei ha un bel fisico armonioso: è alta e atletica, con spalle forti. Le ragazze della sua età, in confronto, sembrano giraffe sgraziate. Invece, il corpo di Simona è già ben definito. Lei è carina, anche se la sua bellezza è comune. Ha i capelli castano chiaro e lunghi, con la riga in mezzo. Quando gioca, li lega in una coda un po' approssimativa.

Il suo carattere solare e divertente mi ha contagiato fin da subito, ha reso più leggeri gli allenamenti. Simona è estroversa, spontanea, non ha peli sulla lingua e dice sempre ciò che pensa, con una freschezza che disarma. Questa sua apertura rende il nostro rapporto di lavoro sciolto e sempre interessante. Il mio compito principale dovrebbe essere quello di perfezionare la sua tecnica, di affinare quel talento naturale che possiede aggiungendo al suo repertorio qualche colpo un po' più ricercato, magari una smorzata insidiosa o una veronica eseguita con maggiore precisione. In parallelo, stiamo lavorando molto sull'aspetto mentale, un elemento cruciale nel tennis, soprattutto a livello agonistico. Le insegno a gestire la pressione prima della gara, a rimanere concentrata nei momenti difficili, a trasformare la rabbia per un errore in energia positiva. Sono convinto che la solidità mentale di un atleta debba essere costruita fin dalla giovane età.

Negli ultimi tempi, però, ho iniziato a percepire un cambiamento quasi impercettibile ma che non lascia dubbi nell'atteggiamento di Simona. Non so bene come descriverlo, c'è qualcosa nell'aria, un'energia diversa quando mi è vicino. Ho il timore, anzi, la quasi certezza che si sia presa una cotta per me. Lo noto da piccoli segnali, da sguardi prolungati, da un'attenzione diversa nei miei confronti. Sembra meno spensierata, a volte quasi timida, eppure, allo stesso tempo, è diventata più civettuola. Cura molto di più il suo abbigliamento quando viene al circolo, scegliendo completini che mettono in risalto la sua figura. E poi ci sono quei dettagli che prima non notavo: a volte si presenta con gli occhi leggermente truccati, un filo di mascara, e le sue belle labbra sembrano sempre più lucide, a volte con una leggera colorazione rosata.

Ma sono alcuni contatti fisici, in apparenza innocenti, a turbarmi molto. Quando mi avvicino a lei per correggere l'impugnatura della racchetta, e mi metto alle sue spalle a stretto contatto per guidare il suo movimento, colgo la pressione dei suoi glutei sulla patta dei miei pantaloncini. Un contatto breve, forse involontario, ma che mi lascia sempre un senso di disagio. Se mi allontano un po' per osservare meglio la sua esecuzione, lei tende a seguirmi nel movimento, accorcia le distanze. E poi c'è stato un episodio in particolare che mi ha messo in grande difficoltà. Stavo cercando di spiegarle un movimento del bacino durante il servizio e, per testare la sua consapevolezza corporea, ho esercitato anch'io una leggera pressione sulla parte bassa della sua schiena. La sua reazione mi ha spiazzato: ha iniziato a fare dei piccoli movimenti rotatori con le anche, un gesto ambiguo, quasi provocatorio. A quel punto ho interrotto subito la lezione, mi sono allontanato con il cuore che batteva forte, sconvolto da quella che mi era sembrata una palese allusione. (...)

(Il libro è disponibile in versione cartacea ed e-book su Amazon e sulle principali librerie online)

martedì 18 novembre 2025

ESECUZIONI


 

L'ombra della paura si allungava sulle strade delle città, soffocando ogni residuo di normalità. I reati aumentavano sempre di più, tanto da sembrare inarrestabili, inghiottivano la tranquillità quotidiana, lasciando una tragica scia di violenza e disperazione. Le prigioni, ormai al collasso, rigurgitavano detenuti, ormai ammassati uno sull'altro. Lo Stato annaspava, impotente di fronte al dilagare della criminalità. La gente era stanca, la rabbia ribolliva e le piazze erano animate da proteste sempre più massicce, un coro assordante che invocava giustizia, che chiedeva a gran voce un cambiamento.

Fu in questo clima di disperazione che fu presa una decisione severa: un provvedimento straordinario e urgente stabilì l'abolizione delle pene detentive. Da quel momento in poi, ogni condannato, dal più efferato assassino al più insignificante ladruncolo, sarebbe stato giustiziato. Si trattava di una soluzione radicale, brutale, nata dalla convinzione che solo il terrore potesse arginare il caos.

Le esecuzioni, da quel momento, si moltiplicarono a migliaia, troppe per essere gestite dal solo apparato statale. Allora, con un cinismo disarmante, lo Stato delegò la funzione capitale ai cittadini.

"Se ce l'avessi tra le mani" avevano sempre borbottato e urlato nelle piazze. Adesso quelle parole si erano trasformate in una realtà agghiacciante. Ogni mattina, un furgone scuro si fermava davanti alle abitazioni sorteggiate. Un condannato, spesso con lo sguardo spento e rassegnato, veniva consegnato alla famiglia prescelta. La sera, un altro furgone passava a ritirare il cadavere. Una routine macabra che si ripeteva senza sosta, scandendo il ritmo di una nuova, terrificante normalità.

Quel giorno, tra le altre, era il turno della famiglia Brogi. Un giovane dai tratti smunti, le mani legate dietro la schiena e gli occhi privi di ogni speranza, fu scortato dentro casa. L'aria si fece pesante, densa di una tensione insopportabile. La signora Brogi si affrettò in cucina, fingendo indifferenza, sperando che il peso dell'orrore ricadesse tutto sulle spalle del marito. Lui, lo sguardo sgomento, provò ad affrontare la situazione, ma il coraggio gli venne meno. La sua mano tremava in modo incontrollabile, il fiato gli mancava, soffocato da un'angoscia opprimente. Alla fine desistette, incapace di compiere un gesto che considerava mostruoso.

L'incubo si fece più pressante. Le regole erano chiare: se la famiglia incaricata non avesse proceduto con l'esecuzione, sarebbe stata a sua volta processata e avrebbe rischiato la condanna a morte. I Brogi erano intrappolati, un'onda gelida di disperazione li avvolse. Il tempo stringeva, ogni secondo sembrava un'eternità. La scelta era tra la vita di quel giovane sconosciuto e la propria, e quella dei propri cari.

Poi, in un istante che si dilatò all'infinito, fu Clara, la figlia più giovane, a farsi avanti. I suoi occhi, di solito pieni di sogni e di innocenza, ora riflettevano una determinazione glaciale, una fredda risolutezza che non gli apparteneva. Afferrò l'arma che era stata lasciata sul tavolo, la strinse con una fermezza inaspettata per una ragazza della sua età. Senza esitare, senza pronunciare una sola parola, eseguì il compito. Il rumore squarciò il silenzio innaturale della casa, un suono secco e assordante che marchiò per sempre le loro vite. La famiglia Brogi era salva, ma a quale prezzo? Il sangue di un innocente, o di un colpevole che fosse, aveva macchiato le loro mani, le loro anime, in un mondo dove la giustizia era morta e la sopravvivenza era diventata la sola, brutale legge.

sabato 15 novembre 2025

LETTURE DELLA GIOVINEZZA (3) - "LA COLLINA DEI CONIGLI" DI RICHARD ADAMS


(Dodici letture dell'adolescenza che hanno fatto nascere l'amore per i libri).

Richard George Adams (1920 - 2016) è stato uno scrittore britannico. È conosciuto soprattutto per avere scritto tre romanzi che hanno come protagonisti degli animali. Il più noto tra loro è La collina dei conigli, uscito nel 1972 e tradotto in Italia nel 1975.

La storia inizia in una tranquilla comunità di conigli situata a Sandleford, dove un giovane e sensibile esemplare di nome Quintilio è tormentato da una visione inquietante: la sua tana è destinata a essere distrutta. Insieme al fratello maggiore Moscardo, cerca invano di convincere il capo della conigliera a organizzare una fuga. Di fronte all’indifferenza generale, i due decidono di partire da soli, accompagnati da un piccolo gruppo di compagni: tra loro ci sono due ex membri della guardia militare, Parruccone e Argento, il brillante Mirtillo, il velocissimo Dente di Leone, il timido Nicchio, il goffo Smerlotto, il tenace Ramolaccio e i riservati Lampo e Ghianda.

Guidati da Moscardo, i conigli si avventurano in territori sconosciuti, affrontando pericoli e ostacoli. Lungo il cammino incontrano Primula Gialla, un coniglio eccentrico che li invita a unirsi alla sua colonia, dove il cibo abbonda e tutto sembra sicuro. Ma presto scoprono che l’ambiente è disseminato di trappole mortali piazzate da un contadino. Dopo un episodio drammatico in cui Parruccone rischia la vita, il gruppo decide di ripartire, portando con sé Ribes, un coniglio fuggito da quella conigliera.

La compagnia raggiunge infine la cima della collina di Watership, luogo che Quintilio aveva visto nelle sue visioni come rifugio ideale. Qui si stabiliscono, e vengono raggiunti da due superstiti di Sandleford, Pungitopo e Campanula, che confermano la distruzione della loro vecchia casa, dando credito alle premonizioni di Quintilio.

Sul colle, i conigli stringono amicizia con Kehaar, un gabbiano ferito che diventa loro alleato. Ma la nuova colonia ha un problema: non ci sono femmine, e senza di loro non potrà sopravvivere. Grazie a Kehaar, scoprono l’esistenza di una grande conigliera chiamata Èfrafa, e organizzano una spedizione guidata da Pungitopo per convincere alcune femmine a unirsi a loro. Tuttavia, la missione pacifica si trasforma in prigionia: Èfrafa è governata con pugno di ferro dal Generale Vulneraria, che tiene tutti sotto stretta sorveglianza.

Nel frattempo, ignari dell’esito della spedizione, i conigli rimasti a Watership tentano un’incursione in una fattoria vicina per liberare alcune coniglie domestiche. L’operazione riesce, ma Moscardo viene gravemente ferito e si salva solo grazie all’intuito di Quintilio.

Con solo due femmine al seguito, Moscardo elabora un piano più audace per tornare a Èfrafa e liberarne altre. Parruccone si infiltra nella colonia nemica, contatta alcune femmine insoddisfatte e, con l’aiuto di Kehaar, organizza la fuga. Il primo tentativo fallisce per un imprevisto, ma dopo molte peripezie il gruppo riesce a tornare a Watership con le compagne liberate.

Seguono poi altre peripezie, che portano alla sconfitta definitiva  del Generale Vulneraria.

Col passare degli anni, la colonia di Watership si espande e prospera. Moscardo, ormai vecchio e stanco, muore serenamente. La sua anima viene accolta da El-ahrairah, il leggendario eroe dei conigli, e condotta verso un’altra vita.

La lettura di La collina dei conigli può lasciare in un adolescente un senso profondo di crescita, coraggio e solidarietà. Attraverso il viaggio dei protagonisti, il giovane lettore scopre il valore della libertà, l’importanza dell’amicizia e la forza della comunità di fronte al pericolo. Il romanzo insegna che anche i più deboli, se uniti e guidati dalla fiducia reciproca, possono affrontare le sfide più grandi. Rimane il ricordo di un’avventura epica, ma anche la consapevolezza che la vera forza non sta nella violenza, bensì nell’intelligenza, nella lealtà e nella speranza.


giovedì 13 novembre 2025

NUOVO LIBRO - ESTRATTI (1)


 

Dal racconto: Festa di Capodanno

La baita di montagna, incastonata nel manto nevoso che brillava sotto la luce delle stelle, era un centro di allegria e di calore. Le chiacchiere e le risate delle giovani coppie si univano al crepitio del fuoco nel camino, creando un'atmosfera intima e festosa. La cena di Capodanno era stata un succedersi di piatti gustosi e di brindisi spensierati, innaffiati da abbondante vino rosso e spumante. Alla fine erano comparsi, come per magia, dei superalcolici che qualcuno aveva portato. L'euforia della festa aveva contagiato tutti, rendendo l'ambiente vivace e pieno di promesse per l'anno nuovo.

Quando i bicchieri furono stati quasi tutti svuotati e le pance ormai piene, Roberto, l'anima della festa nonché generoso padrone di casa, propose un gioco per ravvivare ancora di più la serata. Uno di quei giochi stupidi che si fanno quando non si sa più che cosa fare e quando si è tutti un po' brilli. Tra qualche lieve resistenza e molte risate, le coppie si disposero in cerchio nel salone addobbato a festa. Il gioco era semplice: a turno, si doveva rispondere con sincerità a una domanda un po' imbarazzante. Chi si rifiutava di farlo avrebbe dovuto affrontare una penitenza stabilita all'unanimità.

Le risposte, a volte divertenti, a volte anche un po' piccanti, rivelarono piccole manie oltre che segreti difficili da confessare. Alla fine, il destino beffardo designò Mario e Rosy come i perdenti, poiché considerati da tutti i più reticenti. Mario era fidanzato con Giulia, seduta proprio accanto a lui, mentre Rosy era la compagna di Luca, che le teneva la mano con un sorriso un po' nervoso.

Roberto, con un luccichio malizioso negli occhi, dovuto non soltanto all'alcool ma alla consueta impudenza, si strofinò le mani, pregustando il divertimento.

"Per i nostri due sfortunati amici ho in mente una penitenza che ricorderanno a lungo!" annunciò euforico.

Un mormorio di eccitazione percorse l'intero gruppo. Mario e Rosy si scambiarono un'occhiata carica di nervosismo e apprensione. I due ragazzi non si conoscevano bene, si erano incontrati solo un paio di volte in compagnia e non avevano mai avuto l'occasione di scambiare più di qualche parola superficiale.

"La pena sarà questa" proclamò Roberto con un tono teatrale. "Mario e Rosy dovranno scambiarsi i vestiti!"

Un silenzio assoluto calò sull'ambiente. Mario sentì il viso avvampare. Rosy sgranò gli occhi, sorpresa e confusa ma anche un po' divertita. L'imbarazzo generale era comunque palpabile, denso come il fumo che proveniva pigro dal camino quasi spento (...)

(Il libro è disponibile in versione cartacea ed e-book su Amazon e sulle principali librerie online)