Il
trasferimento in questo piccolo paese è stato per me un passo obbligato,
necessario per la ristrutturazione di una delle aziende che sto gestendo. Sono
un uomo d'affari, freddo e disincantato, abituato al ritmo implacabile e
impersonale della metropoli, e adesso mi ritrovo immerso in una dimensione che
mi appare fuori dal tempo.
In città,
l'atto di fare la spesa era per me il culmine dell'efficienza. Un supermercato
vasto, asettico, dove potevi muoverti per corridoi silenziosi, prendere ciò che
ti serviva, pagare alla cassa automatica e andartene senza incrociare uno
sguardo o scambiare una parola. Un sistema perfetto, privo di fastidiosi
contatti umani.
Qui,
invece, l'unico negozio di alimentari è un microcosmo caotico, gestito da una
donna che è l'opposto esatto di tutto ciò che apprezzo. Esuberante, loquace,
con una risata che risuona tra gli scaffali stipati e che sembra amare ogni
singolo cliente come se fosse un parente stretto.
Io
non amo parlare. Preferisco osservare, analizzare. E ciò che vedo in questo
negozio un po' mi sconcerta. La proprietaria, una donna sulla cinquantina dai capelli
ricci e ribelli, porta avanti i suoi affari commerciali in una maniera che
definirei, nel migliore dei casi, stravagante.
Ogni volta che la guardo, il mio cinismo di uomo d'affari mi induce a pensare: se io mi comportassi allo stesso modo
fallirei nel giro di un mese.
L'altro
giorno, ad esempio, ero lì in attesa del mio turno. Entra un anziano signore
che indossa una specie di tuta blu, quasi una divisa da lavoro consunta. Un
pezzente, ho pensato con quel distacco che mi è naturale. Il vecchio rimane per
alcuni minuti vicino alla cesta del pane, pensieroso, la mano che si libra
indecisa. Alla fine, sceglie una minuscola pagnotta. Poi si avvia al banco.
La
proprietaria, invece di prendere i soldi, scuote il capo con aria grave.
"Signor Vanni" dice. "Prenda altro pane, molto di più, perché
oggi lei è fortunato. Oggi il pane è
gratis per chi è vestito di blu".
L'uomo
all'inizio pare sorpreso, quasi incredulo, poi, forse abituato alle
eccentricità della donna, fa come gli è detto, e riempie il sacchetto con un
sorriso timido.
Ero
sconcertato. Una "promozione estemporanea" basata sul colore dei
vestiti? Non avevo mai visto niente di simile. Un metodo di marketing casuale,
totalmente non replicabile. Io non avevo certo bisogno di pane gratis, eppure
non ho potuto fare a meno di dare un'occhiata al mio abito: era grigio...
Il
giorno dopo accade un altro fatto, se possibile, ancora più strano. Ero in fila
e la proprietaria sta servendo una donna ancora giovane, vestita in maniera
molto modesta. Con lei ci sono quelli che devono essere i suoi figli. Ben quattro!
Quattro bocche da sfamare, un fardello economico evidente nella sua postura
stanca.
La
proprietaria, tutta sorridente, batte le mani con entusiasmo. Dice alla cliente
che è proprio fortunata: primo perché i suoi figli sono bellissimi, e secondo
perché l'agente di commercio, annuncia con un tono da gran cerimoniere, a scopo
promozionale ha lasciato dei pacchi di biscotti da distribuire gratis ai
clienti. Quattro pacchi per te, uno per
ogni meraviglia!" E li porge alla donna, che ringrazia felice, e
stringe i pacchi come fossero tesori.
Io
so bene che quel genere di promozione non esiste. Nessun fornitore farebbe una
cosa del genere. Ragiono tra me, con la freddezza di un analista finanziario, e
decido che la proprietaria del negozio è semplicemente un po' matta. Andando avanti in quel modo, regalando merce a caso,
chiuderà presto. Non si può esercitare quel mestiere, nessun mestiere, con una tale inefficienza. È un insulto alla
logica del profitto.
Quando
finalmente viene il mio turno, la mia curiosità, mista a un pizzico di beffarda
superiorità, mi spinge a domandare: "E per me? Non c'è niente gratis?"
La
proprietaria mi guarda, e per un istante i suoi occhi esuberanti si fanno profondi,
quasi tristi. Sorride, ma è un sorriso diverso rispetto a quello riservato agli
altri clienti. "No" risponde, con una calma inaspettata. "Per
lei non c'è niente gratis".
"Ah,
peccato" dico. "Me ne farò una ragione".
Lei
scuote di nuovo il capo. "No, perché ciò che servirebbe a lei non si trova in nessun negozio".
Non
comprendo. Scrollo le spalle, ordino la mia spesa e pago. Non mi ero sbagliato.
Quella donna è proprio un po' matta.


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