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sabato 11 luglio 2026

LA SPESA SOSPESA

Il trasferimento in questo piccolo paese è stato per me un passo obbligato, necessario per la ristrutturazione di una delle aziende che sto gestendo. Sono un uomo d'affari, freddo e disincantato, abituato al ritmo implacabile e impersonale della metropoli, e adesso mi ritrovo immerso in una dimensione che mi appare fuori dal tempo.

In città, l'atto di fare la spesa era per me il culmine dell'efficienza. Un supermercato vasto, asettico, dove potevi muoverti per corridoi silenziosi, prendere ciò che ti serviva, pagare alla cassa automatica e andartene senza incrociare uno sguardo o scambiare una parola. Un sistema perfetto, privo di fastidiosi contatti umani.

Qui, invece, l'unico negozio di alimentari è un microcosmo caotico, gestito da una donna che è l'opposto esatto di tutto ciò che apprezzo. Esuberante, loquace, con una risata che risuona tra gli scaffali stipati e che sembra amare ogni singolo cliente come se fosse un parente stretto.

Io non amo parlare. Preferisco osservare, analizzare. E ciò che vedo in questo negozio un po' mi sconcerta. La proprietaria, una donna sulla cinquantina dai capelli ricci e ribelli, porta avanti i suoi affari commerciali in una maniera che definirei, nel migliore dei casi, stravagante. Ogni volta che la guardo, il mio cinismo di uomo d'affari mi induce a pensare: se io mi comportassi allo stesso modo fallirei nel giro di un mese.

L'altro giorno, ad esempio, ero lì in attesa del mio turno. Entra un anziano signore che indossa una specie di tuta blu, quasi una divisa da lavoro consunta. Un pezzente, ho pensato con quel distacco che mi è naturale. Il vecchio rimane per alcuni minuti vicino alla cesta del pane, pensieroso, la mano che si libra indecisa. Alla fine, sceglie una minuscola pagnotta. Poi si avvia al banco.

La proprietaria, invece di prendere i soldi, scuote il capo con aria grave. "Signor Vanni" dice. "Prenda altro pane, molto di più, perché oggi lei è fortunato. Oggi il pane è gratis per chi è vestito di blu".

L'uomo all'inizio pare sorpreso, quasi incredulo, poi, forse abituato alle eccentricità della donna, fa come gli è detto, e riempie il sacchetto con un sorriso timido.

Ero sconcertato. Una "promozione estemporanea" basata sul colore dei vestiti? Non avevo mai visto niente di simile. Un metodo di marketing casuale, totalmente non replicabile. Io non avevo certo bisogno di pane gratis, eppure non ho potuto fare a meno di dare un'occhiata al mio abito: era grigio...

Il giorno dopo accade un altro fatto, se possibile, ancora più strano. Ero in fila e la proprietaria sta servendo una donna ancora giovane, vestita in maniera molto modesta. Con lei ci sono quelli che devono essere i suoi figli. Ben quattro! Quattro bocche da sfamare, un fardello economico evidente nella sua postura stanca.

La proprietaria, tutta sorridente, batte le mani con entusiasmo. Dice alla cliente che è proprio fortunata: primo perché i suoi figli sono bellissimi, e secondo perché l'agente di commercio, annuncia con un tono da gran cerimoniere, a scopo promozionale ha lasciato dei pacchi di biscotti da distribuire gratis ai clienti. Quattro pacchi per te, uno per ogni meraviglia!" E li porge alla donna, che ringrazia felice, e stringe i pacchi come fossero tesori.

Io so bene che quel genere di promozione non esiste. Nessun fornitore farebbe una cosa del genere. Ragiono tra me, con la freddezza di un analista finanziario, e decido che la proprietaria del negozio è semplicemente un po' matta. Andando avanti in quel modo, regalando merce a caso, chiuderà presto. Non si può esercitare quel mestiere, nessun mestiere, con una tale inefficienza. È un insulto alla logica del profitto.

Quando finalmente viene il mio turno, la mia curiosità, mista a un pizzico di beffarda superiorità, mi spinge a domandare: "E per me? Non c'è niente gratis?"

La proprietaria mi guarda, e per un istante i suoi occhi esuberanti si fanno profondi, quasi tristi. Sorride, ma è un sorriso diverso rispetto a quello riservato agli altri clienti. "No" risponde, con una calma inaspettata. "Per lei non c'è niente gratis".

"Ah, peccato" dico. "Me ne farò una ragione".

Lei scuote di nuovo il capo. "No, perché ciò che servirebbe a lei non si trova in nessun negozio".

Non comprendo. Scrollo le spalle, ordino la mia spesa e pago. Non mi ero sbagliato. Quella donna è proprio un po' matta. 

 

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