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giovedì 30 luglio 2026

L'ULTIMO GIRO DI PISTA

Il vecchio campo era sempre lì, incastonato tra i palazzi. La pista di atletica, un tempo rossa e brillante, ora mostrava crepe e macchie di polvere. Ettore vi tornava dopo decenni: non era stato un campionissimo, ma un atleta di buon livello, uno di quelli che avevano avuto l’onore di partecipare alle Olimpiadi. Poi, un infortunio crudele lo aveva costretto a ritirarsi troppo presto, lasciandolo nell’ombra e nel dimenticatoio.

Camminava lentamente lungo il bordo della pista, respirando l’odore di erba umida del prato. Ogni passo era un lontano ricordo: il boato del pubblico, il sudore, la tensione prima dello sparo. Ma ora c’era solo silenzio.

In mezzo alla pista, c'era un ragazzo che correva, tutto solo. Si chiamava Roberto. Era un giovane di talento, una promessa, aveva gambe veloci e cuore giovane, ma il suo volto era contratto, segnato da una fatica che non era solo fisica. Ettore lo osservò: i suoi movimenti erano buoni, ma privi di gioia.

Quando Roberto si fermò, ansimante dopo alcuni scatti, il vecchio si avvicinò. "Bel passo, giovane" disse Ettore con voce calma. Il ragazzo lo guardò, un po’ infastidito. "Chi è lei?" domandò. "Uno che qui ha corso tanti anni fa" rispose Ettore, che poi pronunciò il suo nome.

Roberto spalancò gli occhi. "Oh! Quello delle Olimpiadi? Ho letto di lei, in un libro di atletica. Non avrei mai pensato di poterla incontrare".

Il vecchio sorrise, quasi sorpreso che qualcuno ricordasse ancora il suo nome. "La mia carriera è finita presto. Un infortunio, e poi l'oblio. Tu invece hai ancora tutto davanti".

Roberto abbassò lo sguardo. "Non lo so. I miei genitori non mi capiscono, la mia ragazza mi ha lasciato perché passo troppo tempo qui, e a scuola vado male. Mi sento bloccato".

Ettore lo fissò con dolcezza. "Vedi, ragazzo, correre non è solo vincere. È capire chi sei. Io ho perso molte gare, ma ho imparato che la vita non si misura in medaglie. Si misura in quanto riesci a restare fedele a te stesso".

Il giovane rimase in silenzio, colpito da quelle parole. Non erano consigli tecnici, ma qualcosa di più profondo. Ettore continuò: "Non correre per dimostrare qualcosa agli altri. Corri per ricordarti chi sei. Il resto verrà da solo".

Roberto annuì, con un nuovo lampo negli occhi. "Non so come ringraziarla".

Il vecchio sorrise. "Una maniera ci sarebbe. Accompagnami in un ultimo giro di pista".

Roberto esitò, poi si mise accanto a lui. Partirono piano, quasi camminando, a piccoli passi. Poi aumentarono un po' l'andatura, con cautela. Ettore sentiva le gambe pesanti, ma il cuore leggero. Roberto, al suo fianco, percepiva la solennità di quel momento. Non era una gara, non c’era cronometro. Era un giro per ricordare: il passato di Ettore, il presente di Roberto, e la promessa che la corsa, in fondo, è sempre un dialogo tra generazioni.

Quando arrivarono al traguardo, Ettore si fermò, ansimante ma sereno. "Ecco" disse. "Questo era il mio ultimo giro. Ma tu, ragazzo, ne hai ancora tanti davanti".

Roberto lo guardò con rispetto. "E li correrò anche per lei".

Il vecchio annuì. La pista, sgretolata e silenziosa, sembrava improvvisamente più viva. Pareva tornata rossa e brillante come ai vecchi tempi.

 

 


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