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domenica 5 luglio 2026

OMBRE E NEBBIA (4) - ESTRATTO

Dal racconto: La bestia di Blackwood

 

(...) Appena furono fuori dal villaggio, fecero una macabra scoperta. Sul terreno gelido e intriso di nebbia giaceva il corpo di un uomo, contorto in una posa innaturale, come se fosse stato gettato lì da una forza brutale. La pelle era lacerata in più punti, le ferite profonde correvano lungo le braccia e il petto, ma fu il volto a suscitare il maggiore orrore: la carne era squarciata, gli occhi spalancati in un’espressione di terrore e la bocca deformata in un grido che non aveva mai trovato voce. Il sangue, ormai scuro e rappreso, macchiava le pietre e l’erba intorno, e un odore acre si diffondeva nell’aria, mescolandosi alla nebbia. Nonostante lo stato del cadavere, gli uomini lo riconobbero: era un vagabondo che viveva di elemosina, un’anima dimenticata che abitava in una capanna fatiscente ai margini del villaggio.

Gli uomini si guardarono l’un l’altro con occhi sbarrati e un silenzio pesante calò sul gruppo. Poi, quasi all’unisono, conclusero che fosse stata la bestia, che per la prima volta aveva attaccato un essere umano. Nessun uomo, d'altra parte, avrebbe potuto infliggere simili ferite; nessun coltello o arma avrebbe potuto ridurre un corpo in quello stato. La paura si insinuò nei loro cuori, ma fu proprio quella paura a renderli più determinati. Stringendo i forconi e le torce, serrarono le mascelle e ripresero la caccia con passo più deciso, anche se ogni ombra sembrava minacciarli. Facevano affidamento sullo schioppo di Mr. Hale. Con quello, dicevano, la bestia non avrebbe avuto scampo.

Il giovane, con il fucile stretto tra le mani, percepì il peso delle loro speranze. Ogni sguardo era rivolto nella sua direzione, come se fosse l’unico baluardo tra il villaggio e l’orrore che li perseguitava. E nella nebbia che avvolgeva la campagna, il poliziotto sentì crescere dentro di sé un senso di responsabilità che si mescolava a un terrore silenzioso.

"Perché il barone non si è unito a noi?" domandò a un certo punto.

"Da parecchi giorni nessuno l’ha visto," gli risposero. Hale riferì ciò che gli aveva detto la figlia del barone.

"Gli capita spesso di stare male," commentarono i cacciatori.

Avanzando ancora trovarono alcune pecore morte. Erano state tutte azzannate alla gola e uccise, ma non sbranate come il vagabondo. Parlando con gli uomini, mentre camminavano attraverso la brughiera, Hale scoprì che qualcuno di loro avanzava allarmanti ipotesi sull’identità della bestia. Non lo dicevano chiaramente per non apparire superstiziosi, ma tra le frasi spezzate e i sussurri percepì più volte la parola 'licantropo'. Era pronunciata con esitazione, quasi con vergogna, come se evocarla potesse richiamare davvero l’orrore. Gli uomini si scambiavano occhiate furtive e, ogni volta che la nebbia si faceva più fitta, serravano le mani attorno alle impugnature delle loro armi rudimentali, come se temessero che la creatura potesse emergere da un momento all’altro. Hale, abituato a indagini razionali e a spiegazioni terrene, sentì un brivido corrergli lungo la schiena: non era la parola in sé, ma il modo in cui veniva pronunciata, con un tremito che non lasciava spazio al dubbio.

Un vecchio, dalla schiena curva e il volto scavato dal tempo, imbracciava un forcone arrugginito. Fu lui, con voce roca e spezzata, ad associare quella parola al nome del barone Harrow. 

"Il barone…" mormorò. Poi tacque, come se avesse detto già troppo. 

Hale si avvicinò, deciso a interrogarlo meglio: "Che intendete dire, buon uomo? Perché accostate il nome del barone a quella creatura?". Il vecchio lo fissò con occhi velati, pieni di paura. Le sue labbra tremarono, ma non emise alcun suono. Si chiuse in un ostinato mutismo, serrando la mascella e stringendo l'attrezzo con tale forza che le nocche divennero bianche. Gli altri cacciatori distolsero lo sguardo, fingendo di non aver udito. Nessuno voleva parlare apertamente; nessuno voleva dare voce a un sospetto tanto blasfemo. La nebbia si addensò sempre di più attorno a loro e Hale ebbe la sensazione che il silenzio del vecchio fosse più eloquente di qualsiasi parola. (...)

 

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