Da sei
mesi Davide Alberti tradiva sua moglie. Sei mesi di bugie, di cene saltate, di
conversazioni furtive al telefono.
All'inizio, si era convinto di aver trovato un porto sicuro in un'altra donna.
Ma quell'approdo era diventato presto una palude, e la sua amante, che un tempo
era una soave fanciulla, si era trasformata prima in femmina assatanata e poi
in megera lamentosa.
"Passi
troppo poco tempo con me, mi trascuri, non sei più appassionato come
all'inizio..." Gli rinfacciava un giorno sì e l'altro pure. "Prometti
di lasciare tua moglie ma so che non lo farai mai, vi conosco voi uomini!"
Le
sue parole affilate erano una minaccia costante, e la situazione era diventata
insostenibile. Davide doveva porre fine a quel tormento, ma non era così
semplice come chiunque avrebbe potuto pensare. "Lasciala e via,"
sarebbe stato il semplice suggerimento. Lei, tuttavia, in caso di rottura della
relazione, minacciava di raccontare tutto a sua moglie. E lui sapeva che
l'avrebbe fatto.
Davide
si ritrovò solo in casa, la moglie dalla parrucchiera, libero di pensare.
Rifletté a lungo, macinando ogni possibile scenario, e una soluzione, per
quanto bizzarra, prese forma nella sua mente. Se anche sua moglie avesse avuto
un amante, lui avrebbe potuto confessare il suo tradimento, e lei, a sua volta,
il proprio. Pari e patta, un perdono reciproco e la possibilità di
ricominciare. E l'amante ricattatrice? Disarmata, le sue minacce si sarebbero
sciolte come neve al sole.
Il
problema, ovviamente, era che sua moglie un amante non ce l'aveva. O forse sì?
Un
sospetto insinuante si fece strada nella mente di Davide. In fondo, pensò,
tutte le donne hanno un amante. E alla fine si convinse. Sono soltanto più
astute, non si fanno mai scoprire, rimuginò. Lui, invece, intendeva farlo.
Cominciò
la sua caccia. Frugò nei cassetti della biancheria, negli scomparti
dell'armadio, ma niente. Nulla di strano tra i gioielli che lui le aveva
regalato. Niente nella bigiotteria. Scartò l'idea del diario, lei odiava
scrivere, si stancava pure a fare la lista della spesa. Il telefono, purtroppo,
lo teneva sempre con sé.
Allora
passò alle borse, alle borsette, agli zaini. Sperava di trovare una prova
inconfutabile, come un paio di profilattici dimenticati, per esempio. Ma le sue
mani scivolarono nel vuoto. Era un po' scoraggiato, ma non si arrese. Continuò
la perquisizione, stavolta nelle tasche di tutti i suoi vestiti.
E fu
proprio lì, in fondo alla tasca di un soprabito, che scovò la sua preda. Uno
scontrino. Risaliva a un paio di mesi prima, e riportava la consumazione di due
caffè.
Due!
Davide
sentì il cuore accelerare. Controllò il nome del bar e l'orario. Un locale
lontano dal luogo di lavoro della moglie, e l'ora era nel pieno della giornata
lavorativa.
Non
può essere stata con una collega, hanno il divieto di uscire dalla fabbrica,
ragionò tra sé. La sua teoria si faceva sempre più solida. È uscita in permesso
e ha incontrato l'amante! E ha dimenticato di distruggere la prova!
Soddisfatto,
intascò il pezzo di carta. Ora non doveva far altro che aspettare il ritorno
della moglie.
Non
dovette attendere a lungo. La porta si aprì e lei entrò, vivace e gioviale come
sempre.
"Ciao
Davide," lo salutò con un sorriso.
Lui
non rispose subito, l'espressione seria.
"Che
cosa c'è?" gli chiese lei, accorgendosi del suo umore.
"Vorrei
parlarti di una cosa," rispose lui, la voce tesa.
"Aspetta
che mi tolgo le scarpe," disse lei. "Ho finito un po' prima, sono
passata a prendere i caffè".
"I
caffè?" chiese Davide, interdetto.
Lei
si mise a ridere.
"Sì!
Ho chiesto un caffè lungo, e quel barista imbranato mi ha portato una tazzina
con un dito di liquido. L'ho bevuto lo stesso (un unico sorso!) ma poi gli ho
detto: un altro! Sai, non è la prima volta che mi succede. A me piace che il
caffè sia abbondante!"
Davide
la guardò, la prova schiacciante che teneva in tasca si stava dissolvendo.
"Quando
sei con me non lo fai mai" disse.
"Lo
so, mi vergogno..." ribatté lei, arrossendo appena. "Ehi, ma non
dovevi dirmi qualcosa?" aggiunse la donna, cambiando argomento.
"Nulla
di importante" disse lui cupo. "Anzi, me lo sono addirittura
dimenticato".







