Il
signor Carlo aveva più di settant’anni,
e nessuno avrebbe mai sospettato che dietro il suo aspetto mite e tranquillo di
pensionato si nascondesse un'altra personalità. Fin da ragazzo lui si era
immedesimato nel suo eroe: Tex Willer. Ne aveva letto i fumetti, e continuava a
farlo, ne aveva imparato il linguaggio, cercato di assorbire le qualità del
ranger. Ma al bar del paese, dove ogni pomeriggio si ritrovava con gli amici,
nessuno conosceva davvero questa sua passione. Non ne parlava mai, temeva di
essere preso in giro, preferiva mantenerla segreta.
Quel
giorno, era un festivo, il locale era piuttosto affollato. Il barista serviva
bicchieri di vino e grappini, e Carlo chiacchierava tranquillo con i suoi
compagni di tavolo. All’improvviso, due uomini entrarono barcollando. Forse
ubriachi, forse solo in cerca di guai. Cominciarono a urlare, a urtare le
sedie, a infastidire gli altri avventori.
Gli
amici di Carlo si fecero piccoli, intimoriti. Il barista guardava la scena
senza sapere che cosa fare.
Uno
dei due balordi si avvicinò al tavolo di Carlo e sbatté il pugno sul legno.
"E voi, vecchiacci, che avete da guardare? Perché non mettete mano alla
pensione e ci offrite da bere?" E giù risate sguaiate.
Tutti
zitti, fino a quando Carlo si alzò lentamente, tra lo stupore generale. La sua
voce, di solito pacata, si fece all'improvviso ferma e dura. "Amico,
ascoltami bene" disse. "Te la stai prendendo con la persona sbagliata.
E la gente che sta in questo posto non vuole essere disturbata. Vuole bere in pace".
Il tipaccio rise ancora di più, sostenuto dal compare a fianco. "E tu chi
saresti, vecchio? Lo sceriffo?"
Gli
amici di Carlo erano terrorizzati. Nei loro occhi si leggeva la paura. Quei
tipi, così alterati, potevano essere pericolosi.
Carlo
invece fissò entrambi negli occhi, con lo sguardo che aveva imparato da Tex.
"Sono uno che non ama i prepotenti. E ti consiglio di abbassare la cresta
prima che qualcuno ti faccia assaggiare il pavimento".
A
quel punto il silenzio calò nel locale. Persino il barista smise di respirare.
Perché Carlo, di solito persona mite e ragionevole, li stava provocando?
L’altro tizio, quello che non aveva ancora parlato, tirò fuori un coltello.
"Vediamo se hai ancora voglia di muovere la lingua, nonno".
Carlo
non esitò. Con un pugno secco colpì il primo sul mento, facendolo crollare
sulla sedia, che andò a pezzi. Poi, con un calcio ben assestato, disarmò il
secondo, il coltello volò via e l'energumeno finì a terra. In pochi istanti, i
due erano fuori combattimento, mentre tutto intorno c'erano sedie rovesciate,
bicchieri infranti, e un silenzio incredulo.
Gli
amici di Carlo lo guardavano sbalorditi. Non lo riconoscevano più. "Ma…
Carlo… tu…" balbettò uno di loro, senza riuscire a continuare.
Il pensionato
settantenne si passò una mano tra i capelli radi, respirò profondamente e, con
un mezzo sorriso, si voltò verso il bancone. "Barista" disse con voce
tonante. "Da bere per tutti!"
Un
applauso spontaneo scoppiò nel locale. Nessuno avrebbe mai dimenticato quel
giorno in cui il vecchio Carlo, sempre calmo e bonario, si era trasformato in
Tex Willer.





