Il
sole era ancora alto, ma aveva già una morbidezza diversa, quella che annuncia
la sera. L'aria era piena del profumo di erba tagliata. Lorenzo mi aveva
invitata a fare una passeggiata tra i prati che separavano le case di campagna
dei nostri genitori. Quella proposta, tuttavia, mi aveva gettato in uno stato
di agitazione inaspettato. Non era la prima volta che eravamo soli, ma oggi
sentivo che, tra noi, c'era qualcosa di diverso.
Camminavamo
fianco a fianco, ma le nostre spalle quasi non si sfioravano. C'era un silenzio
carico, rotto solo dal fruscio delle nostre scarpe sull'erba secca. Provavo a
pensare a qualcosa da dire, a una battuta, a una domanda banale, qualsiasi cosa
che potesse allentare quella tensione che sentivo stringermi la gola. Anche lui
sembrava nervoso. I suoi occhi, di solito così vivaci, erano fissi davanti a
sé.
Il
sole adesso calava sempre più, dipingendo il cielo di arancione e rosa. L'aria stava
diventando più fresca, e un brivido leggero mi percorse la schiena. Sapevamo di
avere poco tempo prima che le nostre famiglie ci richiamassero per cena, e ogni
minuto che passava senza che accadesse nulla aumentava la mia inquietudine. E
quel senso di colpa, assurdo, irrazionale, per quel bacio con Davide.
Era
stato durante un pomeriggio di studio. Questione di un attimo. Le nostre labbra
si erano sfiorate per un secondo, quasi per sbaglio. Una cosa da nulla, eppure
nella mia testa di adolescente ingenua quell'episodio era diventato un peso.
Che cosa avrebbe pensato Lorenzo, se lo avesse saputo? Era un pensiero
ridicolo, ma mi tormentava.
Eravamo
quasi arrivati a metà cammino, la stradina sterrata che serpeggiava tra gli
alberi ci riportava verso casa. La preoccupazione mi stava consumando. Sentivo
il suo sguardo su di me a tratti, ma quando provavo a ricambiarlo, lui lo
distoglieva. Ero sicura che anche lui provasse la stessa cosa, quella voglia di
avvicinarsi, di superare quella barriera invisibile che ci teneva a distanza.
Poi,
all'improvviso, Lorenzo si fermò. Si voltò verso di me, i suoi occhi grandi e
scuri si fissarono nei miei. Non disse una parola. Il mio cuore iniziò a
battere all'impazzata. Quegli occhi, così sinceri, esprimevano tutto.
Un'ondata
di emozioni contrastanti mi travolse: l'eccitazione, la timidezza, la ritrosia.
E poi c'era la paura dei miei genitori, così severi, così attenti a ogni mio
movimento. Ma in quel momento, mentre lui continuava a guardarmi con
un'intensità che non avevo mai provato, tutto svanì. Chiusi gli occhi, un atto
quasi istintivo, e le mie labbra si posarono con delicatezza sulle sue.
Fu
un contatto morbido, quasi un sospiro. Un attimo in cui il mondo si fermò. Non
ci fu fuoco d'artificio o drammaticità, soltanto dolcezza, un fremito leggero
che si propagò in tutto il mio corpo. Quando ci separammo, per pochi
millimetri, riaprii gli occhi. Il tramonto tingeva ancora il cielo, ma ora era
come se tutto fosse più luminoso. Lorenzo mi guardò, e sul suo viso lessi la
stessa incredulità, la stessa meraviglia che sentivo io.
Non
dicemmo nulla. La cena era vicina, ma in quel momento non importava. L'unica
cosa che entrambi desideravamo era tornare a casa, non per mangiare, ma per
rivivere in solitudine, ognuno per sé, l'eco di quello che io avrei considerato
il mio primo, vero bacio.





