Esiste un momento preciso, nel crepuscolo che avvolge le brughiere del
Devon o tra i vicoli fuligginosi di Whitechapel, in cui la realtà sembra
sfaldarsi. È in quell'istante di incertezza, dove la lanterna a gas vacilla e
il fischio del treno pare un lamento umano, che abita il Gotico.
Questa raccolta nasce dal desiderio di tornare a quei luoghi, non solo
geografici ma dell'anima, dove il razionalismo scientifico della fine
dell'Ottocento si scontra in maniera brutale con l'ancestrale terrore
dell'ignoto.
Il racconto gotico non è semplicemente una storia di paura; è la bellezza
dello smarrimento. Sebbene le sue radici affondino nel Settecento con Il
castello di Otranto di Horace Walpole, è nel XIX secolo che il genere trova
la sua forma perfetta, evolvendo dal "gotico dei castelli" a quello,
ancora più intimo e inquietante, della mente e della metropoli.
Gli elementi fondamentali che ritroverete in queste pagine sono i pilastri
di un’architettura del brivido.
Il Sublime, innanzitutto. Quella sensazione di sgomento e ammirazione di fronte a una natura
selvaggia e indifferente.
Il Passato che non muore e che
ritorna. Segreti sepolti, maledizioni ereditarie e fantasmi
che chiedono giustizia.
L'Ambiente che diventa protagonista. La brughiera desolata e la nebbia londinese non sono semplici sfondi, ma
entità vive che soffocano e nascondono.
Infine il Doppio. La lotta
interna tra la facciata rispettabile della società vittoriana e gli impulsi
oscuri che agitano l'animo umano.
Scrivere di gotico oggi significa dialogare, in umiltà, con i giganti che
hanno tracciato il sentiero. Non si può attraversare la Londra di fine secolo
senza sentire l'eco dei passi di Mary
Shelley, che con il suo Frankenstein ha dato corpo all'ambizione
scientifica trasformatasi in incubo.
Non si può ignorare la lezione di Sheridan
Le Fanu e delle sue atmosfere sospese, o la potenza di Bram Stoker, che ha reso il vampiro
l'archetipo definitivo della minaccia esterna (e interna). E ancora, il genio
di Robert Louis Stevenson, che
con Lo strano caso di Dr. Jekyll e Mr. Hyde ha sventrato l'ipocrisia
dell'epoca, mostrandoci che il mostro non vive "altrove", ma allo
specchio.
Ci si potrebbe chiedere che senso abbia, in un’epoca completamente dominata
dalla tecnologia e dalla trasparenza digitale, tornare a rifugiarsi tra le
ombre e la nebbia di un secolo ormai lontano.
La risposta risiede nella natura stessa della nostra paura. Il Gotico ha
ancora senso perché è il genere del
"non detto". In un mondo che pretende di spiegare tutto,
abbiamo bisogno di storie che ci ricordino che esistono angoli della psiche e
della realtà che restano inaccessibili. La Londra di fine Ottocento, con le sue
profonde diseguaglianze, il suo fervore industriale e il suo lato oscuro, è lo
specchio perfetto per le nostre ansie moderne: l'alienazione, il timore del
diverso e la fragilità delle nostre certezze.
Leggere questi racconti significa accettare un invito: quello di spegnere
la luce della ragione per qualche istante e lasciarsi guidare dal battito
accelerato del cuore. Perché, in fondo, non siamo mai usciti davvero dalla
brughiera.
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