L’ennesima
estate con caldo record trascina con sé un copione ormai noto e drammatico:
asfalto rovente, temperature ben oltre le medie stagionali e un senso diffuso
di oppressione fisica. Il riscaldamento globale, guidato dall'accumulo
inesorabile di gas serra e dalla progressiva rottura degli equilibri eco-sistemici,
non è più un'ipotesi astratta da convegno scientifico o un timore proiettato
verso un futuro lontano. È il dato materiale, visibile e soffocante con cui
dobbiamo fare i conti ogni singolo giorno.
Eppure,
a fronte della palese urgenza dei fatti, il dibattito pubblico e politico
continua a impantanarsi nelle solite, snervanti contrapposizioni ideologiche.
Da una parte sopravvive il fronte dei negazionisti puri: una fascia
quantitativamente in calo, ma estremamente rumorosa e dotata di un enorme peso
politico, capace di influenzare le decisioni globali grazie alla guida di
figure di primo piano come Donald Trump, che continuano a liquidare il collasso
climatico come una bufala o un complotto per frenare la crescita economica.
Subito accanto si posiziona la vasta galassia degli scettici
"moderati", coloro che concedono l'esistenza del problema ma ne
ridimensionano la gravità, ripetendo il mantra paralizzante secondo cui
"non c'è poi tutta questa fretta" e che le transizioni ecologiche
rischiano di danneggiare l'economia se affrontate con troppa foga. Infine, c'è
la maggioranza silenziosa dei cittadini: persone pienamente consapevoli della
catastrofe in corso che tuttavia, smarrite di fronte alla portata monumentale
dell'emergenza, finiscono per arrendersi a un senso di impotenza, non sapendo
concretamente cosa fare nel proprio quotidiano per invertire la rotta,
supponendo che ciò sia ancora possibile.
In
questo scenario di disorientamento generale, la politica si distingue ancora
una volta per la sua assenza. L'attuale governo latita, preferendo impiegare il
proprio tempo in sterile propaganda o nel puntare l'indice contro le
opposizioni. In risposta alle critiche sulla gestione del caldo e della crisi
ambientale, si ricorre spesso alla battuta banale per cui "il caldo
torrido non dipende certo dal governo". Un'ovvietà disarmante, che però
elude scientificamente il vero nodo della questione: se è vero che un esecutivo
non controlla il meteo, è altrettanto vero che ha il dovere politico e morale
di attuare misure strutturali per mitigare il disagio, se non l'autentica
sofferenza, a cui la popolazione è esposta durante le frequenti ondate di
calore.
L'aspetto
più crudele del cambiamento climatico è proprio questo: la sua capacità di
agire come un gigantesco amplificatore delle disuguaglianze sociali. Il caldo
estremo non colpisce tutti allo stesso modo e la possibilità di proteggersi da
esso è strettamente legata al reddito. Chi possiede risorse economiche abbondanti
sopravvive senza problemi all'interno di abitazioni efficienti, dotate di
impianti di condizionamento di ultima generazione, ed è in grado di assorbire
senza drammi il cospicuo rincaro delle bollette energetiche. Chi invece vive in
condizioni di fragilità o al limite del bilancio familiare non può permettersi
i condizionatori, né tantomeno i costi del loro utilizzo continuativo,
trovandosi costretto a soffrire in case-forno e ad arrangiarsi come può. Il
clima, con le sue distorsioni, diventa così l'ennesima linea di frattura tra
chi ha i mezzi per mettersi al riparo e chi viene abbandonato a se stesso.
È
proprio su questo piano che un governo responsabile dovrebbe intervenire con
decisione: istituire sussidi per il caro-energia rivolti alle fasce deboli,
investire in piani di condizionamento per gli ambienti pubblici e la sanità,
creare spazi di ristoro termico nelle città e ripensare l'urbanistica per
ridurre le "isole di calore" nei quartieri popolari.
Invece,
nulla di tutto ciò figura nell'agenda istituzionale. La protezione delle
persone più vulnerabili di fronte alle emergenze climatiche viene
sistematicamente rimandata, lasciata in fondo alla lista delle priorità per
fare spazio alle solite manovre di palazzo: d'altronde, la discussione sulla nuova
legge elettorale e la conservazione del potere sono questioni ben più
importanti che garantire un riparo dal caldo a chi non ha mezzi per difendersi...







