Il sole del pomeriggio filtra attraverso le griglie a rombi della mia
casetta. È per tutti l'ora della siesta, il momento in cui i padroni si raggomitolano
per il loro riposo.
Mi chiamano Aldo. Un nome
semplice, facile da abbaiare, assegnato non appena sono stato giudicato
abbastanza grande da stare in piedi senza inciampare. La mia vita è scandita
dal ritmo rassicurante delle passeggiate (sempre legato), dell'ora del cibo e,
soprattutto, dalle complesse, indecifrabili, ma sempre corrette richieste dei padroni, i Cani.
I Cani sono l'apice dell'evoluzione. I loro musi sono calcolatori, i loro
occhi profondi e penetranti, capaci di comprendere la fisica quantistica e le
intricate dinamiche sociali con un singolo colpo d'occhio. Il loro linguaggio è
un misto di latrati complessi, ringhi modulati e sibili che, una volta tradotti
dall'apparecchio sonoro attaccato al loro collare (per la nostra comodità),
rivelano filosofie e strategie che la nostra mente umana, semplice e incline a formulare
pensieri inutili, non può
nemmeno cominciare a cogliere.
Il mio padrone principale è Grugno. Un bulldog inglese, tarchiato, con una
mandibola imponente e una saggezza che si manifesta in borbottii e sbuffi
profondi. Sono il suo umano da compagnia,
quello che gli massaggia la pancia e che risponde pronto al suo richiamo.
Sono steso sulla mia brandina, una coperta pulita e ruvida che odora
vagamente di disinfettante. Il mio cuore, però, non è tranquillo come il mio
stomaco sazio. Batte un ritmo frenetico, come un piccolo tamburo di pelle tesa,
mentre i miei occhi sono fissi sull'angolo della stanza, dove Grugno ha lasciato
l'oggetto incriminato.
Si tratta di un piccolo, luccicante kit
chirurgico in acciaio inox, posizionato con deliberata noncuranza accanto
al sacco del mio cibo e a una scatola di snack
al gusto di formaggio marca Premium, la mia ricompensa preferita.
L'ho visto solo due ore fa, quando Grugno ha avuto una lunga e confidenziale
conversazione con la mia padrona, e sua compagna, un elegante levriero di nome
Ombra (che cosa ci trova in uno come Grugno?). Hanno parlato a lungo. Termini
per me oscuri per la maggior parte: protocollo
di stabilità, gestione
della coda genetica, prevenzione
della disfunzione sociale. E così via.
Ma, tra le altre, una parola, semplice, orribile, risuona così forte che
sembra far vibrare le mie ossa: "Castrazione".
Non capisco tutto, ma capisco quanto basta. I Cani, nella loro infinita
saggezza, hanno stabilito che gli umani domestici, una volta raggiunta una
certa maturità (la mia, a quanto pare), devono essere "stabilizzati".
È per la nostra stessa salute, abbaiano. Ci rende più calmi, meno inclini a
comportamenti selvatici o, peggio ancora, a tentativi sconsiderati di... riproduzione senza supervisione.
Il panico mi stringe la gola come un collare troppo stretto. Non è il
timore del dolore fisico, quella è solo una fitta che passerà, ma la paura
della mutilazione dell'identità,
la cancellazione di quella piccola, sciocca, irrazionale scintilla di maschio selvatico che, nonostante
tutti gli anni di addestramento, ancora si nasconde nel profondo del mio
cervello primitivo.
Domani, la ricompensa, lo snack al
gusto di formaggio marca Premium, sarà il segnale inequivocabile. Non lo
danno mai se non prima di una procedura importante.
Mi alzo lentamente, camminando in punta di piedi fino alla grata della
casetta. Guardo fuori, oltre il vasto giardino recintato. L'aria è pulita, il
cielo di un blu profondo.
So cosa sto pensando, e mi odio per l'inutile stupidità. Fuggire?
Per andare dove? La natura selvaggia
è piena di feroci randagi
(umani non addestrati), condannati a una vita di ricerca del cibo e a morte
precoce. Non ho abilità, non ho intelligenza, non ho zanne. Sono programmato
per le comodità della sottomissione.
E poi, l'idea di dispiacere a Grugno, di vederlo scuotere il testone con
delusione per la mia malvagia
ingratitudine, mi fa tremare.
Torno alla mia brandina. Mi raggomitolo in posizione fetale, come mi hanno
insegnato: un segnale di sottomissione e quiete.
L'operazione non è una punizione; è semplicemente una manutenzione necessaria, come un
taglio delle unghie o una spazzolatura ai capelli. I Cani non provano malizia.
Agiscono per l'ordine, per la pace, per la suprema stabilità. Sono troppo intelligenti per l'emozione
inutile.
Tuttavia, sono triste. Un piccolo lamento sfugge dalle mie labbra, subito
soffocato dal palmo della mano. Un suono sciocco, primitivo.
Chiudo gli occhi. Sento il piccolo rumore del respiro costante di Grugno
provenire dalla stanza accanto. È un suono confortante, un promemoria che il
mondo è sorvegliato, che sono al sicuro, che non dovrò mai pensare troppo.
Domani, sarò un Aldo migliore. Più tranquillo. Più obbediente. Più...
stabile.






