(Quindici canzoni che mi hanno fatto amare la musica pop/rock)
The Smiths sono stati la voce definitiva dell'indie rock britannico degli anni '80.
In soli cinque anni di attività (1982-1987), hanno riscritto le regole del pop,
prendendo le distanze dai sintetizzatori dell'epoca per rifugiarsi in un suono
chitarristico scintillante e testi imbevuti di alienazione, ironia e
romanticismo disperato.
Il gruppo si basava principalmente sulla convivenza (spesso non facile) tra due geni.
Paul Morrissey, paroliere e
cantante, celebre per il suo stile vocale e per i testi che mescolavano
depressione, citazioni letterarie e una tagliente ironia.
Johnny Marr, chitarrista e
compositore, capace di creare trame armoniche complesse e arpeggi cristallini
che sono diventati lo standard dell'indie-pop.
A completare il gruppo c'erano Andy Rourke (basso) e Mike Joyce (batteria).
The Smiths hanno pubblicato quattro album in studio che rimangono pietre miliari
della musica dell'epoca, e non solo.
Still Ill è un brano contenuto nell'album di debutto (The Smiths, il titolo) e rappresenta un concentrato
puro dell'estetica della band britannica.
Il pezzo si apre con un'armonica a bocca malinconica di Morrissey, seguita
subito dopo dal riff serrato e funk-rock di Marr. Il basso di Rourke è pulsante
e melodico, e crea un contrasto dinamico con la voce quasi lamentosa ma decisa
di Morrissey. Non c'è mai un momento di stasi; il brano corre frenetico verso
una conclusione aperta.
Nel testo, Morrissey esplora il disagio esistenziale e il senso di
inadeguatezza verso la società britannica dell'epoca. La frase d'apertura è diventata leggendaria: "I
decree today that life is simply taking and not giving, England is mine and it
owes me a living." (Decreto oggi che la vita è
semplicemente prendere e non dare, l'Inghilterra è mia e mi deve da vivere).
Si tratta di un miscuglio di arroganza giovanile e disperazione adulta,
dove il corpo e la mente sembrano non essere mai in sintonia con il mondo
esterno.
Still Ill è importante perché ha dato voce a una generazione
che non si riconosceva nel materialismo degli anni '80. È l'inno di chi si
sente "malato" (ill) in un mondo che invece finge che tutto vada
bene. Un vero e proprio manifesto dell'alienazione giovanile.
Si toccano inoltre temi di identità sessuale e personale con una
sottigliezza rara per l'epoca. La domanda "Does the body rule the mind, or does the mind rule the
body? I dunno..."( È il corpo che
governa la mente o la mente che governa il corpo? Non lo so...) solleva
interrogativi filosofici profondi.
Il brano, sul piano musicale, stabilisce il canone dell'indie rock:
chitarre pulite ma aggressive, ritmi asciutti e una voce che non cerca di
essere "bella" nel senso tradizionale, ma autentica.






