Non avrei mai pensato che Elena potesse farmi una cosa simile. Non si
trattava di un tradimento, almeno non nel senso fisico e carnale che tutti
immaginano. Insomma, non c'era di mezzo un altro uomo. C’era, invece, un
silenzio durato due anni, costruito su una bugia che ha divorato le fondamenta
di quello che eravamo.
Tutto è iniziato con i debiti che suo fratello aveva accumulato. Elena, per
aiutarlo, aveva prosciugato il nostro conto cointestato, quello destinato alla
caparra per la casa che sognavamo. Aveva falsificato firme, nascosto lettere
della banca, mentito ogni singola sera guardandomi negli occhi mentre
progettavamo il colore delle pareti della nostra futura camera da letto.
Quando l'ho scoperto, non è stato il denaro perduto a farmi male. È stato
realizzare che la donna con cui dormivo era un’estranea capace di recitare una
parte per settecento giorni di fila.
Quel giorno, l'appartamento sembrava di colpo troppo piccolo. L'aria era
densa, quasi irrespirabile.
"Perché, Elena?" le chiesi. La mia voce era un sussurro.
Lei mi guardò con gli occhi gonfi, le mani che tremavano in maniera
convulsa.
"Intendevo sistemare tutto prima che tu te ne accorgessi. Pensavo di
poter rimediare. Volevo proteggerti dallo stress, dalla delusione per il
comportamento di mio fratello..."
"Proteggermi?" scattai, e il dolore mi bruciò la gola. "Mi
hai tolto il diritto di scegliere. Mi hai trattato come un estraneo. Mi hai
guardato sorridere davanti ai cataloghi dei mobili sapendo che quei soldi non
esistevano più. Come hai fatto a baciarmi ogni sera con questo peso nel cuore
senza dire nulla?"
Iniziò a singhiozzare, cercando di prendermi la mano.
"L’ho fatto per noi, per non farti soffrire".
Mi ritrassi come se il suo tocco scottasse.
"Non si ama qualcuno togliendogli la terra sotto i piedi, Elena".
Abbiamo provato. Eccome, se abbiamo provato. Abbiamo intrapreso una
terapia, abbiamo parlato fino all'alba, giorno dopo giorno. Lei ha fatto di
tutto: era presente, premurosa, trasparente fino all'ossessione. Mi mostrava
ogni scontrino, ogni messaggio, cercava di anticipare ogni mio dubbio.
Ma il problema non era quello che faceva lei. Era quello che succedeva
dentro di me.
Una sera, eravamo a cena. Era tutto perfetto. Lei mi sorrideva e, per un istante,
mi sembrò di vedere la "vecchia" Elena. Poi, un pensiero mi
attraversò la mente: E se fosse un'altra recita? Se fosse solo un'altra
versione della sua capacità di nascondere le cose?
Il cibo mi diventò cenere in bocca. Mi resi conto che non stavo più amando
lei; stavo amando il ricordo di chi pensavo che fosse.
L'ultima sera fu la più silenziosa. Ormai non c'erano più discussioni, solo
una stanchezza infinita che mi schiacciava il petto. Stavo chiudendo la
valigia.
"Non puoi farlo davvero," disse lei dalla soglia della camera. La
sua voce era piatta, priva di speranza. "Mi sono pentita in ogni modo
possibile. Ho fatto tutto quello che mi hai chiesto".
Mi fermai, fissando un punto vuoto sul muro.
"Lo so, Elena. Ed è questo che mi uccide. Tu hai fatto tutto bene
dopo, ma io non sono più quello di prima. Ogni volta che mi dici 'fidati di
me', io sento un rumore di vetri rotti nel cervello".
"Passerà," sussurrò lei, avvicinandosi. "Il tempo guarisce,
no?"
Mi girai a guardarla. Il dolore nel suo sguardo era speculare al mio, una
sofferenza pura che mi straziava.
"No. Il tempo copre, ma non guarisce se l'osso è cresciuto storto. Non
riesco più a guardarti senza cercare la bugia. Non riesco a sentire il tuo
amore senza sentire il peso del tuo silenzio. Ti perdono per quello che hai
fatto, ma non riesco a perdonare me stesso per aver perso la capacità di
crederti".
"Ti prego," disse lei, e quella parola si spezzò a metà. "Non
lasciarmi in questo vuoto".
"Io ci sono già, nel vuoto. Ci sono da quando ho capito che la nostra
vita era costruita sulla sabbia. Restare qui sarebbe solo un tormento per
entrambi. Mi dispiace... mi dispiace così tanto".
Uscii di casa mentre i suoi singhiozzi si trasformavano in lamenti
soffocati dietro la porta chiusa. Camminai verso la macchina sotto una pioggia
sottile, sentendo il cuore pesante come piombo.




