La
sveglia suonò alle sei e quarantacinque, come ogni mattina. Fuori, la città era
avvolta da una nebbia lattiginosa che filtrava appena tra le persiane. Marco si
alzò con la solita lentezza, ancora intorpidito dal sonno. La casa era
silenziosa, il parquet freddo sotto i piedi nudi. Si trascinò in bagno, accese
la luce e si avvicinò allo specchio.
Si
bloccò.
Sul
suo volto, nitidi e scuri, c’erano dei baffi. Non una peluria incerta, ma baffi
veri, folti, curati. Rimase immobile, il cuore accelerato. Non aveva mai
portato i baffi. Mai. Si chinò, si toccò il viso. Erano reali. La pelle sotto
era ruvida, il pelo denso. Si lavò il viso, sperando che fosse
un’allucinazione, ma i baffi restavano lì, come fossero scolpiti.
Turbato
e confuso, comunque si vestì. Scelse un maglione grigio che non indossava da
tempo. Uscì di casa con il passo incerto, il cielo era ancora opaco, le strade
umide di sottile pioggia notturna. Arrivato in ufficio, si sedette alla sua
scrivania, cercando di comportarsi come sempre, ma ogni sguardo dei colleghi lo
faceva sobbalzare. Possibile che nessuno facesse commenti?
A
metà mattina, si avvicinò a Chiara, la collega con la quale aveva più
confidenza. "Non noti in me nulla di particolare?" chiese, cercando
di mantenere la voce ferma.
Lei
lo guardò, sorrise. "Sì, il maglione che hai oggi è bellissimo. Ti sta
proprio bene".
Marco
annuì, ma dentro sentiva un vortice. Non disse nulla dei baffi. Appena poté, si
rifugiò nel bagno dell’ufficio. Le luci al neon tremolavano, il pavimento
rifletteva un pallore metallico. Si avvicinò allo specchio.
Ora
aveva anche la barba. Una barba scura, che gli copriva il mento e le guance. Si
toccò il volto, tremando. Era lì. Reale. Si chiuse in un cubicolo, seduto sulla
tazza con la testa tra le mani. Il tempo sembrava sospeso. Sentiva il brusio
oltre la porta, ma era come se fosse in un altro mondo.
Chiara,
non vedendolo tornare, dopo un po' lo andò a cercare. Bussò. "Marco? Tutto
bene?"
Lui
uscì, cercando di sorridere. "Sì, solo un po’ di mal di testa". Lei lo
squadrò. "Hai esagerato con i bagordi ieri sera, eh?" Della barba non
disse nulla.
Marco
tornò in ufficio, si sedette alla scrivania, ma non riusciva a concentrarsi.
Ogni volta che si muoveva, sentiva il peso della barba, la presenza dei baffi.
Alla fine, si alzò. "Non mi sento bene. Vado a casa".
Uscì
quasi di corsa. Le strade erano affollate, il cielo si era schiarito ma lui si
sentiva soffocare. Ogni volto che incrociava sembrava fissarlo. Si fermò
davanti a una vetrina. Il riflesso gli restituì un’immagine che non
riconosceva: capelli grigi, ricci, lunghi. Lui li aveva sempre avuti lisci e
scuri.
Si
voltò di scatto, come se potesse fuggire da sé stesso. Arrivato a casa, chiuse
la porta a chiave, abbassò tutte le tapparelle. Il silenzio era totale. Si precipitò
in bagno.
Lo
specchio mostrava il suo volto di sempre. Niente baffi. Niente barba. Capelli
corti, lisci, scuri. Si appoggiò al lavandino, sudato, tremante. "È lo
stress" mormorò. "Solo stress. Suggestione. Stanchezza".
Prese
una pillola per dormire, si infilò sotto le coperte. Il letto era freddo, ma
rassicurante. "Domani starò meglio" pensò. "Domani sarà di nuovo
tutto normale".
Appoggiò
la testa sul cuscino. Una strana sensazione lo colpì. Ruvida. Densa. Si toccò
il volto.
Una
barba foltissima gli copriva la pelle.




