Il ronzio
nelle orecchie è un fischio continuo, eco sorda di una notte passata tra casse
da tremila watt, luci stroboscopiche e un cocktail micidiale di alcol e
pasticche ingoiate come caramelle. L'abitacolo dell'auto profuma di sudore e
fumo.
Ottavio
guida fisso verso la striscia d'asfalto, con gli occhi arrossati. Al suo
fianco, Max penzola con la testa contro il finestrino. Dietro, Mirella è stesa
sul sedile posteriore, gli occhi semichiusi e il respiro pesante di chi è a un
passo dal crollare.
D'un
tratto l'auto sterza a destra, e abbandona la carreggiata principale.
«Ehi,»
dice Max, riaprendo gli occhi a fatica. «Perché passi di qui?»
L'auto
s'inoltra in una strada di campagna, completamente buia, inghiottita dalle
ombre della notte.
«È
una scorciatoia,» risponde Ottavio stringendo il volante. «Venivo da queste
parti quando ero bambino. Con mio nonno.»
«Allora
però non eri ubriaco,» ribatte l'amico, facendosi sfuggire una risata
impastata.
La
stradina sterrata si fa sempre più stretta, un imbuto di terra e sassi. Le
fronde scure dei cespugli ai lati toccano le fiancate dell'auto con un stridio
metallico e sinistro. Poi, un singhiozzo del motore. L'auto sussulta e scompare
ogni vibrazione.
«Che
succede?» dice Max, voltandosi verso il guidatore. «Perché ti sei fermato?»
«Merda!
Non mi sono fermato! Si è spenta!» impreca Ottavio. Gira la chiave una, due,
tre volte. Il motorino d'avviamento gratta a vuoto, poi il silenzio. «La pompa
della benzina! Merda! Mio padre me l'aveva detto che la macchina aveva dei
problemi, ma io l'ho voluta prendere lo stesso!»
«Sei
un cretino,» dice Max, prima di esplodere in una risata sgangherata. Ottavio lo
guarda per un secondo e si unisce a lui. L'MDMA e l'alcol ancora in circolo
trasformano il panico in un'ilarità senza senso.
Sul
sedile posteriore, un corpo si muove. Mirella si sveglia, mettendosi a sedere a
fatica. «Che succede?»
«Succede
che siamo bloccati in mezzo al bosco,» dice Max, continuando a ridere a
crepapelle.
«Qual
è il problema?» dice Mirella sbadigliando. «Ce ne torniamo a piedi, così
smaltiamo la sbornia.»
«Sei
pazza? Saranno almeno cinque chilometri!» scatta Ottavio, che odia camminare
anche solo per fare cento metri.
«In
ogni caso,» interviene Max, smettendo di colpo di ridere e irrigidendosi, «non ci
conviene uscire dall'auto.» Indica fuori dal finestrino, puntando il dito verso
il buio fitto.
Tra
la vegetazione si intravedono le sagome scure ed enormi di una decina di bestie.
«Cinghiali!»
esclama Mirella, appiccicando il viso al vetro. «Che belli!»
«Belli
una sega!» sbotta Max. «Quelli ti sbranano!»
Ottavio
aziona i fari per un attimo. La luce taglia la tenebra e la visione appare ai
ragazzi semplicemente mostruosa: quegli animali hanno l'aria feroce, gli occhi
rossi riflettono la luce con una brama innaturale. Quasi... affamata! Ottavio
spegne subito i fari, rituffando l'auto nel buio.
«Chiamiamo
i soccorsi,» dice Ottavio con un filo di voce.
«Per
i cinghiali?» chiede Max, interdetto.
«Ma
no! Per l'auto in panne!»
«Siete
pazzi?» interviene Mirella, colpita da un barlume di lucidità. «Vuoi che ci
trovino in questo stato? Impasticcati e ubriachi?»
Ottavio
si passa una mano sulla faccia. «Mirella ha ragione. Ci conviene aspettare. Ci
facciamo una bella dormita, smaltiamo tutto e poi chiamiamo i soccorsi. Nel
frattempo anche questi stronzi se ne saranno andati.»
«Va
bene,» concede Max, lasciandosi cadere contro lo schienale. Poi si blocca.
«Ottavio?»
«Uh?»
«Hai
ancora un po' di quella roba?»
«Merda!
Abbiamo appena detto che dobbiamo smaltire e tu ti vuoi di nuovo sballare?»
«No,
volevo dirti di buttarla. Non si sa mai.»
«Max
ha ragione,» concorda Mirella dal retro.
Ottavio
sbuffa. Quelle pasticche, in verità, non le ha pagate tanto, ma gli dispiace
comunque sbarazzarsene. Alla fine annuisce. Fruga nella tasca stretta dei jeans
e recupera un pugno di compresse sciolte. Gli altri due lo guardano un po'
inorriditi: ma come, si chiedono in silenzio, non le ha neppure avvolte in un
pezzo di carta? Ottavio abbassa di un dito il finestrino e le lancia con forza all'esterno,
il più lontano possibile tra le erbacce, prima di sigillare di nuovo
l'abitacolo.
«Proviamo
a dormire,» dice poi, chiudendo gli occhi.
Fuori,
il gruppo di cinghiali, che sembra farsi ancora più folto, continua ad
assediare l'automobile. Girano attorno al metallo, annusando il terreno
sterrato. Ogni tanto si sente qualche grugnito profondo, una vibrazione che fa
sobbalzare i tre ragazzi per lo spavento. Poi, piano piano, la fatica della
notte prende il sopravvento e si addormentano tutti.
Passano
una ventina di minuti. All'improvviso, i ragazzi vengono svegliati di
soprassalto.
BOOM!
Un
grosso tonfo scuote l'intera carrozzeria. Sul cofano della macchina si è
abbattuta una mole imponente: un cinghiale enorme vi è balzato sopra, piegando
il metallo.
«Merda!»
urla Ottavio, terrorizzato. «Che vuol fare?»
Max,
d'istinto, si lancia oltre i sedili e si schianta nel retro dell'auto, quasi
addosso a Mirella, che rimane muta per lo stupore e la paura.
Dall'alto
del cofano, il cinghiale abbassa la testa irsuta e inizia a dare testate
violentissime contro il vetro frontale. CRACK! Prima una ragnatela di
crepe, poi un'altra.
«Lo
vuole sfondare!» grida Ottavio, rannicchiandosi sul sedile.
«Ma
i cinghiali non sono così aggressivi...» sussurra Mirella con un filo di voce
che trema.
I
colpi sul vetro si succedono sempre più forti, ritmici, devastanti. La bestia
ha la bava alla bocca, le pupille dilatate al massimo, mossa da una frenesia
innaturale ed incontrollabile.
«I
cinghiali normali no,» riesce a dire Max, sgranando gli occhi nel buio, «ma
quelli in pieno sballo...»
Un
ultimo, tremendo colpo risuona nell'abitacolo e il parabrezza va in mille
pezzi.







