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martedì 28 luglio 2026

INCRESPATURE

Se ne era accorta già da bambina, durante l’ora di ginnastica, in quella palestra che sapeva di gomma e di sudore. Guardando le gambe delle altre compagne, aveva notato una differenza. Prima non ci aveva mai fatto caso più di tanto; non aveva mai avuto la possibilità di un vero confronto, perciò aveva sempre considerato la propria pelle come l'unica pelle possibile. Normale, come il ritmo di un orologio a muro.

Quel giorno, invece, notò che la guardavano. Le sue piccole compagne fissavano il retro della sua coscia destra, vicino alla piega del ginocchio, e la parte alta del polpaccio. La guardavano in silenzio, finché una bambina di nome Dora le si avvicinò. "Che cosa ti sei fatto?" chiese Dora. Lei non seppe cosa rispondere. Rimase ferma e muta, un personaggio di un film a cui hanno tagliato l'audio.

Quando tornò a casa, lo disse a sua madre. La donna si abbassò alla sua altezza, le prese le mani e le spiegò che quella cosa non era niente. L'aveva sempre avuta. "Ogni persona è diversa dalle altre," le disse.

Era una spiegazione ragionevole, e lei si sentì abbastanza convinta. Eppure, da quel momento, accadde qualcosa di irreversibile. Non riusciva più a distogliere lo sguardo dalla propria gamba. Quando i genitori non c'erano, toccava quelle increspature della pelle che la accompagnavano dalla nascita. Sembravano mappe di un territorio che non riusciva più a comprendere.

Non parlò più dell'argomento con i genitori, ma pretese di non indossare più i calzoncini per la ginnastica. Voleva una tuta lunga. Sua madre comprese e l'accontentò. Una volta coperta l'imperfezione, le compagne smisero di fare domande.

Crescendo, le gonne sparirono dal suo armadio. Solo una volta ne indossò una molto lunga, per una particolare occasione (una serata elegante!) che ormai faticava quasi a ricordare. Mentre le sue amiche facevano a gara a mostrare gambe abbronzate e lisce, lei restava chiusa nei suoi pantaloni, come un segreto ben custodito.

Il vero problema arrivò con il primo ragazzo. Come dirglielo? Non trovò le parole. Quando il loro rapporto divenne più intimo, lei lo lasciò. Dall'oggi al domani, senza una spiegazione. Sparì e basta. Per molti anni non frequentò più nessuno. Quel difetto era diventato come un muro alto e liscio, impossibile da affrontare.

Poi incontrò un gran bravo ragazzo. Se ne innamorò e, sentendosi al sicuro, trovò il coraggio di rivelare il suo segreto. Lui non fece una piega. "Amo tutto di te," le disse. "Anzi, questo piccolo difetto ti rende ancora più speciale". Lei fu felice per un po'. Sembrava che l'incantesimo si fosse rotto. Ma una sera, dopo aver fatto l'amore, mentre erano nudi sotto le coperte, lui le chiese con una noncuranza che le fece male: "Hai mai pensato di fare una plastica?" Il suo dito scorreva proprio quelle increspature. Dopo poco tempo, dopo avere riflettuto bene, lei lo lasciò.

Seguì un periodo di crisi, che durò parecchio, poi incontrò un uomo più anziano. Era divorziato e premuroso. Sembrava che a lui non importasse nulla di quella sua imperfezione. Anzi, accarezzava e baciava quella pelle irregolare con una sorta di strana devozione. Eppure, dopo qualche mese, lui la lasciò per una ventenne dal corpo statuario e la pelle levigata.

Smise di cercare. Era convinta di suscitare repulsione. Forse era la pelle, o forse era qualcos'altro. Chissà qual era la vera ragione della sua solitudine. Non lo sapeva lei, e non c'è motivo per cui dovremmo saperlo noi.

Ora era anziana. Le increspature non erano più un pensiero fisso. Che senso avrebbe avuto? Seduta in veranda, guardava le proprie gambe. Le imperfezioni originarie si erano mescolate a quelle nuove, portate dal tempo. Erano diventate un'unica trama complessa e indistinguibile.

A volte la vita è così: si passa così tanto tempo a preoccuparsi di un graffio sul disco, che non ci si accorge che la musica, nel frattempo, è ormai finita.

 

 

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