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martedì 17 dicembre 2024

COLPA DI NERINA

Non avrebbe mai dovuto pronunciare quei pesanti apprezzamenti nei confronti di sua moglie Nerina. Né avrebbe mai dovuto consentire ai suoi amici di fare altrettanto. Qualcuno di loro, quasi di sicuro, aveva pure allungato le mani. Non ne era del tutto certo soltanto perché, di quella serata, non si ricordava quasi nulla. Quei mascalzoni dei suoi amici, a furia di bere, gli avevano prosciugato la cantina. E lui non era stato da meno.

Eppure Nerina, come suo solito, era stata gentile.

"Invita a cena i tuoi amici, cucinerò volentieri per loro" aveva detto qualche giorno prima.

I suoi amici, tuttavia, non erano persone normali. Innanzitutto, nessuno di loro era sposato, e le donne erano abituati a vederle solo in fotografia. Lui lo sapeva, e ne avrebbe dovuto tenere conto. Invece aveva sottovalutato la questione, si era convinto di essere in grado di gestire la situazione. Purtroppo, complice il vino, non c'era riuscito.

Nerina, durante tutta la serata, era apparsa terrorizzata. Lo era stata fin dall'inizio, appena aveva conosciuto quella masnada di disperati. Fino a quel momento non li aveva mai visti, per ovvi motivi non erano stati invitati al matrimonio, anche se ne aveva sentito parlare spesso. Aveva comunque servito la cena, stando sempre sulle sue, senza mai parlare. A un certo punto, però, non ce l'aveva più fatta. Quando è troppo è troppo. Aveva lanciato un ultimo sguardo disperato, nella speranza che lui finalmente intervenisse, che ponesse un freno a una condizione che si stava aggravando. Quando si era resa conto che lui non aveva nessuna intenzione di farlo, ma anzi stava dando sostegno ai sodali, era scappata. Dapprima in cortile, poi si era rifugiata dalla vicina di casa. Loro si erano messi tutti a ridere, divertiti, e avevano proseguito la baldoria.

"È troppo giovane per te, e poi arriva dal Sud" gli aveva detto suo padre. Forse aveva ragione. Nerina aveva vent'anni meno di lui, era una bella donna, ed era analfabeta. Fino a quel momento era stata una brava moglie, ubbidiente, precisa nell'assolvere le faccende domestiche.

È vero, forse aveva esagerato, non avrebbe dovuto trattarla in quel modo davanti ai suoi amici, consentire certe eccessive libertà, ma era proprio necessario che lei lo denunciasse? Consigliata da chissà chi, invece lo aveva fatto. Lui si era trovato nei guai.

"Te l'avevo detto, quelle portano sventura" aveva sentenziato suo padre, guardandolo con disprezzo.

In ogni caso, non tutto il male viene per nuocere. Ora si trovava in prigione da qualche mese, ne avrebbe dovuti scontare ancora un'altra manciata. Per sua fortuna era stato incarcerato, visto il reato  lieve, nella prigione della piccola cittadina in cui viveva. Con lui c'erano, in tutto, altri cinque detenuti. Si passava la giornata dormendo, mangiando e fumando. Sempre meglio che lavorare in quella bastarda fabbrica di coloranti chimici. Nerina non veniva mai a fargli visita. Una volta alla settimana telefonava e gli chiedeva se stava bene. Ottenuta risposta metteva giù. Lui le prime volte aveva cercato di convincerla a ritirare la denuncia, poi aveva rinunciato, lei faceva finta di non capire. In fondo, al gabbio non si stava così male, e comunque prima o dopo sarebbe uscito. La vita comoda sarebbe finita, ma lui avrebbe avuto la soddisfazione di mettere le mani su quella sgualdrina traditrice.   

 

mercoledì 11 dicembre 2024

NUOVO ROMANZO - PREFAZIONE

Di seguito, la prefazione (a cura dell'editore) al mio nuovo romanzo Un tempo ormai lontano.

Prefazione:

Cari lettori, aprite questo libro e preparatevi a intraprendere un viaggio emozionante nel tempo, un'immersione nel passato che vi porterà a riflettere sul presente e, forse, a guardare al futuro con occhi nuovi.

"Un tempo ormai lontano" non è semplicemente la storia di un atleta, il "Campione", e del suo declino, ma una riflessione più ampia sul tempo che scorre inesorabile, sui ricordi che ci tormentano e sulle occasioni perdute che segnano le nostre vite.

Attraverso le parole del narratore, giornalista alle prese con un articolo che diventa ben presto un'ossessione, esplorerete temi universali come l'amicizia, l'amore, il rimpianto, la nostalgia, il peso del passato e la fragilità della memoria. Incontrerete personaggi come Geo, il vecchio allenatore di atletica; Tina, la contestatrice che ha rinunciato ai suoi ideali giovanili, ha trovato rifugio in una sperduta valle di montagna ed è tormentata dal rimorso per non aver salvato Giovanna dalla tossicodipendenza; Antonella, il primo amore del narratore, che rivela un segreto a lungo custodito; Maria Rosa, la "profuga" che porta il peso di un'infanzia segnata dall'esodo; e Pietro, il rivale del Campione, tormentato dai rimpianti e dalla rabbia. Ognuno di loro contribuirà a comporre il mosaico complesso e sfaccettato della vita del Campione, ma anche a illuminare gli angoli più nascosti dell'animo del narratore.

Come giornalista, il narratore sceglie di raccontare la storia del Campione con un approccio apparentemente distaccato e oggettivo. Tuttavia, ben presto il suo coinvolgimento emotivo diventa evidente, il confine tra cronaca e memoria personale si fa sempre più labile. "In questo modo ti fai soltanto del male" gli dice l'amico Giulio, ma il narratore non può fare a meno di "compiangersi" per le occasioni mancate e il tempo perduto. La sua è una prospettiva unica, intima e sincera, che vi permetterà di identificarvi con le sue emozioni e di riflettere sulle vostre esperienze personali.

Questo libro vuole trasmettervi un messaggio di speranza e di consapevolezza. Il passato, con i suoi dolori e i suoi rimpianti, è parte integrante di noi, ma non deve paralizzarci. Come le "due corde di violino", le gambe secche del Campione, anche le nostre fragilità possono trasformarsi in punti di forza. "Il nostro spazio e il nostro tempo si stanno riducendo, si accorciano sempre di più", ma sta a noi decidere come vivere il tempo che ci rimane, come dare un senso alle nostre esistenze.

"Un tempo ormai lontano" vi inviterà a confrontarvi con i vostri ricordi, a fare pace con il vostro passato e a guardare al futuro con maggiore consapevolezza e serenità.

Spero che la lettura di questo libro vi lasci un segno profondo, un'emozione duratura e la voglia di dare un nuovo significato al vostro "tempo ormai lontano".


Il libro è reperibile, in formato cartaceo e digitale, su Amazonnei principali store online (Mondadori, Feltrinelli, IBS, Hoepli, ecc..e presso il sito dell'editore Youcanprint.

 

martedì 10 dicembre 2024

KKK


Tre persone stanno conversando all'ingresso di un pub.

Altri due, uno barbuto e l'altro calvo, li stanno osservando nascosti in un'automobile parcheggiata poco distante.

"Qual è il nostro uomo?" domanda il calvo.

"Ma sei scemo? Quello nero, naturalmente!"

"È lui quello che ha mancato di rispetto a tua moglie?"

"Certo. Soltanto loro si comportano così!"

"E adesso che facciamo?" domanda ancora il calvo.

"Ci mettiamo comodi e aspettiamo. Il muso di carbone dovrebbe smontare a mezzanotte" risponde il barbuto.

"Fa il lavapiatti?"

"Macché! Il cuoco, addirittura. Chissà dove andremo a finire..."

Trascorrono un paio d'ore.

"Prepariamoci" dice il barbuto. "Tira fuori i cappucci" aggiunge.

L'altro gli porge un sacchetto di carta.

"E questo che cosa sarebbe?"

"Cappucci non ne ho trovati" dice il calvo.

"Ma questi sono sacchetti dei biscotti" si lamenta il barbuto.

"Buona idea, vero?"

Il compare impreca.

"Cazzo! Sacchetti di carta! Proprio come nel film".

"Quale film?"

"Lascia stare" dice il barbuto.

"Sai, è stata dura mangiare tutti i biscotti. Erano tanti".

"Non eri costretto a mangiarli" dice l'altro.

"Mi spiace sprecare il cibo. Adesso però ho un po' di nausea" dice il calvo.

"Sei un cretino. I fori per gli occhi li hai fatti?"

"Certo".

"Guarda che cosa mi sono portato" dice il barbuto, mostrando una grossa catena. "E tu?"

"L'ho preso in prestito da mio zio" risponde l'altro, sfilando dalla cintola un martello da carrozziere.

"Ottimo. Per dare una bella pestata a quel bastardo nero andrà benissimo".

La porta del pub si apre.

"Sta uscendo!" dice il barbuto, e si infila in testa il rudimentale cappuccio. Il complice fa la stessa cosa.

"Merda! Potevi almeno togliere la farina..." aggiunge il primo, trattenendo a stento uno starnuto.  L'altro alza le spalle. I due scendono dall'automobile e si dirigono di corsa verso l'uomo uscito dal locale.

Dopo pochi minuti sono di ritorno e risalgono sulla vettura. Partono sgommando. Dopo un breve tragitto si arrestano in un vicolo.

"Porca puttana!" esclama il barbuto. "Quello mi stava strozzando!" L'uomo ha ancora la catena, la sua catena, avvolta intorno al collo.

"In qualche modo io me la sono cavata" dice il socio.

"Non direi..."

"Eh?"

"Che cos'è quella protuberanza in mezzo alla fronte?"

L'altro si tocca.

"Porca troia! Mi è spuntato un corno!" esclama tastando l'enorme bernoccolo. "E quel dannato mi ha pure fottuto il martello. Che dirò a mio zio?"

"Hai fatto i buchi per gli occhi troppo in basso!" accusa il barbuto. "Non ci vedevo un cazzo! Proprio come nel film..."

"Quale film?"

"Lascia stare".

"Però qualche botta l'abbiamo data" dice il calvo, un po' mortificato.

"L'unica l'hai data a me" dice il barbuto, massaggiandosi una spalla.

"Toglimi una curiosità" dice ancora il calvo. "Che cosa aveva fatto quel pezzo d'ebano a tua moglie?"

"Eh? L'aveva salutata..."


giovedì 5 dicembre 2024

NUOVO ROMANZO - DESCRIZIONE


 Presento il mio nuovo romanzo: Un tempo ormai lontano.

Descrizione:

Un incontro casuale riaccende la memoria del narratore, riportandolo indietro nel tempo, ai giorni spensierati della scuola, dello sport e delle prime passioni. Attraverso una serie di incontri e conversazioni con vecchi amici e conoscenti, si ricompone il puzzle della vita di un ex compagno di classe, il Campione, un tempo promessa dell’atletica, ora figura enigmatica e quasi dimenticata. Ma ogni ricordo porta con sé un’ombra di rimpianto e la consapevolezza del tempo perduto, delle occasioni mancate e delle strade non prese. Un romanzo delicato e introspettivo, un viaggio nella memoria alla ricerca di ciò che siamo stati e di ciò che avremmo potuto essere, sullo sfondo di una piccola città di provincia e del profumo inebriante dei tigli in  fiore.

Una storia che parla a chiunque abbia mai guardato indietro, chiedendosi che ne è stato dei propri sogni.

Un tempo ormai lontano non è semplicemente la storia di un atleta, il Campione, e del suo declino, ma una riflessione più ampia sul tempo che scorre inesorabile, sui ricordi che ci tormentano e sulle occasioni perdute che segnano le nostre vite.

Un viaggio emozionante nel tempo, tra le luci e le ombre della giovinezza, un'immersione nel passato che porterà a riflettere sul presente e, forse, a guardare al futuro con occhi nuovi.

Questo libro vuole trasmettere un messaggio di speranza e di consapevolezza. Il passato, con i suoi dolori e i suoi rimpianti, è parte integrante di noi, ma non deve paralizzare. Le fragilità possono trasformarsi in punti di forza.

Sta a noi decidere come vivere il tempo che ci rimane, come dare un senso alle nostre esistenze.

Un tempo ormai lontano è un invito a confrontarsi con i ricordi, a fare pace con il tempo trascorso e a guardare al futuro con maggiore consapevolezza e serenità.

 

Per chi fosse interessato, il libro è reperibile, in formato cartaceo e digitale, su Amazon, nei principali store online (Mondadori, Feltrinelli, IBS, Hoepli, ecc..) e presso il sito dell'editore Youcanprint.

 

martedì 3 dicembre 2024

DUE BANDIERE (EL ALAMEIN)

 

Lui c'era quando Tobruk era stata ripresa. Era stato un momento di gioia, anche se non tutti lo avevano compreso subito. Un soldato di fanteria, lui era un soldato della Divisione Ariete, quasi mai si rende conto del teatro delle operazioni nel quale opera. Attende, avanza, arretra, combatte, vive, muore. Tutto il resto è soltanto confusione, sudore, sabbia, polvere, boati, urla.

La soddisfazione, tuttavia, è durata poco. Le armate sono di nuovo impantanate nel deserto, nei pressi di questo avamposto chiamato El Alamein. L'avanzata verso il mare è bloccata. Le linee di rifornimento sono molto lunghe, troppo, molto più brevi quelle del nemico, al quale stanno affluendo rinforzi di mezzi e truppe.

È passato tanto tempo da quando ha lasciato i suoi cari. La madre, i fratelli e la sorella. Da quando ha dovuto abbandonare la stalla con le sue vacche, i suoi campi coltivati, la vigna.

Di cartoline precetto, allora, ne erano arrivate ben due. Una per lui e una per il suo mulo. Abili e arruolati entrambi. Lui era stato destinato ai deserti del Nord Africa, mentre l'amato quadrupede chissà dove... Forse, proprio in quello stesso momento, stava arrancando sotto la neve nell'infinita steppa sovietica. Oppure era stato divorato dagli alpini stremati e affamati.

L'altro giorno lo ha visto. Era proprio lui, la Volpe del Deserto. Il generale Rommel ha passato in rassegna prima le truppe tedesche e poi, un contentino non si nega a nessuno, anche quelle italiane. Lui era in prima fila, e ha potuto incrociare lo sguardo con quello del comandante tedesco. Gli è sembrato che gli occhi di ghiaccio del generale lo scrutassero e gli dicessero: "Bravo soldato". Non è mistero che, in merito agli alleati, Rommel nutra grande ammirazione per le semplici truppe e apprezzi gli appartenenti ai ranghi intermedi, mentre considera scheiße (merda) gli alti ufficiali italiani.

I giorni passano e non accade nulla. Prima o dopo arriverà l'ordine di attaccare. Oppure saranno i nemici a farlo, chissà se lui e i suoi compagni riusciranno a resistere oppure se saranno ricacciati indietro. Nel frattempo attendono, fumano e fanno cuocere le uova sui cofani incandescenti degli automezzi. Sono tutti bruciati dal sole, e sono stanchi. Lui non ha più paura. Spera di morire senza soffrire oppure di tornare a casa, tanto di vittoria non parla più nessuno. Teme soltanto di essere preso prigioniero. Di essere mandato in Australia, in Nuova Zelanda o addirittura in India. Troppo lontano dal suo minuscolo paese ai piedi della montagna. Ne morirebbe.

Lui ancora non lo sa, ma sarà davvero imprigionato, non in qualche luogo remoto ma in terra d'Albione. Riuscirà a sopravvivere a tutto, ma la sua vita risulterà comunque segnata. I suoi occhi buoni conserveranno per sempre un'espressione triste.

Non è possibile dimenticare il deserto.


martedì 26 novembre 2024

LE DUE SORELLE


Ci appostavamo sempre all'interno della casa abbandonata. Quei ruderi erano pericolosi, i pavimenti erano sconnessi e ricoperti di frammenti di vetro, tuttavia un paio di finestre si aprivano sulla strada sterrata che conduceva alla cascina. Era il posto ideale per osservare le sorelle senza essere visti.

Michela e Donata erano da poco venute ad abitare nella borgata. Il loro padre era un ferroviere, il suo lavoro comportava frequenti trasferimenti di sede. In famiglia c'era anche un altro figlio, più piccolo rispetto alle ragazze. Quel moccioso non ci interessava.

Io e il mio amico Marco ci eravamo innamorati subito delle sorelle. Loro erano un po' più grandi di noi. Michela aveva un anno in più, Donata due.

Ogni giorno, alle cinque in punto, ben nascosti, aspettavamo il passaggio delle sorelle. Andavano alla cascina a prendere il latte. Non capitava mai che mancasse una delle due. O erano presenti entrambe oppure, con nostra grande delusione, quella commissione quotidiana era svolta dalla madre.

Marco aveva scelto Michela, io Donata, non dopo qualche discussione.

Le due sorelle erano, tra loro, completamente diverse. Michela era bruna. Aveva lunghi e folti capelli neri, lunghi fin sulle spalle, la figura formosa. Donata invece era più chiara di carnagione, i capelli quasi biondi portati abbastanza corti, il naso più affilato rispetto alla sorella, e la corporatura più snella.

Quel pomeriggio, era estate, le vedemmo arrivare puntuali. Indossavano entrambe un abito a fiori, di colori diversi, leggero e corto. Ammirammo le loro gambe, più tornite quelle di Michela, affusolate quelle di Donata, scurite dal sole. Le lasciammo sfilare, contemplando con entusiasmo le loro sinuose figure viste da dietro. Osservai Marco: era a bocca spalancata. Io pure.

"Quando tornano indietro dobbiamo fare qualcosa" disse il mio amico.

"Che cosa?" domandai, un po' sorpreso. Fino a quel momento non avevamo mai parlato di agire.

"Non lo so, potremmo spaventarle" disse.

"In che modo?" chiesi.

"Facendo rumore, senza però farci vedere".

"Sei matto? E se si prendono paura sul serio? Se fanno cadere il latte?"

Marco si strinse nelle spalle e non disse più nulla. Toccava a me fare una proposta.

"Potremmo uscire prima del loro ritorno e fingere di incontrarle per caso" dissi.

"No!" esclamò Marco. "Non sono in ordine. Ho i pantaloni impolverati" aggiunse. Sembrava terrorizzato.

"Potremmo dire loro qualcosa" dissi.

"Intendi davvero parlare con loro?" chiese il mio amico.

"Ci possiamo provare" dissi.

"Per dire che cosa?"

"Non lo so" risposi.

"E se lo facessimo domani? Così ci viene in mente qualcosa da dire" disse Marco.

"Hai ragione. Lo faremo domani" risposi, sollevato.

"Adesso però mettiamoci giù e stiamo zitti. Michela e Donata stanno tornando" disse Marco, che aveva ripreso colore.


martedì 19 novembre 2024

ROSSANA

"E questa Rossana chi sarebbe?" domanda mia madre.

"Si tratta di una compagna di scuola. Anzi, di banco" rispondo.

Sempre così, quando si tratta di ragazze mia madre diventa sospettosa, indagatrice. Sembra quasi sia gelosa.

"E perché devi andare a casa sua?"

"Te l'ho detto, per aiutarla. Ha delle difficoltà in matematica".

"Abita troppo lontano".

"Ma no, prenderò il treno. Quaranta minuti o poco più" dico.

"Questa storia non mi piace" dice ancora mia madre.

"Ciao mamma". 

Rossana l'ho conosciuta due mesi fa quando, il primo giorno di scuola del secondo anno delle superiori, è venuta a sedersi accanto a me, allo stesso banco. In classe è nuova, perché è stata bocciata e ripete l'anno. Non è molto alta, ha dei bei capelli, e in testa porta sempre una bandana.

Quando scendo dal treno sono quasi le tre del pomeriggio. Mi avvio per la via principale di quel piccolo paese di mezza montagna.

Non puoi sbagliare, mi ha detto la mia compagna di classe, è l'unico albergo della via.

I genitori di Rossana gestiscono un albergo, che in questo periodo è chiuso per via di alcuni lavori di ristrutturazione.

Suono il campanello, e subito Rossana si materializza.

"Ciao, grazie per essere venuto" dice. Poi mi fa cenno di seguirla. Saliamo di un piano, quindi ci addentriamo in un lungo e buio corridoio.

"I miei per il momento non ci sono" dice Rossana. "In ogni caso ho pensato che per stare più tranquilli a studiare possiamo utilizzare una camera".

A metà corridoio si ferma e apre una porta.

"Vieni" dice.

La stanza è graziosa. Ha una moquette verde e le pareti rivestite di legno. L'arredo è semplice ed essenziale: letto, comodini, un armadio e una comoda scrivania.

"Ci possiamo sistemare qui" dice Rossana, indicando proprio il tavolo.

La mia compagna indossa una camicia a quadri di stoffa pesante e un paio di pantaloni a vita bassa, a zampa di elefante, che strusciano a terra. Non ha la bandana. È la prima volta che la vedo senza.

"Hai freddo?" domanda Rossana.

"Insomma..." Ci saranno non più di quindici gradi.

"Sai che cosa potremmo fare?" dice. "Metterci sotto le coperte, così non sentiremo freddo".

La proposta mi sconcerta un po'. La guardo.

"Naturalmente ti dovrai togliere le scarpe" dice lei, con un sorriso. Poi scalcia gli zoccoli che indossa, scosta le coperte e si infila nel letto.

"Prendi il libro e gli appunti e sbrigati" mi incita.

Faccio ciò che dice. Quando sono nel letto, seduto, Rossana si avvicina e si posiziona spalla a spalla con me.

"Così riesco a leggere anch'io" dice. "È inutile usare due libri". Sento il suo fiato sul lobo dell'orecchio.

Dopo mezz'ora di studio Rossana inizia ad agitarsi. Muove le gambe.

"Ho caldo, ti spiace se tolgo i pantaloni?" domanda. Ovviamente non aspetta risposta. Ha già deciso di farlo.

Balza fuori dal letto, sbottona e sfila l'indumento in un attimo. Lo lascia a terra. Vedo che indossa dei collant color fumo. Ritorna sotto le coperte.

"Se hai caldo puoi farlo anche tu" dice.

"No, sto bene così. Anzi, forse è meglio che vada" farfuglio. Il gesto di Rossana mi ha turbato.

"Di già?" dice lei, mentre appoggia la sua gamba fasciata di quasi nulla alla mia, e poi esercita una lieve pressione.

Quasi in preda al panico scendo dal letto, infilo le scarpe, arraffo libro e quaderni.

"Ciao Rossana, ci vediamo domani a scuola" dico con voce sempre più incerta, senza voltarmi. Lo faccio per un attimo, prima di oltrepassare la soglia, e scorgo le labbra carnose della mia compagna atteggiate in un sorriso divertito.

Non riesco a trovare subito la via d'uscita. L'albergo è grande e buio, faccio fatica a orientarmi.

Quando finalmente raggiungo l'ingresso principale, sento Rossana che mi chiama. Mi fermo, e subito lei compare. Ha avuto il tempo di svestire i collant, le sue gambe ora sono nude.

"In matematica sei bravo, sul resto puoi migliorare" dice. Poi mima un bacio.