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sabato 5 settembre 2026

L'EVOLUZIONE DEL GESTO

L'atletica leggera è da sempre considerata la pietra angolare di tutto il movimento sportivo. Con i suoi gesti essenziali, correre, saltare, lanciare, sintetizza le capacità motorie fondamentali dell'essere umano, combinando tradizione e costante ricerca della prestazione.

L'atletica moderna nasce e si struttura nella prima metà dell'Ottocento nel Regno Unito, dove vengono codificate le prime regole all'interno dei college inglesi. La sua vera consacrazione su scala globale avviene nel 1896, quando Atene ospita i primi Giochi Olimpici dell'era moderna voluti da Pierre de Coubertin. In quella prima edizione, l'atletica diventa fin da subito il cuore pulsante della manifestazione, restituendo al mondo la continuità ideale con la tradizione dell'antica Grecia.

Oltre al valore agonistico, l'atletica leggera ricopre un ruolo cruciale nello sviluppo fisico e nella formazione dei giovani. Trattandosi di uno sport multidisciplinare e completo, promuove uno sviluppo armonico della muscolatura, della coordinazione e della capacità cardio-respiratoria. Dal punto di vista educativo e caratteriale, insegna la disciplina, la costanza e il rispetto delle proprie capacità e dei propri limiti, abituando i giovani a misurarsi in primo luogo contro il cronometro o il metro, prima ancora che contro un avversario.

L'espressione "regina degli sport" non è un semplice titolo d'onore. L'atletica merita questa definizione perché racchiude i gesti primordiali dell'uomo: la velocità, la resistenza, la forza e la trasmissione dell'impulso. Nessuna disciplina sportiva può prescindere dai principi biomeccanici e atletici sviluppati in questa pratica; qualunque atleta, dal calciatore al tennista, attinge ai metodi di preparazione dell'atletica per migliorare la propria performance.

Nei decenni, il rendimento degli atleti è stato fortemente incrementato da fattori esterni al solo gesto tecnico.

Dalla cenere e dalla terra battuta di piste e pedane si è passati negli anni '60 alle superfici sintetiche come il tartan e i moderni manti poliuretanici e in gomma vulcanizzata, capaci di restituire massima energia elastica ad ogni appoggio.

Si è passati dalle pesanti calzature in pelle con chiodi fissi a scarpe ultraleggere dotate di piastre in fibra di carbonio e schiume ad alto ritorno di energia, affiancate da abbigliamento aerodinamico e traspirante.

Infine, metodologie empiriche hanno lasciato il posto a un approccio più scientifico, con l'analisi biomeccanica dei carichi e lo studio dei dati della fisiologia dello sforzo. A ciò si unisce una nutrizione personalizzata, calibrata sul metabolismo del singolo atleta.

Se i materiali e la preparazione hanno compiuto balzi da gigante, l'evoluzione del gesto tecnico è stata più circoscritta ma ha vissuto alcuni momenti di vera rottura. Le modifiche biomeccaniche più significative della storia dell'atletica si concentrano in tre discipline specifiche.

La ritmica nei 400 metri ostacoli.

Negli anni '50 e '60 la corsa tra gli ostacoli si basava su un numero elevato e spesso irregolare di passi. La vera svolta tecnica è arrivata con l'introduzione di una ritmica programmata e rigorosa (passando da 15 a 14, fino ai 13 passi tra le barriere dei campioni contemporanei), resa possibile dallo sviluppo di una tecnica di scavalcamento fluida con entrambi gli arti (ambidestrismo di attacco).

Anche il getto del peso ha visto una trasformazione radicale della tecnica.

Si è passati dall'approccio più primitivo utilizzato fino agli inizi del Novecento, con scarsa accelerazione dell'attrezzo (da fermo o da lato) alla traslocazione.

Negli anni '50, infatti, Parry O'Brien rivoluziona la specialità partendo di schiena alla pedana e compiendo una scivolata all'indietro, sfruttando tutta la lunghezza della stessa.

Infine si arriva alla rotazione, introdotta negli anni '70. Si tratta  di un movimento rotatorio simile a quello del lancio del disco, che permette di accumulare maggiore velocità angolare e che oggi domina la specialità.

Il salto in alto rappresenta il caso più eclatante di evoluzione biomeccanica.

Il progresso del gesto passa dalla sforbiciata, la prima tecnica intuitiva, con il tronco eretto e il superamento dell'asticella una gamba alla volta, allo stile ventrale, che si diffonde a metà del Novecento, e che consiste nel valicare l'asticella a pancia in giù, avvolgendola con il corpo.

Nel 1968 si arriva a Dick Fosbury, che stravolge la disciplina saltando di schiena. Sfruttando la deformazione e la morbidezza dei nuovi materassini di caduta, questa tecnica permette al centro di gravità dell'atleta di passare al di sotto dell'asticella stessa, diventando lo standard assoluto.

In conclusione, si nota come il gesto atletico in sé, salvo i rari casi di rottura epocale come il salto di Fosbury o la rotazione nel peso, tende a evolversi molto meno rispetto a tutti gli altri aspetti strategici, tecnologici e scientifici. Correre i 100 metri, scagliare un giavellotto o saltare in lungo richiede oggi una biomeccanica di base quasi identica a quella di un secolo fa: l'essenza dell'atletica leggera rimane saldamente ancorata alla natura e alla fisiologia del corpo umano.

 

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