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domenica 6 settembre 2026

LIMBO

Aveva da poco scoperto un nuovo regno, un luogo che non si trovava sulle mappe, ma nella sua stessa mente. Non era un posto di sogni lucidi, coscienti, dove si è consapevoli di sognare e si può manipolare la realtà. Era qualcosa di più sottile, più effimero: il confine tra lo stato vigile e il sonno.

Passava ore a esercitarsi, sdraiato sul divano o sul letto, con la luce soffusa e il silenzio complice della casa. Si trattava di raggiungere un punto preciso e di fermarsi proprio sul bordo, senza cadere nell'oblio del sonno o risvegliarsi del tutto. Era un equilibrio precario, un po' come camminare su una corda tesa, ma la ricompensa era inebriante.

In quel limbo, la sua mente si espandeva. I pensieri si mescolavano in strutture inaspettate, le immagini fluttuavano lievi, e le sensazioni si fondevano in un'unica, deliziosa melodia. Non c'era peso, non c'era tempo, solo un'esistenza pura. Era una specie di droga, una dipendenza dolce e silenziosa, che lo allontanava dalle ansie del mondo. Ogni volta che riusciva a mantenere quella posizione, a rimanere in bilico, una scarica di euforia lo pervadeva, un senso di profonda soddisfazione che nessuna realtà gli aveva mai offerto.

Una sera, mentre si immergeva più a fondo che mai in quel suo stato di coscienza alterata, percepì qualcosa di diverso. Non era un pensiero o un'immagine, ma una presenza. Una voce, flebile all'inizio, poi più chiara. Non riusciva a capire da dove provenisse, anche se il suo timbro non gli era del tutto sconosciuto.

"Sei arrivato" disse la voce. "Il passaggio è aperto, adesso devi decidere che cosa fare".

Non capì subito. In quel limbo, le cose non avevano bisogno di un significato logico. Poi la voce diventò più insistente, quasi a trasformarsi in un richiamo irresistibile. Si sentì tirare, non dal sonno, non dalla veglia, ma da un'altra parte, verso una luce che non era né quella del giorno né quella di un sogno.

Si rese conto, con sgomento, che la stabilità era stata alterata in maniera definitiva. Che aveva attraversato un confine dal quale non era più possibile fare ritorno. Una linea di demarcazione che non stabiliva se si stava da una parte oppure dall'altra, e che superava la condizione di attesa e di incertezza.

Si trattava di qualcosa che non avrebbe mai potuto comprendere. Così come non avrebbe mai potuto decidere che cosa fare, come gli era stato chiesto. Aveva osato troppo, ed era andato al di là delle possibilità della sua mente.

 

 

 

   

 

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