Aveva
da poco scoperto un nuovo regno, un luogo che non si trovava sulle mappe, ma nella
sua stessa mente. Non era un posto di sogni lucidi, coscienti, dove si è
consapevoli di sognare e si può manipolare la realtà. Era qualcosa di più
sottile, più effimero: il confine tra lo stato vigile e il sonno.
Passava
ore a esercitarsi, sdraiato sul divano o sul letto, con la luce soffusa e il
silenzio complice della casa. Si trattava di raggiungere un punto preciso e di
fermarsi proprio sul bordo, senza cadere nell'oblio del sonno o risvegliarsi
del tutto. Era un equilibrio precario, un po' come camminare su una corda tesa,
ma la ricompensa era inebriante.
In
quel limbo, la sua mente si espandeva. I pensieri si mescolavano in strutture
inaspettate, le immagini fluttuavano lievi, e le sensazioni si fondevano in
un'unica, deliziosa melodia. Non c'era peso, non c'era tempo, solo un'esistenza
pura. Era una specie di droga, una dipendenza dolce e silenziosa, che lo
allontanava dalle ansie del mondo. Ogni volta che riusciva a mantenere quella
posizione, a rimanere in bilico, una scarica di euforia lo pervadeva, un senso
di profonda soddisfazione che nessuna realtà gli aveva mai offerto.
Una
sera, mentre si immergeva più a fondo che mai in quel suo stato di coscienza alterata,
percepì qualcosa di diverso. Non era un pensiero o un'immagine, ma una
presenza. Una voce, flebile all'inizio, poi più chiara. Non riusciva a capire
da dove provenisse, anche se il suo timbro non gli era del tutto sconosciuto.
"Sei
arrivato" disse la voce. "Il passaggio è aperto, adesso devi decidere
che cosa fare".
Non
capì subito. In quel limbo, le cose non avevano bisogno di un significato
logico. Poi la voce diventò più insistente, quasi a trasformarsi in un richiamo
irresistibile. Si sentì tirare, non dal sonno, non dalla veglia, ma da un'altra
parte, verso una luce che non era né quella del giorno né quella di un sogno.
Si
rese conto, con sgomento, che la stabilità era stata alterata in maniera
definitiva. Che aveva attraversato un confine dal quale non era più possibile
fare ritorno. Una linea di demarcazione che non stabiliva se si stava da una
parte oppure dall'altra, e che superava la condizione di attesa e di
incertezza.
Si
trattava di qualcosa che non avrebbe mai potuto comprendere. Così come non
avrebbe mai potuto decidere che cosa fare, come gli era stato chiesto. Aveva
osato troppo, ed era andato al di là delle possibilità della sua mente.


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