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sabato 1 agosto 2026

L'ARTE DI STRUMENTALIZZARE

Negli ultimi giorni, le immagini di migliaia di migranti diretti verso Ceuta hanno riempito i notiziari, riportando il tema dei confini europei al centro del dibattito politico. Tuttavia, la narrazione geografica e mediatica di questo evento risulta spesso confusa e richiede di essere chiarita per comprendere a fondo le dinamiche in gioco.

Ceuta non è una città situata sulla penisola iberica, ma un'enclave autonoma spagnola che si trova nel Nord Africa, circondata dal territorio del Marocco. Chi riesce a varcare i suoi confini si trova, giuridicamente e politicamente, in Spagna e di conseguenza nell'Unione Europea; tuttavia, a livello puramente territoriale, i suoi piedi poggiano ancora saldamente sul continente africano.

Un dettaglio cruciale che spesso sfugge nel dibattito pubblico è la rotta seguita dai migranti. Queste persone non attraversano a nuoto l'immenso Stretto di Gibilterra. La loro traversata consiste nell'aggirare la diga frangiflutti che separa il Marocco dal territorio spagnolo, nuotando rasente la costa marocchina per poco più di un chilometro. Nonostante la distanza sia breve, si tratta di una via estremamente infida e pericolosa: le correnti improvvise e lo sfinimento fisico rendono questo tratto di mare una trappola mortale, che purtroppo continua a mietere numerose vittime.

Di fronte alla complessità di questa emergenza umanitaria, la reazione del governo italiano è stata immediata, trasformando la crisi in un'arma di pressione politica. L'esecutivo italiano ha sospeso lo spazio Schengen con la Spagna, innescando immediate tensioni diplomatiche tra Roma e Madrid.

L'obiettivo di questa narrazione è evidente: strumentalizzare la pressione al confine africano per diffamare e sminuire la figura del Primo Ministro spagnolo Pedro Sánchez e le sue politiche migratorie. Il tentativo è quello di dipingere la Spagna come un Paese al collasso, incapace di gestire i propri confini sotto l'attuale guida governativa.

Tuttavia, il tentativo di screditare l'esecutivo iberico si scontra con una realtà macroeconomica in cui le politiche di Sánchez (incluse le riforme sull'immigrazione e sull'integrazione) stanno portando risultati straordinari, surclassando i numeri dell'Italia.

Mentre il governo italiano cerca di esportare i propri modelli in tema di immigrazione, l'economia spagnola viaggia a velocità doppia rispetto alla media europea. Nel 2025, il Prodotto Interno Lordo (PIL) della Spagna ha registrato una crescita eccezionale, trainata anche dagli investimenti e dalla stabilità sociale, attestandosi tra il 2,8% e il 2,9%. Le prospettive rimangono eccellenti anche a lungo termine: per il 2026, il Fondo Monetario Internazionale stima per la Spagna un'ulteriore espansione del 2,3%, confermando il Paese come l'indiscussa locomotiva economica dell'Eurozona.

La crisi di Ceuta rappresenta un dramma umano e una sfida logistica reale, che richiede soluzioni strutturali e non slogan elettorali. Usare la disperazione di chi muore a pochi metri dalla costa per attaccare politicamente l'esecutivo iberico si rivela un'operazione di distrazione di massa. Al di là della propaganda sui confini, infatti, i numeri restituiscono la fotografia di una Spagna economicamente solida e in forte crescita, che sta raccogliendo i frutti di politiche di sviluppo diametralmente opposte a quelle adottate dall'attuale governo italiano.

P. S. Nelle ultime ore, l'emergenza migratoria a Ceuta è praticamente rientrata: quasi tutti i migranti, circa 48.000 sulle decine di migliaia di persone entrate inizialmente, sono già stati rimpatriati in Marocco, con operazioni che hanno proceduto a ritmi serrati.

Questa rapida risoluzione conferma che a monte non c'è stato un flusso migratorio spontaneo, ma un evento orchestrato. Tuttavia, più che a una complessa congiura internazionale che coinvolge potenze come Stati Uniti o Israele, i fatti puntano a una precisa e già nota tattica geopolitica di Rabat. Come evidenziato dagli esperti di relazioni internazionali, si è trattato di un allentamento intenzionale dei controlli da parte delle autorità marocchine, le quali usano ciclicamente la leva migratoria per esercitare pressione sulla Spagna e sul governo di Pedro Sánchez. Dinamiche quasi identiche si erano infatti già verificate durante la crisi del maggio 2021, sempre per tensioni diplomatiche tra Madrid e il Marocco.

Alla luce di questo epilogo, che ha visto la crisi esaurirsi nel giro di 24-48 ore, la reazione del governo italiano appare ancora più sproporzionata. La decisione di sospendere precipitosamente l'accordo di Schengen con la Spagna si è rivelata una mossa puramente propagandistica e a uso elettorale interno. Sarebbe bastato attendere pochissimo tempo per capire che l'emergenza si sarebbe risolta rapidamente grazie agli accordi di rimpatrio. L'essersi lanciati in una forzatura diplomatica così estrema e ostile nei confronti di un partner europeo, per un'emergenza rivelatasi fulminea, rende l'imbarazzo e la pessima figura dell'esecutivo italiano ancora più rimarchevoli.