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martedì 11 novembre 2025

L'ASCIUGAMANO

Il sole picchiava senza pietà sul campo centrale, l'aria era pesante e densa di umidità. La tennista slovacca, tale Maria Mikula, una giocatrice di ottimo livello, si preparava a servire. La ragazza era molto alta, con gambe lunghe e muscolose, spalle quadrate e capelli biondi raccolti in una unica treccia. Si era appena concluso uno scambio molto intenso, il caldo aveva contribuito a renderlo ancora più faticoso.

Uno dei raccattapalle si avvicinò per porgere alla tennista un asciugamano, come era solito fare tra un gioco e l'altro. Uno dei suoi tanti compiti, oltre a quello principale di recuperare le palline. Il ragazzo, un adolescente un po' robusto con i capelli rossi, stava proprio dietro di lei. La ragazza afferrò la salvietta di spugna di scatto, quasi gliela strappò di mano, senza neppure guardarlo in faccia. Quindi si deterse in fretta prima il viso, poi le spalle e la scollatura, e infine passò più volte l'asciugamano sulle cosce abbronzate e lucide di sudore. Quindi restituì l'asciugamano al ragazzo lanciandolo, pronta a riprendere il gioco.

E fu proprio in quel breve istante, mentre la tennista si preparava al servizio, che accadde l'inaspettato. Il raccattapalle, invece di riporre con sollecitudine l'asciugamano, se lo premette sul viso e lo annusò con avidità. Un gesto folle. La regia, pronta a catturare ogni momento cruciale della partita, inquadrò la sorprendente scena. L'immagine del ragazzo con l'asciugamano compresso sul volto fu proiettata sul grande schermo dello stadio e diffusa in tutto il mondo.

Un boato improvviso ruppe il silenzio. Dalle tribune gremite arrivarono risate, applausi, fischi e mormorii di stupore. La tennista avversaria, che aveva visto tutto, a fatica nascose un sorriso malizioso dietro la mano. L'unica a non essersi accorta di nulla era proprio la giocatrice slovacca, che, girata di spalle, non aveva potuto vedere quanto accaduto. La sua espressione era rimasta concentrata, i muscoli tesi in vista dell'imminente ripresa del gioco.

Lo sventurato nonché sciagurato raccattapalle, caduto preda di quell'istinto primordiale, con gli occhi sbarrati e le orecchie in fiamme, fu inquadrato in primo piano, senza alcuna pietà. In quel momento, lui desiderava soltanto sprofondare e scomparire dalla vista di tutti. La giudice di sedia rimase un attimo in silenzio, imbarazzata. A togliere tutti dallo stallo fu proprio la tennista slovacca. Si mise in posizione e, senza alcuna esitazione, scagliò il servizio. La partita era ricominciata.

 

sabato 8 novembre 2025

LETTURE DELLA GIOVINEZZA (2) - "LA CASA A VAPORE" DI JULES VERNE

(Dodici letture dell'adolescenza che hanno fatto nascere l'amore per i libri).

La "Casa a vapore", pubblicato nel 1879, è un romanzo di Jules Verne (1828 - 1905), scrittore che non ha bisogno di presentazione. Si tratta di un'opera meno nota tra quelle dell'autore francese. È il resoconto di un avventuroso itinerario attraverso l’India del nord, da Calcutta fino a Mumbai. Il viaggio è guidato del colonnello britannico Edward Munro, uomo segnato da una profonda perdita: dieci anni prima, sua moglie era scomparsa durante gli scontri sanguinosi nei pressi di Cawnpore. Da allora, Munro ha vissuto nel silenzio del lutto, e questo viaggio rappresenta per lui non solo un'esplorazione geografica, ma anche un tentativo di riconciliazione con il passato.

A bordo della sua straordinaria "casa a vapore", una locomotiva stradale ingegnosamente camuffata da elefante  e che traina due eleganti vagoni abitabili, Munro è accompagnato da un gruppo di amici fidati,  tra i quali spicca l'ingegner Banks, il progettista del bizzarro veicolo.

La spedizione prende il via da Calcutta, e attraversa città cariche di storia e spiritualità. Il viaggio, punteggiato da imprevisti e incontri sorprendenti, conduce il gruppo fino ai piedi dell’Himalaya, dove Munro fa la conoscenza di Mathias Van Guitt, eccentrico naturalista olandese che cattura animali esotici per gli zoo. Tra i suoi servitori c’è Kalagani, un uomo enigmatico e devoto, che in realtà è al servizio di Nana Sahib, il temuto leader della rivolta di dieci anni prima, creduto morto ma tornato nell’ombra, con l’obiettivo di attirare Munro in una trappola mortale.

Nonostante le apparenze, la convivenza tra Van Guitt e la comitiva si svolge in modo pacifico per circa due mesi. Kalagani, sempre cortese e disponibile, non lascia trasparire nulla delle sue vere intenzioni. Catturata l'ultima tigre, la casa a vapore riparte, trainando anche il serraglio dell’olandese, che poi si separa dal gruppo, mentre Kalagani riesce a infiltrarsi nel personale della casa viaggiante.

La carovana viene poi assalita da un’orda di elefanti selvaggi. Costretti a rifugiarsi nel lago Puturia, i viaggiatori perdono uno dei vagoni. Kalagani viene mandato in avanscoperta, ma non fa ritorno. Quando la casa a vapore tenta di sbarcare per cercarlo, viene attaccata da un gruppo di Thug, sicari al servizio dello stesso Kalagani. Munro viene catturato e condotto da Nana Sahib, che lo fa legare alla bocca di un cannone, deciso a giustiziarlo il giorno seguente.

Ma nella notte accade l’impensabile: un servitore riesce a liberare il colonnello e a salvare anche la misteriosa "Fiamma Errante", cioè Lady Munro, la moglie creduta morta, che invece ha vagato per anni nella regione, impazzita e irriconoscibile. L'ingegner Banks, nel frattempo, riesce a ribaltare le sorti dello scontro: fa esplodere il Gigante d’Acciaio, distruggendo i Thug e ponendo fine alla minaccia di Nana Sahib e Kalagani.

La comitiva raggiunge Bombay in treno. Il romanzo si chiude poco dopo, con una visita collettiva al colonnello Munro nella sua residenza di Calcutta, dove Lady Munro, lentamente, comincia a ritrovare sé stessa.

Una storia epica, che intreccia avventura, ingegno, vendetta e redenzione sullo sfondo di un’India affascinante e pericolosa.

Questa narrazione lascia in un adolescente un senso profondo di avventura e scoperta, ma anche una riflessione sulla fragilità delle relazioni umane, sul potere della lealtà e sul conflitto tra civiltà e natura. Attraverso il viaggio del colonnello Munro e dei suoi compagni, il giovane lettore può confrontarsi con temi come la perdita, la memoria, il coraggio e la redenzione, imparando che dietro ogni esplorazione esterna si nasconde sempre un percorso interiore.


giovedì 6 novembre 2025

NUOVO LIBRO (2)

L'amore non è sempre un'isola felice, ma a volte un ponte fragile, o una prigione dorata. Qui lo troverai nelle sue mille manifestazioni: l'amore inatteso che sconvolge una vita ordinata, quello che resiste al tempo e alla distanza, ma anche quello tossico che soffoca, e la nostalgia bruciante per un amore perduto. Le storie che leggerai non offrono risposte facili, ma si interrogano su cosa significhi davvero connettersi a un'altra persona.

Allo stesso modo, la solitudine non è sempre un vuoto da colmare. È il silenzio assordante di una stanza vuota dopo un addio, ma è anche il fertile spazio di un pomeriggio trascorso in compagnia di un libro. È la sensazione di non essere capiti, ma anche la forza che nasce dall'imparare a stare bene con sé stessi. In queste pagine, la solitudine diventa un personaggio a sé stante: a volte un'ombra minacciosa, altre volte una presenza amica.

Le storie narrano incontri e perdite, illusioni e disincanti, passioni travolgenti e relazioni che diventano gabbie. Emergono legami che durano nel tempo, amori che sconvolgono la quotidianità, e nostalgie che non smettono di bruciare.

(Disponibile in formato cartaceo e digitale su Amazon e sulle principali librerie online)


martedì 4 novembre 2025

LA PROF DI ITALIANO

"Non ci credo" dico, ansimando per lo sforzo. La bici scivola sull'asfalto pieno di buche, e la ruota posteriore sobbalza.

"Giuro, l'ho fatto davvero" ribatte Pietro, senza tradire alcun cenno di fatica. Pedala in modo regolare, le gambe muscolose che macinano giri su giri, mentre i suoi occhi brillano, compiaciuti.

Siamo di ritorno dalla palestra, e l'aria fresca del pomeriggio ci asciuga il sudore. Stamattina abbiamo fatto lezione a scuola, come ogni altro giorno, ma ora è solo un lontano ricordo. L’unico pensiero che mi frulla per la testa è il racconto assurdo di Pietro, che mi ha scaricato addosso all'improvviso. Mi ha detto che ieri pomeriggio è stato a casa della professoressa d'italiano. La cosa più incredibile è che non mi ha accennato nulla a scuola.

"Perché non me l'hai detto questa mattina?" domando, cercando di affiancarlo.

"Non volevo che qualcuno sentisse" dice lui, la voce più bassa.

"Inoltre la prof non vuole che si sappia" aggiunge il mio compagno e amico.

"Accidenti!" esclamo. "Lo avevi detto e lo hai fatto!"

In effetti, un paio di settimane fa, durante l'ora di italiano, aveva chiesto direttamente a lei se poteva andare a trovarla a casa. La professoressa aveva risposto: "Certo, vieni pure". Nessuno lo aveva preso sul serio, era stato considerato come un momento goliardico, una delle tante provocazioni di Pietro. Lui, però, lo aveva fatto sul serio.

Mentre Pietro continua a pedalare, soddisfatto, ripenso alla professoressa. È nuova, arrivata solo quest'anno, ma ha già rivoluzionato le nostre giornate. È giovane, avrà dieci anni più di noi al massimo, e ci accompagnerà per l'intero triennio. Ha vinto il concorso ed è arrivata direttamente dalla sua amata Sicilia.

"Ho dovuto abbandonare da un giorno all'altro familiari e amici" ci ripete spesso, con un filo di nostalgia. Abita in un paesino qui vicino, a dieci minuti dalla scuola, e sin dal primo giorno ha detto: "Non chiamatemi prof e neppure per cognome, io sono semplicemente Maria Grazia".

In classe ha deciso di non farci leggere la Divina Commedia.

"Se volete, visto che fa parte del programma, ve la potete guardare per conto vostro, tanto sapete di che cosa parla" ha detto. Al suo posto, ha scelto La Storia di Elsa Morante. In realtà, a leggere è sempre lei, con grande trasporto, passeggiando tra i banchi con il volume in mano. È davvero fissata con quel libro, ne parla di continuo. In realtà, occorre dire che non è poi così male. Dopo un po' ti prende.

Penso al suo aspetto. La prof non è molto alta, ha un corpo ben fatto, capelli biondastri che porta lunghi e occhi chiari. Indossa sempre jeans, molto attillati, e camicette ancora più aderenti che le mettono in risalto il seno robusto.

Giuliano, il mio vicino di banco, che si atteggia sempre a grande esperto di donne, aveva sentenziato: "Non indossa le gonne perché ha le gambe brutte".

Il giorno dopo era stato puntualmente smentito. La prof si era presentata in aula con un vestitino leggero a fiori, molto corto, che le lasciava le spalle scoperte, nonostante fosse autunno. Ho trascorso l'intera lezione a fissarle le gambe, che sono tutt'altro che brutte! A un certo punto lei se n'è accorta. Mi ha guardato, il mio viso è diventato di fuoco, e poi mi ha sorriso, un sorriso lieve e divertito.

"Ehi, aspettami!" grido a Pietro, che sta di nuovo pedalando come un forsennato.

"Mi devi raccontare tutto" aggiungo.

Lo affianco, spingendo al massimo sui pedali.

"Non c'è molto da dire" risponde lui, scrollando le spalle.

"Quanto tempo sei stato da lei? Che cosa avete fatto?" chiedo a raffica, curioso.

"Abbiamo passato un'ora, credo, a parlare" risponde lui.

"Un'ora!" esclamo, incredulo. "E... non avete fatto niente?" domando, malizioso.

Lui scuote la testa, con un'espressione quasi seccata. "Te l'ho detto, abbiamo parlato".

"Di cosa?" insisto.

Pietro sbuffa, frena bruscamente la bicicletta. Faccio altrettanto, le ruote che stridono sull'asfalto.

"Abbiamo parlato di me" dice, fissandomi.

"Di te?" Faccio fatica a reggere il suo sguardo, tanto è penetrante.

"Di come sono" dice, la voce molto seria.

Sono confuso.

"Io pensavo che tu fossi andato da lei perché ti piace, almeno così avevi detto in classe, non per altri motivi" dico.

"In realtà, e in un certo modo, lei mi piace molto" risponde  Pietro, adesso con un tono di voce piatto. I suoi occhi chiari sono persi nel vuoto.

"Ma le altre donne no".

Finalmente comprendo. Qualcosa che avrei dovuto capire da tempo.

 

domenica 2 novembre 2025

LETTURE DELLA GIOVINEZZA (1) - "L'ORSO" DI JAMES OLIVER CURWOOD

(Dodici letture dell'adolescenza che hanno fatto nascere l'amore per i libri).

James Oliver Curwood (1878 - 1927) è stato uno scrittore statunitense, che ha celebrato il Grande Nord come il suo contemporaneo Jack London.

Dai suoi racconti e romanzi sono stati tratti molti film.

Il romanzo L'orso è stato pubblicato nel 1916.

Nell'opera si racconta la storia di Thor, il possente grizzly che abita le terre selvagge della Columbia Britannica. Per tutta la sua vita l'orso ha regnato indisturbato tra le vette maestose, le vallate silenziose e i boschi fitti che nessun uomo ha mai calpestato. Il suo mondo è puro, intatto, governato da leggi antiche e ritmi naturali. Un giorno, tuttavia, qualcosa cambia. Un odore nuovo si insinua tra le correnti d’aria, un odore estraneo, pungente, che porta con sé il presagio del dolore. È l’odore dell’uomo. E con lui arrivano i fucili.

Due cacciatori si mettono sulle sue tracce. Uno di loro è Jim Langdon, studioso della fauna selvatica, ma anche appassionato di caccia. Per lui, Thor non è solo un animale: è un trofeo, una conquista, un simbolo da dominare. Langdon non cerca solo il corpo del grizzly, ma la sua grandezza, la sua leggenda.

Inizia così la fuga di Thor, una corsa istintiva e disperata attraverso paesaggi spettacolari e impervi: creste rocciose, foreste millenarie, altipiani battuti dal vento. Durante il cammino, il grizzly incontra Muskwa, un cucciolo d’orso bruno rimasto solo, orfano della madre, uccisa da quegli stessi uomini che ora inseguono Thor. All’inizio, il vecchio orso è diffidente. Non ha mai conosciuto la compagnia, né la tenerezza. Ma Muskwa lo segue, lo osserva, lo imita. E lentamente, tra i due nasce un legame inatteso: una forma di affetto, di protezione, di silenziosa complicità.

Il pericolo, però, non si allontana. I cacciatori si avvicinano, giorno dopo giorno, tracciando orme, lasciando segnali, stringendo il cerchio. La minaccia è costante, e incombe come un’ombra. Ogni passo, per i fuggitivi, potrebbe essere l’ultimo. Ogni rifugio, una trappola.

L’orso non è solo un racconto d’avventura. È una favola moderna, aspra e struggente, che ha lasciato un’impronta profonda nell’immaginario di generazioni di lettori. Attraverso la fuga di Thor e l’amicizia con Muskwa, il romanzo esplora il fragile equilibrio tra l’uomo e la natura, la brutalità della conquista, la dolcezza della solidarietà, la bellezza selvaggia di un mondo che resiste. Una storia che parla di libertà, di istinto, e di quel confine sottile dove il rispetto si trasforma in violenza.

Una lettura potente che lascia in un adolescente un’impronta profonda: un senso di meraviglia per la natura selvaggia, una riflessione sul rispetto per gli esseri viventi e una consapevolezza nuova del confine sottile tra istinto e violenza, tra libertà e dominio. Una storia che porta a interrogarsi sul ruolo dell’uomo in un equilibrio fragile che non gli appartiene del tutto.

 

mercoledì 29 ottobre 2025

NUOVO LIBRO (1)

Esiste un legame invisibile, ma tenace, che connette l’amore e la solitudine. Un filo sottile, quasi impercettibile, che attraversa le esperienze umane più profonde, intessendo emozioni apparentemente opposte in un’unica trama. Non si tratta di due poli in conflitto, ma di due manifestazioni complementari di una stessa condizione esistenziale. L’amore, con la sua forza generativa, può colmare il senso di vuoto, può offrire rifugio, può restituire senso. Ma, allo stesso tempo, è proprio l’amore che talvolta genera distanza, che costruisce barriere invisibili, che impone confini interiori. Nel desiderio di fusione, può emergere la paura della perdita. In quella paura, la solitudine si insinua.

La solitudine, d’altra parte, non è sempre una condizione da temere o da evitare. Può diventare uno spazio fertile, un terreno silenzioso in cui germogliano consapevolezze. È in quell’assenza dell’altro che si può imparare ad ascoltare la propria voce più autentica, a riconoscere i propri bisogni, a distinguere ciò che si desidera da ciò che si teme. La solitudine può essere un luogo di rigenerazione, una pausa necessaria, un tempo sospeso in cui ritrovarsi.

Questa antologia di racconti si addentra proprio in quel territorio fragile e sfumato, indagando il legame sottile e complesso tra amore e solitudine. Sono storie che parlano di incontri inattesi e di separazioni inevitabili, di persone che si rincorrono senza mai toccarsi davvero, e di altre che si smarriscono proprio nel momento in cui credono di essersi trovate. Ci sono illusioni coltivate con cura, e verità che si rivelano troppo tardi. Ci sono racconti che attraversano l’euforia luminosa dell’amore nascente, quella sensazione di pienezza che sembra cancellare ogni mancanza, e altri che esplorano la calma, a volte dolce, a volte pungente, del vivere in solitudine.

Le narrazioni si muovono tra passioni improvvise che sconvolgono l’equilibrio quotidiano, tra legami che resistono al tempo, alla distanza, alle trasformazioni, e relazioni che, invece, si trasformano in prigioni emotive, che soffocano, che consumano lentamente. E poi c’è la nostalgia, quella che brucia silenziosa per ciò che è stato e non è più, per ciò che avrebbe potuto essere, per ciò che è rimasto sospeso.

Sono ritratti di vite in cui l’amore assume forme diverse, non sempre riconoscibili, non sempre rassicuranti. E in cui la lontananza non è solo assenza, ma anche possibilità. Possibilità di ritrovarsi, di ricominciare, di guardarsi con occhi nuovi. Un’indagine intima e profonda su cosa significhi amare ed essere soli, su come queste due esperienze si intreccino, si nutrano a vicenda, si riflettano l’una nell’altra. Un viaggio nei chiaroscuri dell’interiorità umana, dove ogni emozione è una soglia, ogni relazione un passaggio, ogni solitudine un’eco da ascoltare.

(Il libro è disponibile, in formato cartaceo ed e-book, su Amazon e sulle principali librerie online)

https://www.amazon.it/dp/B0FWNT7JVB/ref=sr_1_4



 

martedì 28 ottobre 2025

LE CUGINE


Sei Alberto. La tua vita, in questo momento, è un equilibrio precario, fatto di mezze verità e sguardi rubati. Viviana è la tua fidanzata. Lei è il tipo di ragazza sempre con il naso affondato nei libri, seria, posata. Non è una bellezza, e lo sai. È minuta, un po' rotondetta, con un viso che ricorda una luna piena. I suoi occhi verdi, tuttavia, sono un incanto, e rivelano intelligenza.

Poi c'è Viola, la cugina di Viviana, di un anno più giovane. Lei è uno schianto. Alta, slanciata, con una cascata di riccioli neri e occhi scuri e vivaci. Viola è l'opposto di Viviana: non è fatta per i libri, ma per il divertimento, per le risate, per la leggerezza. Spesso uscite tutti e tre insieme: serate al cinema, aperitivi, passeggiate. E tu, Alberto, ti ritrovi sempre più spesso a cercare lo sguardo di Viola, a notare i suoi gesti, a ridere delle sue battute.

Con il tempo, diventa evidente una fredda consapevolezza: non ami più Viviana. Forse non l'hai mai amata davvero, o forse l'affetto che provavi si è lentamente spento, soffocato da un'infatuazione crescente per sua cugina. Ma non dici nulla. Continui a fingere, a recitare la parte del fidanzato innamorato. Stringi la mano di Viviana, le dici che le vuoi bene, mentre la tua mente è occupata a cercare un modo per stare solo con Viola. Sai che l'unico modo per frequentare la ragazza è mantenere viva la farsa con Viviana. È un gioco sporco, te ne rendi conto, ma la prospettiva di perdere il contatto con Viola è insopportabile.

Hai comunque sottovalutato Viviana. Hai creduto che la sua serietà e il suo carattere tranquillo nascondessero un' ingenuità di fondo. Ti sei sbagliato. Viviana non è stupida. Anzi, è molto perspicace. Ha notato quel luccichio diverso nei tuoi occhi quando guardi Viola. Ha sentito la distanza tra voi, ha colto il tuo disinteresse nei suoi confronti.  Viviana ha capito che non la ami più. Soprattutto, ha capito che ti sei preso una cotta colossale per sua cugina.

Un giorno, Viviana ha affrontato Viola. Le ha raccontato tutto, con una calma disarmante. Viola, che in realtà non si era accorta di nulla, non aveva colto i tuoi segnali, è scoppiata a ridere. In quel momento, le due cugine, così diverse, si sono trovate unite da un'intesa inaspettata. Hanno deciso, con un sorriso complice, che era ora di farti pagare il conto.

Ti invitano entrambe a una serata a casa di Viviana, per vedere un film. Arrivi puntuale. Volevi comprare qualcosa per la tua fidanzata, ma te ne sei dimenticato. Poco male. Entri in salotto e le trovi sedute sul divano. Viviana, come al solito, con un libro in mano, e Viola con il suo cellulare. L'atmosfera è quella solita. Ti siedi accanto a Viviana, e dopo qualche battuta sul più e sul meno, Viola si alza.

"Ragazzi, ho una sete pazzesca. Vado a prendere qualcosa da bere. Alberto, tu vuoi qualcosa?".

"Un bicchiere d'acqua" dici. Le fissi la scollatura, e poi il posteriore quando si volta per andare in cucina.

Viviana scosta gli occhi dal libro. Lo chiude. Poi tira fuori il telefono.

"Alberto, voglio farti vedere una cosa" dice. Apre un video.

Il tuo cuore fa un balzo. È un video di te, registrato di nascosto, mentre guardi Viola, mentre sorridi alle sue battute, mentre i tuoi occhi si perdono su di lei in un modo che non hai mai riservato a Viviana. C'è persino un momento in cui, convinto di non essere visto, le sfiori la coscia. La tua faccia è un miscuglio di imbarazzo e sgomento. Alzi lo sguardo su Viviana, che ti fissa con quei suoi occhi verdi, che ora appaiono freddi. Privi, però, di ogni traccia di tristezza. C'é solo un'espressione di amara ironia. Viola, in piedi con un bicchiere in mano, ti guarda con un'espressione di disgusto evidente.

Poi ti scaglia l'acqua in faccia.