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sabato 26 settembre 2026

SEDOTTO E ABBANDONATO

La vicenda di Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour, ha segnato per anni il dibattito pubblico italiano. Il 28 aprile 2021, a seguito di un ennesimo tentativo di rapina all'interno del suo negozio, Roggero reagì sparando contro i rapinatori in fuga. Il bilancio fu tragico: due morti, Giuseppe Mazzatti e Andrea Spinelli, e un terzo complice, Alessandro Modica, ferito. Fin dai primi istanti, l'episodio divenne un caso simbolico, spaccando l'opinione pubblica tra chi invocava il diritto alla difesa ad ogni costo e chi sottolineava la gravità dell'accaduto.

Nei mesi e negli anni successivi, il comportamento di Roggero ha contribuito ad alimentare la polemica. Ospite frequente nei salotti televisivi, il gioielliere ha incarnato la figura del cittadino esasperato dalla criminalità, arrivando a dichiarare più volte che avrebbe rifatto ciò che aveva fatto. Un atteggiamento fiero, privo di apparente pentimento, condito da uscite mediatiche che lo hanno trasformato nel volto-simbolo della "autodifesa senza se e senza ma".

Il percorso giudiziario ha però tracciato un confine netto tra la narrazione mediatica e il diritto. La sequenza delle immagini delle telecamere di sorveglianza ha mostrato che i colpi di pistola vennero esplosi all'esterno della gioielleria, mentre i rapinatori stavano ormai scappando. La giustizia ha stabilito che non si trattò di legittima difesa, bensì di una reazione assimilabile a una vendetta immediata, punendo l'atto come omicidio volontario. Pur riconoscendo le attenuanti del caso, legate allo stato di forte stress, alla provocazione subita e alla serie di rapine subite in passato, i giudici nei tre gradi di giudizio hanno confermato la responsabilità penale, spalancando per Roggero le porte del carcere con una condanna definitiva.

È su questo terreno che si è innestata la strumentalizzazione politica. Una parte della destra ha cavalcato la vicenda fin dal primo momento: visite in carcere di esponenti politici, post sui social, appelli accorati e l'assurda richiesta di una grazia immediata presentata ancora prima che la sentenza diventasse definitiva o senza che ne sussistessero i presupposti giuridici. Roggero è diventato il trofeo ideologico da esibire nelle campagne elettorali per dimostrare la presunta severità dello Stato contro gli "onesti".

Tuttavia, una volta spenti i riflettori e incassato il ritorno di immagine, il sostegno politico si è progressivamente squagliato. Spezzato il circo mediatico, per il gioielliere è iniziato il vero isolamento. Abbandonato da chi lo acclamava in tv, Roggero si è ritrovato solo ad affrontare la durezza della cella e della propria pena.

Negli ultimi tempi si registra una netta variazione nella strategia del gioielliere, guidata dagli stessi legali che in precedenza avevano avallato una linea processuale e mediatica aggressiva e, alla prova dei fatti, del tutto perdente. Di fronte alla realtà della detenzione e alla solitudine politica, la difesa ha imboccato la strada del profilo basso, della revisione critica e del rispetto formale delle istituzioni.

Una presa di coscienza tardiva, ma inevitabile: Roggero sembra essersi finalmente reso conto di essere stato soltanto una pedina nello scacchiere della propaganda. Un ingranaggio utile finché funzionale allo slogan della sicurezza, e poi rapidamente dimenticato da chi governa con lo stesso cinismo con cui lo aveva eletto a eroe.

 

 

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