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giovedì 24 settembre 2026

IL GRANDE LAVORATORE

Fin dalla più tenera età, quando gli altri bambini sognavano di fare l'astronauta o il calciatore, Emilio aveva un'unica ambizione: lavorare. Non importava quale fosse il lavoro, l'importante era svolgerlo, occupare il tempo. Crescendo, la situazione peggiorò. Lui parlava soltanto di quello, pensava solo a quello: il lavoro. Le sue conversazioni, di conseguenza, erano molto noiose. Un appuntamento al cinema? Impensabile. Una cena fuori? Un'inutile perdita di tempo che poteva essere impiegata in maniera più produttiva. Le vacanze? Un concetto a lui sconosciuto.

Poi Emilio commise un grave errore: si sposò. Sua moglie, Laura, era una donna vivace, che amava la compagnia e le chiacchiere. All'inizio pensò di poterla integrare nel suo mondo, magari facendola partecipe della sua attività professionale. Ma lei aveva altre idee. Con il passare del tempo, il suo malcontento crebbe sempre di più.

"Mi trascuri!" era il suo lamento quotidiano. "Non usciamo mai! Non mi ascolti!" Emilio, da parte sua, si tormentava. Quel matrimonio gli sottraeva tempo prezioso, tempo che avrebbe potuto dedicare all'adorato lavoro.

Un giorno, in un momento di stanchezza mentale, a Emilio venne un'idea brillante. Se il problema era il tempo che doveva dedicare a Laura, perché non delegare il compito? Allo stesso modo in cui demandava ai suoi collaboratori attività che non riusciva a eseguire per mancanza di tempo. Perché non la felicità coniugale? Convocò i pochi amici superstiti.  

"Ascoltate," esordì Emilio, con la serietà di un amministratore delegato. "Ho un problema di ottimizzazione del tempo. Mia moglie Laura si sente trascurata. Voi, che siete uomini di mondo, non potreste… occuparvi un po' di lei? Magari portarla fuori a cena, chiacchierare un po'?"

Silenzio assoluto. Gli amici lo guardarono con espressioni sbalordite. Uno di loro tossì, un altro impallidì. Poi, tutti insieme, si alzarono e, senza dire una parola, si dileguarono per sempre. Emilio sospirò. La gestione delle risorse umane era una faccenda complicata.

Lui, in ogni caso, non si arrendeva mai di fronte a un problema. Se gli amici non erano all'altezza, esisteva sempre il mercato. E se c'era una cosa che Emilio capiva, era proprio il mercato. Decise di "comprare" un amante per Laura. Non uno qualsiasi, ovviamente. Un vero professionista. Uno che sapesse il fatto suo. Fece delle ricerche, come se dovesse assumere un nuovo dirigente, e alla fine trovò quello che gli sembrava il candidato perfetto: discreto, affascinante, con un tariffario chiaro e trasparente.

Il piano fu messo in atto. All'inizio, Emilio era ansioso, controllava di nascosto l'agenda di Laura. Poi, finalmente, arrivarono i risultati. Laura era sempre di buon umore, canticchiava per casa, e le sue rimostranze si erano trasformate in rari e fugaci borbottii. Emilio si sentì un genio. La sua vita era di nuovo tornata al suo binario naturale: il lavoro.

Tuttavia non sapeva, povero lui, che Laura aveva capito tutto fin dal primo istante. Lo aveva inteso dal modo imbarazzato con cui lui le aveva suggerito di "andare a prendere un caffè con quel nuovo amico così affabile". A lei, in fondo, quella situazione non dispiaceva affatto. Anzi, le dava una certa soddisfazione. Perché, a dire il vero, quell'amante comprato era il secondo. Il primo, quello che la rendeva davvero felice e che conosceva da anni, era già ben presente nella sua vita. E mentre Emilio si dedicava anima e corpo al suo amore sconfinato per il lavoro, Laura si godeva la vita, in compagnia dei suoi due galanti accompagnatori. E ognuno era felice a modo suo.

 

 

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