Fin
dalla più tenera età, quando gli altri bambini sognavano di fare l'astronauta o
il calciatore, Emilio aveva un'unica ambizione: lavorare. Non importava quale
fosse il lavoro, l'importante era svolgerlo, occupare il tempo. Crescendo, la
situazione peggiorò. Lui parlava soltanto di quello, pensava solo a quello: il
lavoro. Le sue conversazioni, di conseguenza, erano molto noiose. Un
appuntamento al cinema? Impensabile. Una cena fuori? Un'inutile perdita di
tempo che poteva essere impiegata in maniera più produttiva. Le vacanze? Un
concetto a lui sconosciuto.
Poi
Emilio commise un grave errore: si sposò. Sua moglie, Laura, era una donna
vivace, che amava la compagnia e le chiacchiere. All'inizio pensò di poterla
integrare nel suo mondo, magari facendola partecipe della sua attività
professionale. Ma lei aveva altre idee. Con il passare del tempo, il suo
malcontento crebbe sempre di più.
"Mi
trascuri!" era il suo lamento quotidiano. "Non usciamo mai! Non mi
ascolti!" Emilio, da parte sua, si tormentava. Quel matrimonio gli
sottraeva tempo prezioso, tempo che avrebbe potuto dedicare all'adorato lavoro.
Un
giorno, in un momento di stanchezza mentale, a Emilio venne un'idea brillante.
Se il problema era il tempo che doveva dedicare a Laura, perché non delegare il
compito? Allo stesso modo in cui demandava ai suoi collaboratori attività che
non riusciva a eseguire per mancanza di tempo. Perché non la felicità
coniugale? Convocò i pochi amici superstiti.
"Ascoltate,"
esordì Emilio, con la serietà di un amministratore delegato. "Ho un
problema di ottimizzazione del tempo. Mia moglie Laura si sente trascurata.
Voi, che siete uomini di mondo, non potreste… occuparvi un po' di lei? Magari
portarla fuori a cena, chiacchierare un po'?"
Silenzio
assoluto. Gli amici lo guardarono con espressioni sbalordite. Uno di loro
tossì, un altro impallidì. Poi, tutti insieme, si alzarono e, senza dire una
parola, si dileguarono per sempre. Emilio sospirò. La gestione delle risorse
umane era una faccenda complicata.
Lui,
in ogni caso, non si arrendeva mai di fronte a un problema. Se gli amici non
erano all'altezza, esisteva sempre il mercato. E se c'era una cosa che Emilio
capiva, era proprio il mercato. Decise di "comprare" un amante per
Laura. Non uno qualsiasi, ovviamente. Un vero professionista. Uno che sapesse
il fatto suo. Fece delle ricerche, come se dovesse assumere un nuovo dirigente,
e alla fine trovò quello che gli sembrava il candidato perfetto: discreto,
affascinante, con un tariffario chiaro e trasparente.
Il
piano fu messo in atto. All'inizio, Emilio era ansioso, controllava di nascosto
l'agenda di Laura. Poi, finalmente, arrivarono i risultati. Laura era sempre di
buon umore, canticchiava per casa, e le sue rimostranze si erano trasformate in
rari e fugaci borbottii. Emilio si sentì un genio. La sua vita era di nuovo
tornata al suo binario naturale: il lavoro.
Tuttavia
non sapeva, povero lui, che Laura aveva capito tutto fin dal primo istante. Lo
aveva inteso dal modo imbarazzato con cui lui le aveva suggerito di
"andare a prendere un caffè con quel nuovo amico così affabile". A
lei, in fondo, quella situazione non dispiaceva affatto. Anzi, le dava una
certa soddisfazione. Perché, a dire il vero, quell'amante comprato era il
secondo. Il primo, quello che la rendeva davvero felice e che conosceva da
anni, era già ben presente nella sua vita. E mentre Emilio si dedicava anima e
corpo al suo amore sconfinato per il lavoro, Laura si godeva la vita, in
compagnia dei suoi due galanti accompagnatori. E ognuno era felice a modo suo.


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