È il
tardo pomeriggio di una calda giornata estiva. Il mio sguardo viene attirato
da una finestra socchiusa al primo piano. Non esito, entro. Lo avrei fatto
anche se fosse stata al secondo piano: l'occasione è troppa ghiotta.
Dentro
fa fresco, un sollievo immediato, e sembra che non ci sia proprio nessuno.
Inizio
a esplorare l'appartamento, che è decisamente ampio. Controllo tutte le stanze,
una a una, muovendomi in un silenzio assoluto. Prima il corridoio, lungo e dritto, con il pavimento di marmo lucido.
Poi lo studio, silenzioso, pieno di
scaffali carichi di libri, una scrivania in legno scuro e carte ben ordinate.
Infine
la stanza degli ospiti, dove trovo
un letto fatto con cura, una sedia nell'angolo e una luce morbida che filtra
dalle persiane.
La
prima cosa a cui penso, però, è il cibo. Sono un po' affamata. Quindi vado in
cucina. Mi guardo attorno con attenzione e la prima cosa che salta all'occhio è
un bel cesto con della frutta sul tavolo d'ingresso. Vedo una pesca molto
matura, morbida, profumata... proprio come piacciono a me!
Ma
proprio in quel momento sento un rumore. La porta d'ingresso! Sta entrando
qualcuno!
Non
faccio in tempo a scappare. Allora mi rifugio rapida dietro la grande tenda del
salone. Sto immobile. Per fortuna ne sono capace: posso rimanere ferma anche
per molto tempo.
Si
tratta di due persone, un uomo e una donna: gli abitanti di questo alloggio.
Sono visibilmente stanchi, sbuffano, si lamentano a gran voce del caldo
soffocante dell'esterno. Sorrido tra me e me: a me il caldo piace, non mi crea
alcun problema.
A
turno vanno in bagno per rinfrescarsi. Io aspetto sempre lì, ben nascosta, non
voglio assolutamente farmi scoprire.
Dopo
un po' i due si spostano in cucina. Poco dopo sento un odore di cibo molto
invitante che si diffonde nell'aria. Lo stomaco brontola, ma decido che mi
muoverò solo più tardi, quando non ci sarà pericolo.
Trascorre
parecchio tempo. Alla fine i due finiscono di cenare e vanno in salone...
proprio dove sono nascosta io!
Il
cuore mi batte forte, ma per mia fortuna la stanza è completamente al buio.
Preferiscono non accendere le luci perché dicono che scaldano l'ambiente. In
questa penombra non mi potranno mai vedere, devo solo stare ferma, anche se
comincia a diventare davvero pesante rimanere in questa posizione.
I
due si mettono sul divano davanti al televisore acceso a basso volume. A turno
si addormentano, vinti dalla stanchezza di un'intensa giornata di lavoro e dal
calore accumulato. Dopo un'estenuante attesa, finalmente si alzano e si trasferiscono in camera da letto.
Aspetto
ancora un po', giusto per sicurezza, poi finalmente... via libera!
Ora
posso esplorare la casa con tutta la calma del mondo.
Per
prima cosa mi dirigo in cucina: ho davvero troppa fame. Ma con profondo
disappunto noto che non c'è più traccia di frutta. Il cestino è completamente
vuoto! E non c'è nessun altro tipo di cibo in vista.
Un
po' depressa, torno a girare con calma per il resto della casa. Non trovo nulla
di interessante, niente che attiri davvero la mia attenzione. Anzi, noto
persino con disgusto che, in un alto angolo del soffitto, c'è una fitta
ragnatela e intravedo pure il ragno. Ci passo ben lontana, rabbrividendo.
Tutte
le porte interne sono aperte, e quindi posso andare ovunque senza ostacoli. Ma
dopo un po' mi stufo. Che fare? Andarmene a stomaco vuoto?
Mi
lascio vincere dalla curiosità. Vado nell'unica stanza che non ho ancora
visitato: la camera da letto.
Entro
con estrema cautela. L'uomo e la donna dormono profondamente. Lui russa
leggermente. Mi avvicino di più a loro, attirata in particolare dalla donna. È
davvero bella, ha delle bellissime labbra rosse che in questo momento sono
leggermente socchiuse.
Mi
avvicino ancora di più, quasi a sfiorarle la bocca...
SCIAFF!!!!
Un
colpo secco e violento rimbomba nella stanza.
L'uomo
si sveglia di soprassalto, spaventato dal rumore. Poi si sveglia anche la
donna, strofinandosi il viso.
«Che
cosa è successo?» chiede lui allarmato, mettendosi a sedere nel letto.
«Niente...»
risponde lei sbadigliando e guardandosi la mano. «Devo aver schiacciato una
mosca.»

