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sabato 19 settembre 2026

LA BALLA DEL BOLLO

Quando il clima politico si fa pesante e una tornata elettorale si avvicina, i governi in difficoltà rispolverano sempre lo stesso vecchio manuale di sopravvivenza. La strategia è collaudata: elargire bonus, condoni e regali dell'ultimo minuto nella speranza di comprare la benevolenza dei cittadini e conservare la poltrona.

Non è una novità, né un'esclusiva del nostro Paese. Oltreoceano, Donald Trump ha recentemente rilanciato la posta spingendosi fino all'assurdo: la promessa di un "dividendo" da 5.000 dollari a ogni cittadino adulto in caso di vittoria dei Repubblicani. A guardarsi indietro, però, l'Italia non ha nulla da imparare in fatto di folklore elettorale. Tutti ricordano Achille Lauro, che nella Napoli degli anni '50 regalava agli elettori una singola scarpa destra prima del voto, promettendo la sinistra solo a urne chiuse e a favore ottenuto.

Oggi la versione moderna della "scarpa destra" ha le forme di una tassa da sempre odiata: il bollo auto. Il Governo ha annunciato trionfalmente la fine del tributo, ma a una lettura attenta dei dettagli la misura rivela subito la sua vera natura.

Non si tratta di una cancellazione totale e indistinta. Il provvedimento riguarda esclusivamente le vetture con potenza fino a 80 kW (circa 108 CV) e verrà applicato a un solo veicolo per proprietario. Inoltre, il testo fa riferimento al solo anno fiscale 2027.

Resta l'incognita fondamentale: sarà una misura strutturale o un semplice sconto "una tantum"? Se l'attuale maggioranza dovesse vincere le elezioni, si vedrà se avrà la forza economica di confermarla; in caso contrario, chi subentrerà si troverà a gestire una patata bollente fatta di coperture finanziarie introvabili e aspettative popolari tradite.

Il vero cortocircuito risiede però nella natura stessa della tassa. Il bollo auto è un tributo di competenza regionale, il cui gettito serve a finanziare i bilanci degli enti locali (in primis la sanità e i trasporti). L'abolizione comporta un ammanco immediato e miliardario nelle casse delle Regioni. Se i promessi  trasferimenti compensativi da parte dello Stato centrale dovessero tardare, come spesso accade, le amministrazioni locali (molte delle quali hanno già sollevato dure proteste) si vedranno costrette a fare cassa nell'unico modo possibile: aumentando le addizionali regionali IRPEF o tagliando ulteriormente i servizi essenziali.

A completare il quadro c'è la questione delle coperture. L'esecutivo vorrebbe finanziare questo sconto elettorale attingendo ai fondi risparmiati o non spesi del PNRR. Un'operazione che solleva ulteriori dubbi.

Perché quelle risorse non sono state impiegate nei progetti di investimento originari?

Come si pensa di aggirare il vincolo europeo che impone di utilizzare i fondi del PNRR esclusivamente per spese in conto capitale (infrastrutture, innovazione, transizione ecologica) e non per coprire la spesa corrente o i tagli alle tasse?

La sensazione è quella dell’ennesimo pasticcio contabile mascherato da regalo agli automobilisti. Resta solo da sperare che i cittadini abbiano maturato la consapevolezza necessaria per guardare oltre lo spot pubblicitario e non cadere nell'ennesima illusione da campagna elettorale.

 

 

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