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martedì 10 marzo 2026

NELLA

Anche se sono trascorsi tanti anni, ricordo molto bene quel cortile buio nei pressi di casa mia. Proprio lì viveva una coppia di anziani, Nella e suo marito Pino. Erano figure quasi spettrali, avvolte in un'atmosfera di mistero e timore.

Pino era un uomo curvo e silenzioso, il risultato di una vita dura passata nelle miniere all'estero. La sua salute cagionevole lo costringeva a camminare piegato, e non parlava quasi mai con nessuno. Nonostante la sua andatura malferma, toccava sempre a lui andare a fare la spesa. La moglie non metteva mai piede nei negozi. Pure lei camminava storta, appoggiandosi a un bastone nodoso, quasi un'estensione della sua figura tutta attorcigliata.

Tutti in paese dicevano che Nella era cattiva. La voce comune attribuiva ciò al fatto che non avesse avuto figli. Io, però, da ragazzino, non credevo a quelle voci. Conoscevo altre persone senza figli che erano tutt'altro che malvagie. Alcuni addirittura la definivano una strega, capace di praticare la magia nera e di lanciare sortilegi malefici. Ma anche a questo non davo peso, non avendola mai vista fare nulla di particolare. Una cosa, però, era certa: di lei avevo comunque paura.

Sembrava davvero che Nella odiasse i bambini. Quando ero in compagnia dei miei genitori, lei mi ignorava del tutto, fingeva di non vedermi, non salutava mai. Ma se mi trovavo da solo, la situazione cambiava completamente. Si avvicinava, mi chiedeva il nome, come se non mi avesse mai visto prima, e poi, con le sue mani enormi e callose, mi accarezzava la faccia. Un istante dopo, però, il gesto si trasformava in un pizzicotto doloroso sulla guancia o in un orecchio afferrato e girato con forza. Riuscivo sempre a divincolarmi e a scappare, e non raccontavo mai nulla ai miei genitori. La vergogna e lo spavento mi bloccavano.

Nelle tiepide sere d'estate, quando tutto il vicinato si riuniva fuori dalle case, le voci si mescolavano in un chiacchiericcio vivace che si protraeva fino a tardi. Nella non partecipava mai a questi ritrovi. Aveva il gabinetto vicino al cortile esterno, un cubicolo di cemento con una minuscola finestrella a forma di quadrifoglio. Era lì che si appostava. Cercando di non fare rumore, entrava in quel minuscolo spazio e passava tutta la serata a origliare i discorsi degli altri.

Dopo usava quelle informazioni per alimentare i suoi pettegolezzi maligni. La megera si illudeva che la sua presenza furtiva passasse inosservata, ma si sbagliava. Molti si accorgevano di lei e, per depistarla, iniziavano a discorrere di cose inesistenti, citando persone e fatti mai accaduti, o addirittura parlando molto male di lei stessa. Nella assorbiva tutto in silenzio: ogni accusa nei suoi confronti (vera o inventata che fosse) diventava nuova linfa per alimentare il suo odio indiscriminato verso tutto e tutti. E quando ne aveva abbastanza, quando la sua frustrazione raggiungeva il culmine, usciva da quel cubicolo e andava a sfogarsi sul marito, il povero Pino, picchiandolo con il suo bastone. Un ciclo di solitudine, rancore e violenza che si ripeteva, sera dopo sera, nell'ombra del cortile buio.

 

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