Un tempo giocavano a bocce, e pure bene. Ma adesso erano troppo anziani, e
quell'attività per loro molto faticosa. Le bocce stavano in un sacchetto
impolverato, appeso al chiodo in cantina, ma loro continuavano a incontrarsi al
parco, quasi tutti i giorni, che facesse caldo o freddo.
"Le
gambe non reggono più" diceva Aldo. "E il fiato nemmeno"
aggiungeva Attilio. Ma il gusto per la conversazione, quello non lo avevano
perso. Era rimasto intatto, come quando erano ragazzi, poi uomini, e si
ritrovavano al bar a discutere di tutto e di niente.
Quel
pomeriggio, il cielo era grigio e l’aria pungente. Le foglie scricchiolavano
sotto le scarpe dei passanti. I tre amici erano lì, come sempre.
"Prima
o poi ci sarà di nuovo una guerra" disse Aldo, stringendosi nel cappotto.
"Gli
esseri umani non riescono proprio a stare in pace" rispose Attilio, con
tono grave.
"La
violenza è aumentata dappertutto" proseguì Aldo. "Per le strade, nei
supermercati, persino nei condomini".
"Vero"
confermò Attilio. "Anche all’interno delle famiglie, sui posti di lavoro.
Mai visto un livello così alto di conflittualità". Scosse la testa,
rassegnato.
"C’è
egoismo, c’è arroganza, c’è prevaricazione sui più deboli" disse Aldo,
alzando la voce.
"E
i pochi ricchi sono sempre più ricchi, mentre i poveri aumentano sempre di
più" aggiunse Attilio.
Augusto,
fino a quel momento, era rimasto in silenzio. A lui piaceva soprattutto
ascoltare, interveniva di rado. Osservava le nuvole, le mani appoggiate al
girello. Aldo si voltò verso di lui.
"E
tu che ne dici, Augusto?"
Augusto
alzò le spalle. "Non so che cosa dire".
"Ma
qualcuno avrà pure colpa di questa situazione!" sbottò Aldo, tutto
infervorato. Si scaldava subito.
"Dio"
disse Augusto, a bassa voce.
Gli
altri due lo guardarono, stupiti. Sembravano non aver capito bene.
"Che
cosa hai detto?" chiese Aldo.
"La
colpa sarebbe di Dio?" domandò Attilio, incredulo.
Augusto
annuì. Poi si schiarì la voce e spiegò.
"Avete
presente quando state facendo qualcosa di molto complicato?"
"Sì"
disse Aldo.
"Bene.
E proprio in quel momento, nell'attimo più delicato, quando avete quasi finito
e manca soltanto una piccola cosa, che però è quella più importante, vostra
moglie viene a rompervi i coglioni?"
Aldo
e Attilio annuirono. A loro quella cosa capitava di continuo.
"Ecco.
Quando Dio stava creando gli esseri umani, qualcuno o qualcosa lo ha
interrotto, lo ha disturbato. Lui ha dovuto smettere e, tra sé, ha pensato:
"Riprendo dopo".
Augusto
fece una pausa. "Ma per qualche motivo non è ancora riuscito a
ricominciare da dove aveva lasciato. E noi siamo rimasti imperfetti, creati
soltanto a metà. Finché Dio non tornerà a ultimare la sua opera, noi
continueremo sempre a commettere crudeltà".
Aldo
rimase a bocca aperta. "Accidenti" disse. "Se è come dici, speriamo
che Dio torni al lavoro presto".
Attilio
si grattò la testa. "E magari che non lo interrompa nessuno,
stavolta".
Augusto
sorrise appena, poi tornò a guardare le nuvole.


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