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martedì 17 marzo 2026

LAVORI IN CORSO

Un tempo giocavano a bocce, e pure bene. Ma adesso erano troppo anziani, e quell'attività per loro molto faticosa. Le bocce stavano in un sacchetto impolverato, appeso al chiodo in cantina, ma loro continuavano a incontrarsi al parco, quasi tutti i giorni, che facesse caldo o freddo.

"Le gambe non reggono più" diceva Aldo. "E il fiato nemmeno" aggiungeva Attilio. Ma il gusto per la conversazione, quello non lo avevano perso. Era rimasto intatto, come quando erano ragazzi, poi uomini, e si ritrovavano al bar a discutere di tutto e di niente.

Quel pomeriggio, il cielo era grigio e l’aria pungente. Le foglie scricchiolavano sotto le scarpe dei passanti. I tre amici erano lì, come sempre.

"Prima o poi ci sarà di nuovo una guerra" disse Aldo, stringendosi nel cappotto.

"Gli esseri umani non riescono proprio a stare in pace" rispose Attilio, con tono grave.

"La violenza è aumentata dappertutto" proseguì Aldo. "Per le strade, nei supermercati, persino nei condomini".

"Vero" confermò Attilio. "Anche all’interno delle famiglie, sui posti di lavoro. Mai visto un livello così alto di conflittualità". Scosse la testa, rassegnato.

"C’è egoismo, c’è arroganza, c’è prevaricazione sui più deboli" disse Aldo, alzando la voce.

"E i pochi ricchi sono sempre più ricchi, mentre i poveri aumentano sempre di più" aggiunse Attilio.

Augusto, fino a quel momento, era rimasto in silenzio. A lui piaceva soprattutto ascoltare, interveniva di rado. Osservava le nuvole, le mani appoggiate al girello. Aldo si voltò verso di lui.

"E tu che ne dici, Augusto?"

Augusto alzò le spalle. "Non so che cosa dire".

"Ma qualcuno avrà pure colpa di questa situazione!" sbottò Aldo, tutto infervorato. Si scaldava subito.

"Dio" disse Augusto, a bassa voce.

Gli altri due lo guardarono, stupiti. Sembravano non aver capito bene.

"Che cosa hai detto?" chiese Aldo.

"La colpa sarebbe di Dio?" domandò Attilio, incredulo.

Augusto annuì. Poi si schiarì la voce e spiegò.

"Avete presente quando state facendo qualcosa di molto complicato?"

"Sì" disse Aldo.

"Bene. E proprio in quel momento, nell'attimo più delicato, quando avete quasi finito e manca soltanto una piccola cosa, che però è quella più importante, vostra moglie viene a rompervi i coglioni?"

Aldo e Attilio annuirono. A loro quella cosa capitava di continuo.

"Ecco. Quando Dio stava creando gli esseri umani, qualcuno o qualcosa lo ha interrotto, lo ha disturbato. Lui ha dovuto smettere e, tra sé, ha pensato: "Riprendo dopo".

Augusto fece una pausa. "Ma per qualche motivo non è ancora riuscito a ricominciare da dove aveva lasciato. E noi siamo rimasti imperfetti, creati soltanto a metà. Finché Dio non tornerà a ultimare la sua opera, noi continueremo sempre a commettere crudeltà".

Aldo rimase a bocca aperta. "Accidenti" disse. "Se è come dici, speriamo che Dio torni al lavoro presto".

Attilio si grattò la testa. "E magari che non lo interrompa nessuno, stavolta".

Augusto sorrise appena, poi tornò a guardare le nuvole.


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