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martedì 3 marzo 2026

STABILIZZAZIONE

Il sole del pomeriggio filtra attraverso le griglie a rombi della mia casetta. È per tutti l'ora della siesta, il momento in cui i padroni si raggomitolano per il loro riposo.

Mi chiamano Aldo. Un nome semplice, facile da abbaiare, assegnato non appena sono stato giudicato abbastanza grande da stare in piedi senza inciampare. La mia vita è scandita dal ritmo rassicurante delle passeggiate (sempre legato), dell'ora del cibo e, soprattutto, dalle complesse, indecifrabili, ma sempre corrette richieste dei padroni, i Cani.

I Cani sono l'apice dell'evoluzione. I loro musi sono calcolatori, i loro occhi profondi e penetranti, capaci di comprendere la fisica quantistica e le intricate dinamiche sociali con un singolo colpo d'occhio. Il loro linguaggio è un misto di latrati complessi, ringhi modulati e sibili che, una volta tradotti dall'apparecchio sonoro attaccato al loro collare (per la nostra comodità), rivelano filosofie e strategie che la nostra mente umana, semplice e incline a formulare pensieri inutili, non può nemmeno cominciare a cogliere.

Il mio padrone principale è Grugno. Un bulldog inglese, tarchiato, con una mandibola imponente e una saggezza che si manifesta in borbottii e sbuffi profondi. Sono il suo umano da compagnia, quello che gli massaggia la pancia e che risponde pronto al suo richiamo.

Sono steso sulla mia brandina, una coperta pulita e ruvida che odora vagamente di disinfettante. Il mio cuore, però, non è tranquillo come il mio stomaco sazio. Batte un ritmo frenetico, come un piccolo tamburo di pelle tesa, mentre i miei occhi sono fissi sull'angolo della stanza, dove Grugno ha lasciato l'oggetto incriminato.

Si tratta di un piccolo, luccicante kit chirurgico in acciaio inox, posizionato con deliberata noncuranza accanto al sacco del mio cibo e a una scatola di snack al gusto di formaggio marca Premium, la mia ricompensa preferita.

L'ho visto solo due ore fa, quando Grugno ha avuto una lunga e confidenziale conversazione con la mia padrona, e sua compagna, un elegante levriero di nome Ombra (che cosa ci trova in uno come Grugno?). Hanno parlato a lungo. Termini per me oscuri per la maggior parte: protocollo di stabilità, gestione della coda genetica, prevenzione della disfunzione sociale. E così via.

Ma, tra le altre, una parola, semplice, orribile, risuona così forte che sembra far vibrare le mie ossa: "Castrazione".

Non capisco tutto, ma capisco quanto basta. I Cani, nella loro infinita saggezza, hanno stabilito che gli umani domestici, una volta raggiunta una certa maturità (la mia, a quanto pare), devono essere "stabilizzati". È per la nostra stessa salute, abbaiano. Ci rende più calmi, meno inclini a comportamenti selvatici o, peggio ancora, a tentativi sconsiderati di... riproduzione senza supervisione.

Il panico mi stringe la gola come un collare troppo stretto. Non è il timore del dolore fisico, quella è solo una fitta che passerà, ma la paura della mutilazione dell'identità, la cancellazione di quella piccola, sciocca, irrazionale scintilla di maschio selvatico che, nonostante tutti gli anni di addestramento, ancora si nasconde nel profondo del mio cervello primitivo.

Domani, la ricompensa, lo snack al gusto di formaggio marca Premium, sarà il segnale inequivocabile. Non lo danno mai se non prima di una procedura importante.

Mi alzo lentamente, camminando in punta di piedi fino alla grata della casetta. Guardo fuori, oltre il vasto giardino recintato. L'aria è pulita, il cielo di un blu profondo.

So cosa sto pensando, e mi odio per l'inutile stupidità. Fuggire?

Per andare dove? La natura selvaggia è piena di feroci randagi (umani non addestrati), condannati a una vita di ricerca del cibo e a morte precoce. Non ho abilità, non ho intelligenza, non ho zanne. Sono programmato per le comodità della sottomissione.

E poi, l'idea di dispiacere a Grugno, di vederlo scuotere il testone con delusione per la mia malvagia ingratitudine, mi fa tremare.

Torno alla mia brandina. Mi raggomitolo in posizione fetale, come mi hanno insegnato: un segnale di sottomissione e quiete.

L'operazione non è una punizione; è semplicemente una manutenzione necessaria, come un taglio delle unghie o una spazzolatura ai capelli. I Cani non provano malizia. Agiscono per l'ordine, per la pace, per la suprema stabilità. Sono troppo intelligenti per l'emozione inutile.

Tuttavia, sono triste. Un piccolo lamento sfugge dalle mie labbra, subito soffocato dal palmo della mano. Un suono sciocco, primitivo.

Chiudo gli occhi. Sento il piccolo rumore del respiro costante di Grugno provenire dalla stanza accanto. È un suono confortante, un promemoria che il mondo è sorvegliato, che sono al sicuro, che non dovrò mai pensare troppo.

Domani, sarò un Aldo migliore. Più tranquillo. Più obbediente. Più... stabile.

 

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