Il cucchiaino da caffè si contorse
all'improvviso, trasformandosi in una spirale di metallo informe. Non era la
prima volta. Da mesi, il mondo inorganico subiva una riorganizzazione
molecolare inspiegabile. Una tazza poteva liquefarsi in una pozza multicolore
sul tavolo, un libro tramutarsi in un groviglio di fili sottili e vibranti, una
sedia fondersi col pavimento in un'unica, inquietante scultura di legno e
ceramica.
All'inizio fu il caos. Incidenti
domestici banali si trasformarono in trappole mortali. Un manico di scopa
diventava un frusta acuminata, le scale si ondulavano, le chiavi di casa si
fondevano in un blocco indistinguibile. Si diffuse il panico, alimentato da
video amatoriali di rubinetti che germogliavano in fragili rami di vetro o di
automobili che si scomponevano in mucchi di bulloni e lamiere danzanti.
Poi arrivò la fase della
"riappropriazione creativa", un termine coniato per descrivere il
tentativo disperato della materia di adattarsi. I coltelli da cucina si
trasformavano in improbabili strumenti musicali, i televisori in specchi, i computer
in sculture geometriche. In queste metamorfosi non c'era alcuna logica, tutto
era casuale ed effimero. Un ombrello poteva diventare una rete da pesca per
qualche minuto, per poi ritornare alla sua forma originale o, peggio,
solidificarsi in un blocco di cemento.
Le conseguenze per il genere umano
furono impensabili. Le infrastrutture collassarono. Ponti si contorcevano come
serpenti di metallo, le linee elettriche si trasformavano in intricate
ragnatele scintillanti, rendendo impossibile la distribuzione di energia. La
comunicazione divenne un lusso intermittente, affidata a vecchi apparecchi
analogici che, per qualche capriccio molecolare, sembravano più stabili.
La dipendenza delle persone dal mondo materiale
si rivelò una grande debolezza. Le fabbriche si fermarono, incapaci di produrre
alcunché di stabile. L'economia si sgretolò, sostituita da un baratto incerto
di oggetti che potevano mutare forma da un momento all'altro.
Le forme chiamate "aliene" erano
le più inquietanti. Oggetti comuni si trasformavano in entità geometriche
impossibili, con angoli che sfidavano la fisica.
A volte emettevano vibrazioni sottili
che facevano risuonare il cranio. Non si capiva se fossero pericolose, se avessero
uno scopo. Si cercava di evitarle.
La scienza brancolava nel buio. Nessuna
legge fisica conosciuta poteva spiegare la "riorganizzazione". Si
teorizzava un'interferenza cosmica, oppure un'anomalia quantistica su scala
macroscopica.
Fu smarrita la fiducia nel mondo. Ogni
oggetto era un potenziale traditore, pronto a mutare e a rendere la vita
difficile e pericolosa. Si viveva in un limbo di incertezza, aggrappati a ciò
che rimaneva stabile: la natura, i corpi. Tutto ciò che era organico.
Il mondo stava cambiando, pezzo dopo pezzo, molecola dopo
molecola, in qualcosa di estraneo, di incomprensibile. Il genere umano, un
tempo padrone del suo ambiente, era ora un ospite spaventato in una realtà che
aveva perso ogni logica, aggrappato alla speranza che, un giorno, il ticchettio
dell'orologio avrebbe di nuovo significato solo il passare del tempo, e non
l'annuncio di un'altra, inspiegabile, metamorfosi.


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