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sabato 22 agosto 2026

CALDO DI CLASSE

L’ennesima estate con caldo record trascina con sé un copione ormai noto e drammatico: asfalto rovente, temperature ben oltre le medie stagionali e un senso diffuso di oppressione fisica. Il riscaldamento globale, guidato dall'accumulo inesorabile di gas serra e dalla progressiva rottura degli equilibri eco-sistemici, non è più un'ipotesi astratta da convegno scientifico o un timore proiettato verso un futuro lontano. È il dato materiale, visibile e soffocante con cui dobbiamo fare i conti ogni singolo giorno.

Eppure, a fronte della palese urgenza dei fatti, il dibattito pubblico e politico continua a impantanarsi nelle solite, snervanti contrapposizioni ideologiche. Da una parte sopravvive il fronte dei negazionisti puri: una fascia quantitativamente in calo, ma estremamente rumorosa e dotata di un enorme peso politico, capace di influenzare le decisioni globali grazie alla guida di figure di primo piano come Donald Trump, che continuano a liquidare il collasso climatico come una bufala o un complotto per frenare la crescita economica. Subito accanto si posiziona la vasta galassia degli scettici "moderati", coloro che concedono l'esistenza del problema ma ne ridimensionano la gravità, ripetendo il mantra paralizzante secondo cui "non c'è poi tutta questa fretta" e che le transizioni ecologiche rischiano di danneggiare l'economia se affrontate con troppa foga. Infine, c'è la maggioranza silenziosa dei cittadini: persone pienamente consapevoli della catastrofe in corso che tuttavia, smarrite di fronte alla portata monumentale dell'emergenza, finiscono per arrendersi a un senso di impotenza, non sapendo concretamente cosa fare nel proprio quotidiano per invertire la rotta, supponendo che ciò sia ancora possibile.

In questo scenario di disorientamento generale, la politica si distingue ancora una volta per la sua assenza. L'attuale governo latita, preferendo impiegare il proprio tempo in sterile propaganda o nel puntare l'indice contro le opposizioni. In risposta alle critiche sulla gestione del caldo e della crisi ambientale, si ricorre spesso alla battuta banale per cui "il caldo torrido non dipende certo dal governo". Un'ovvietà disarmante, che però elude scientificamente il vero nodo della questione: se è vero che un esecutivo non controlla il meteo, è altrettanto vero che ha il dovere politico e morale di attuare misure strutturali per mitigare il disagio, se non l'autentica sofferenza, a cui la popolazione è esposta durante le frequenti ondate di calore.

L'aspetto più crudele del cambiamento climatico è proprio questo: la sua capacità di agire come un gigantesco amplificatore delle disuguaglianze sociali. Il caldo estremo non colpisce tutti allo stesso modo e la possibilità di proteggersi da esso è strettamente legata al reddito. Chi possiede risorse economiche abbondanti sopravvive senza problemi all'interno di abitazioni efficienti, dotate di impianti di condizionamento di ultima generazione, ed è in grado di assorbire senza drammi il cospicuo rincaro delle bollette energetiche. Chi invece vive in condizioni di fragilità o al limite del bilancio familiare non può permettersi i condizionatori, né tantomeno i costi del loro utilizzo continuativo, trovandosi costretto a soffrire in case-forno e ad arrangiarsi come può. Il clima, con le sue distorsioni, diventa così l'ennesima linea di frattura tra chi ha i mezzi per mettersi al riparo e chi viene abbandonato a se stesso.

È proprio su questo piano che un governo responsabile dovrebbe intervenire con decisione: istituire sussidi per il caro-energia rivolti alle fasce deboli, investire in piani di condizionamento per gli ambienti pubblici e la sanità, creare spazi di ristoro termico nelle città e ripensare l'urbanistica per ridurre le "isole di calore" nei quartieri popolari.

Invece, nulla di tutto ciò figura nell'agenda istituzionale. La protezione delle persone più vulnerabili di fronte alle emergenze climatiche viene sistematicamente rimandata, lasciata in fondo alla lista delle priorità per fare spazio alle solite manovre di palazzo: d'altronde, la discussione sulla nuova legge elettorale e la conservazione del potere sono questioni ben più importanti che garantire un riparo dal caldo a chi non ha mezzi per difendersi...

 

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