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martedì 25 agosto 2026

LA SCELTA DI MARA

Mara osserva il proprio riflesso nella vetrina della panetteria, mentre aspetta l'autobus. Ha sedici anni e un viso che non attira gli sguardi per strada, ma che sa trattenerli se qualcuno si ferma a guardarla. I suoi capelli biondo cenere le ricadono dritti sulle spalle, la corporatura è snella, il naso ha una spruzzata di lentiggini quasi impercettibili. Non è né bella né brutta, Mara. Eppure, in lei c'è un guizzo di curiosità, un'espressione sempre in bilico tra lo stupore e l'attenzione che la rende, a suo modo, interessante.

In questo momento della sua vita, si trova in una situazione che fatica a gestire. È convinta di essere innamorata di due persone.

Il primo ragazzo si chiama Emanuele. È il classico ragazzo che passa le ore di educazione fisica a fingere malanni per poter leggere un libro sugli spalti. Magro fino a sembrare fragile, con un paio di occhiali dalla montatura di tartaruga che gli scivolano perennemente sul naso. Emanuele la invita a casa sua a studiare filosofia, oppure la porta nei cinema di periferia a vedere retrospettive in bianco e nero sottotitolate in francese.

«Hai notato come l'uso sapiente delle ombre rifletta la disgregazione morale del protagonista?» le domanda un giovedì sera, uscendo dal cinema d'essai. «Sì, è stato... intenso. Ti lascia un senso di vuoto addosso,» risponde Mara, e in quel momento si sente profonda, matura, perfettamente in sintonia con l'animo tormentato del ragazzo.

Il secondo si chiama Paolo, ed è l'esatto opposto. Paolo ha spalle larghe scolpite da ore di nuoto, un sorriso sfrontato e un'abbronzatura che sembra resistere anche in pieno inverno. Non apre un libro se non sotto minaccia. Con lui, le serate di Mara sono un turbine di musica assordante, luci stroboscopiche, aperitivi in centro e domeniche trascorse a fare il tifo sulle gradinate di qualche piscina o campo sportivo.

«Hai visto la mia partenza dal blocco oggi? Ho bruciato tutti!» le urla Paolo un sabato sera, sovrastando il frastuono della discoteca con un cocktail in mano. «Sei stato fantastico! Nessuno aveva la tua energia!» gli risponde lei, ridendo, sentendosi viva, frizzante, parte di un mondo dorato ed effimero.

Mara dice sempre di sì a entrambi. Accetta l'invito a teatro per il venerdì e quello per la gara della domenica mattina. Lo fa perché le piacciono davvero tutte le cose che le vengono proposte. Ama il silenzio pensieroso che divide con Emanuele tanto quanto ama il caos superficiale in cui la trascina Paolo.

I due ragazzi, compagni di scuola ma appartenenti a microcosmi distanti anni luce, sono del tutto ignari l'uno dell'altro. Finché, inevitabilmente, i mondi collidono.

Succede in corridoio, durante l'intervallo. Qualche voce di troppo, un amico di Paolo che l'ha vista entrare al cinema con Emanuele, un compagno di studi di Emanuele che l'ha taggata in una foto in discoteca con Paolo.

La affrontano insieme, dopo, nel cortile della scuola.

«Mi spieghi cosa significa?» sbotta Paolo, con le braccia conserte e la mascella contratta. «Stai uscendo con me o con... questo qui?» Emanuele si sistema gli occhiali, visibilmente a disagio ma altrettanto ferito. «Mara, credevo che tra noi ci fosse un'affinità intellettuale rara. Mi sbagliavo? Sei davvero il tipo di ragazza che perde tempo in discoteca?»

Mara li guarda, il cuore le batte all'impazzata. «Io... non sto prendendo in giro nessuno,» balbetta. «Mi piacete entrambi. E mi piace fare le cose che facciamo. Tutte.»

«Non puoi tenere il piede in due scarpe,» sentenzia Paolo, pratico. «Devi scegliere. O me, o lui.»

«Esigo chiarezza,» fa eco Emanuele. «Scegli chi vuoi essere.»

Mara chiede tempo. Torna a casa con un peso sullo stomaco. Si butta sul letto e fissa il soffitto. Scegli chi vuoi essere. La frase di Emanuele le rimbomba in testa.

Inizia a riflettere. Com'è possibile che le piaccia il cinema d'autore bulgaro e contemporaneamente la musica commerciale? Come fa ad adorare i discorsi sui massimi sistemi e, il giorno dopo, esaltarsi per i pettorali sudati e i gossip del sabato sera? La risposta la colpisce con la violenza di uno schiaffo: non ha una sua identità.

Mara realizza che non le piace davvero il cinema muto, le piace come Emanuele la guarda quando finge di capirlo. Non le piace davvero il chiasso dei locali, le piace sentirsi desiderata dal ragazzo più bello della scuola. Lei è solo un contenitore vuoto, un camaleonte che si adatta ai colori di chi le sta vicino per sentirsi speciale. Se le piace tutto, e il contrario di tutto, allora lei non è niente.

La crisi d'identità la travolge. Passa una notte insonne, piangendo, cercando di capire quali siano i suoi veri gusti, senza trovarne nessuno che non sia stato indotto da altri.

Il giorno seguente, a scuola, si prepara al difficile momento della scelta, pronta ad ammettere il suo vuoto interiore. Ma non ne ha l'occasione.

Emanuele la ferma per primo, al suono della campanella.

«Ho riflettuto, Mara,» le dice, freddo. «Il fatto che tu non sappia decidere dimostra che non hai alcuno spessore critico. Sei una ragazza intellettualmente insignificante. Non ho tempo da perdere con chi non ha profondità d'animo.» E se ne va.

Mara incassa il colpo, ammutolita. Durante la ricreazione, è il turno di Paolo. La prende da parte vicino alle macchinette.

«Senti, c'ho pensato su,» esordisce lui, scrollando le spalle larghe. «Una che frequenta uno sfigato del genere non ha il mood giusto per stare con me. In discoteca in fondo sei sempre un po' moscia, non ti lasci mai andare del tutto. Sei, come dire... un po' insignificante per il mio giro. Senza rancore, eh.»

Entrambi se ne vanno. Ognuno fiero del proprio mondo, ognuno convinto della pochezza di lei.

Mara rimane sola in corridoio, il rumore degli altri studenti che le vortica intorno. Non ha dovuto scegliere, ci hanno pensato loro. E mentre una parte di lei brucia per il rifiuto, un'altra, nel profondo, sa che le hanno fatto l'unico regalo di cui aveva bisogno: lo spazio vuoto, e doloroso, da cui iniziare a scoprire chi è davvero.

 

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