Mara
osserva il proprio riflesso nella vetrina della panetteria, mentre aspetta
l'autobus. Ha sedici anni e un viso che non attira gli sguardi per strada, ma
che sa trattenerli se qualcuno si ferma a guardarla. I suoi capelli biondo
cenere le ricadono dritti sulle spalle, la corporatura è snella, il naso ha una
spruzzata di lentiggini quasi impercettibili. Non è né bella né brutta, Mara.
Eppure, in lei c'è un guizzo di curiosità, un'espressione sempre in bilico tra
lo stupore e l'attenzione che la rende, a suo modo, interessante.
In
questo momento della sua vita, si trova in una situazione che fatica a gestire.
È convinta di essere innamorata di due persone.
Il
primo ragazzo si chiama Emanuele. È il classico ragazzo che passa le ore di
educazione fisica a fingere malanni per poter leggere un libro sugli spalti.
Magro fino a sembrare fragile, con un paio di occhiali dalla montatura di
tartaruga che gli scivolano perennemente sul naso. Emanuele la invita a casa
sua a studiare filosofia, oppure la porta nei cinema di periferia a vedere
retrospettive in bianco e nero sottotitolate in francese.
«Hai
notato come l'uso sapiente delle ombre rifletta la disgregazione morale del
protagonista?» le domanda un giovedì sera, uscendo dal cinema d'essai. «Sì, è
stato... intenso. Ti lascia un senso di vuoto addosso,» risponde Mara, e in
quel momento si sente profonda, matura, perfettamente in sintonia con l'animo
tormentato del ragazzo.
Il
secondo si chiama Paolo, ed è l'esatto opposto. Paolo ha spalle larghe scolpite
da ore di nuoto, un sorriso sfrontato e un'abbronzatura che sembra resistere
anche in pieno inverno. Non apre un libro se non sotto minaccia. Con lui, le
serate di Mara sono un turbine di musica assordante, luci stroboscopiche,
aperitivi in centro e domeniche trascorse a fare il tifo sulle gradinate di
qualche piscina o campo sportivo.
«Hai
visto la mia partenza dal blocco oggi? Ho bruciato tutti!» le urla Paolo un sabato
sera, sovrastando il frastuono della discoteca con un cocktail in mano. «Sei
stato fantastico! Nessuno aveva la tua energia!» gli risponde lei, ridendo,
sentendosi viva, frizzante, parte di un mondo dorato ed effimero.
Mara
dice sempre di sì a entrambi. Accetta l'invito a teatro per il venerdì e quello
per la gara della domenica mattina. Lo fa perché le piacciono davvero tutte le
cose che le vengono proposte. Ama il silenzio pensieroso che divide con
Emanuele tanto quanto ama il caos superficiale in cui la trascina Paolo.
I
due ragazzi, compagni di scuola ma appartenenti a microcosmi distanti anni
luce, sono del tutto ignari l'uno dell'altro. Finché, inevitabilmente, i mondi
collidono.
Succede
in corridoio, durante l'intervallo. Qualche voce di troppo, un amico di Paolo
che l'ha vista entrare al cinema con Emanuele, un compagno di studi di Emanuele
che l'ha taggata in una foto in discoteca con Paolo.
La
affrontano insieme, dopo, nel cortile della scuola.
«Mi
spieghi cosa significa?» sbotta Paolo, con le braccia conserte e la mascella
contratta. «Stai uscendo con me o con... questo qui?» Emanuele si
sistema gli occhiali, visibilmente a disagio ma altrettanto ferito. «Mara,
credevo che tra noi ci fosse un'affinità intellettuale rara. Mi sbagliavo? Sei
davvero il tipo di ragazza che perde tempo in discoteca?»
Mara
li guarda, il cuore le batte all'impazzata. «Io... non sto prendendo in giro
nessuno,» balbetta. «Mi piacete entrambi. E mi piace fare le cose che facciamo.
Tutte.»
«Non
puoi tenere il piede in due scarpe,» sentenzia Paolo, pratico. «Devi scegliere.
O me, o lui.»
«Esigo
chiarezza,» fa eco Emanuele. «Scegli chi vuoi essere.»
Mara
chiede tempo. Torna a casa con un peso sullo stomaco. Si butta sul letto e
fissa il soffitto. Scegli chi vuoi essere. La frase di Emanuele le
rimbomba in testa.
Inizia
a riflettere. Com'è possibile che le piaccia il cinema d'autore bulgaro e
contemporaneamente la musica commerciale? Come fa ad adorare i discorsi sui
massimi sistemi e, il giorno dopo, esaltarsi per i pettorali sudati e i gossip
del sabato sera? La risposta la colpisce con la violenza di uno schiaffo: non ha una sua identità.
Mara
realizza che non le piace davvero il cinema muto, le piace come Emanuele
la guarda quando finge di capirlo. Non le piace davvero il chiasso dei locali,
le piace sentirsi desiderata dal ragazzo più bello della scuola. Lei è solo un
contenitore vuoto, un camaleonte che si adatta ai colori di chi le sta vicino
per sentirsi speciale. Se le piace tutto, e il contrario di tutto, allora lei
non è niente.
La
crisi d'identità la travolge. Passa una notte insonne, piangendo, cercando di
capire quali siano i suoi veri gusti, senza trovarne nessuno che non sia stato
indotto da altri.
Il
giorno seguente, a scuola, si prepara al difficile momento della scelta, pronta
ad ammettere il suo vuoto interiore. Ma non ne ha l'occasione.
Emanuele
la ferma per primo, al suono della campanella.
«Ho
riflettuto, Mara,» le dice, freddo. «Il fatto che tu non sappia decidere
dimostra che non hai alcuno spessore critico. Sei una ragazza intellettualmente
insignificante. Non ho tempo da perdere con chi non ha profondità d'animo.» E
se ne va.
Mara
incassa il colpo, ammutolita. Durante la ricreazione, è il turno di Paolo. La
prende da parte vicino alle macchinette.
«Senti,
c'ho pensato su,» esordisce lui, scrollando le spalle larghe. «Una che frequenta
uno sfigato del genere non ha il mood giusto per stare con me. In
discoteca in fondo sei sempre un po' moscia, non ti lasci mai andare del tutto.
Sei, come dire... un po' insignificante per il mio giro. Senza rancore, eh.»
Entrambi
se ne vanno. Ognuno fiero del proprio mondo, ognuno convinto della pochezza di
lei.
Mara
rimane sola in corridoio, il rumore degli altri studenti che le vortica
intorno. Non ha dovuto scegliere, ci hanno pensato loro. E mentre una parte di
lei brucia per il rifiuto, un'altra, nel profondo, sa che le hanno fatto
l'unico regalo di cui aveva bisogno: lo spazio vuoto, e doloroso, da cui
iniziare a scoprire chi è davvero.


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