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lunedì 5 gennaio 2026

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Il mio rapporto con i ragni è iniziato ai tempi della scuola, quasi per caso. Ricordo che la maestra ci assegnò una ricerca a piacere, e io scelsi gli aracnidi. Non so perché. Forse fu per curiosità, forse perché, a differenza di altri compagni che preferirono argomenti più prevedibili, i dinosauri, i vulcani, il sistema solare, a me piaceva l’idea di occuparmi di una creatura molto particolare.

Fu allora che feci la mia prima scoperta, e ne rimasi sorpreso: i ragni non sono insetti. Io, come molti, li avevo sempre inseriti nella stessa categoria delle mosche o delle formiche. E invece no: i ragni hanno otto zampe, non sei. Da quel momento iniziai a guardare quegli animaletti con occhi diversi. Ne ero affascinato. Non erano più piccoli mostriciattoli da scacciare con un colpo di scopa, ma esseri a sé stanti, con una dignità tutta loro.

Da allora il mio rapporto con i ragni è sempre stato positivo. Non ho mai sviluppato quella diffusa paura chiamata aracnofobia. Al contrario, ammetto che i ragni mi piacciono. Con il tempo ho pure imparato a convivere con loro, tanto che li ospito volentieri nella mia abitazione.

Loro si sistemano nei posti strategici dell'appartamento: vicino alle porte e alle finestre, negli angoli del soffitto. Non disturbano, non fanno rumore, non lasciano cattivi odori. Non sono noiosi come mosche o moscerini, con il loro incessante agitarsi, né molesti come le zanzare, sempre desiderose di pungere, né fastidiosi e invadenti (e puzzolenti!) come le cimici. I ragni si nutrono proprio di tutti questi ospiti indesiderati, liberando la casa dalla loro presenza. È come se svolgessero un lavoro di pulizia silenzioso e utile, senza mai chiedere nulla in cambio.

Un’altra qualità che apprezzo è la loro discrezione. I ragni non si allontanano mai dalla loro ragnatela: non vagano per l’appartamento, non compaiono all’improvviso tra cuscini e lenzuola o in cucina, non cercano mai il contatto. Sai sempre dove trovarli, fermi e immobili, solitari e pazienti. Non mordono, non arrecano fastidi di alcun genere. Anzi, in fondo, danno una mano.

È vero, bisogna vigilare affinché non si riproducano troppo, ma è un rischio raro. E anche nel caso ciò accadesse, basta accompagnare con delicatezza qualche esemplare verso un’altra sistemazione, fuori casa. Non è difficile farlo senza fargli alcun male.

Così, col tempo, tra me e i ragni si è instaurata una strana simbiosi: loro mi liberano dagli insetti molesti, io offro loro un rifugio sicuro. Una convivenza pacifica, una sorta di convivenza che sarebbe impensabile con gli insetti, per esempio.

Forse il segreto è proprio lì: i ragni hanno otto zampe, loro soltanto sei. È questo che li rende diversi, speciali, e ciò consente una insolita alleanza.

 

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