Il
mio rapporto con i ragni è iniziato ai tempi della scuola, quasi per caso.
Ricordo che la maestra ci assegnò una ricerca a piacere, e io scelsi gli
aracnidi. Non so perché. Forse fu per curiosità, forse perché, a differenza di
altri compagni che preferirono argomenti più prevedibili, i dinosauri, i
vulcani, il sistema solare, a me piaceva l’idea di occuparmi di una creatura
molto particolare.
Fu
allora che feci la mia prima scoperta, e ne rimasi sorpreso: i ragni non sono
insetti. Io, come molti, li avevo sempre inseriti nella stessa categoria delle
mosche o delle formiche. E invece no: i ragni hanno otto zampe, non sei. Da quel
momento iniziai a guardare quegli animaletti con occhi diversi. Ne ero
affascinato. Non erano più piccoli mostriciattoli da scacciare con un colpo di
scopa, ma esseri a sé stanti, con una dignità tutta loro.
Da
allora il mio rapporto con i ragni è sempre stato positivo. Non ho mai
sviluppato quella diffusa paura chiamata aracnofobia. Al contrario, ammetto che
i ragni mi piacciono. Con il tempo ho pure imparato a convivere con loro, tanto
che li ospito volentieri nella mia abitazione.
Loro
si sistemano nei posti strategici dell'appartamento: vicino alle porte e alle
finestre, negli angoli del soffitto. Non disturbano, non fanno rumore, non
lasciano cattivi odori. Non sono noiosi come mosche o moscerini, con il loro
incessante agitarsi, né molesti come le zanzare, sempre desiderose di pungere,
né fastidiosi e invadenti (e puzzolenti!) come le cimici. I ragni si nutrono
proprio di tutti questi ospiti indesiderati, liberando la casa dalla loro
presenza. È come se svolgessero un lavoro di pulizia silenzioso e utile, senza
mai chiedere nulla in cambio.
Un’altra
qualità che apprezzo è la loro discrezione. I ragni non si allontanano mai
dalla loro ragnatela: non vagano per l’appartamento, non compaiono
all’improvviso tra cuscini e lenzuola o in cucina, non cercano mai il contatto.
Sai sempre dove trovarli, fermi e immobili, solitari e pazienti. Non mordono,
non arrecano fastidi di alcun genere. Anzi, in fondo, danno una mano.
È
vero, bisogna vigilare affinché non si riproducano troppo, ma è un rischio
raro. E anche nel caso ciò accadesse, basta accompagnare con delicatezza
qualche esemplare verso un’altra sistemazione, fuori casa. Non è difficile
farlo senza fargli alcun male.
Così,
col tempo, tra me e i ragni si è instaurata una strana simbiosi: loro mi
liberano dagli insetti molesti, io offro loro un rifugio sicuro. Una convivenza
pacifica, una sorta di convivenza che sarebbe impensabile con gli insetti, per
esempio.
Forse
il segreto è proprio lì: i ragni hanno otto zampe, loro soltanto sei. È questo
che li rende diversi, speciali, e ciò consente una insolita alleanza.


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