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martedì 27 gennaio 2026

IL COMPAGNO INVISIBILE


 

Mirko cammina piano lungo il corridoio della scuola, stringendo lo zainetto contro il petto. I suoi capelli rossi brillano sotto le luci al neon, e la sua figura un po’ rotonda attira gli sguardi di chi lo incrocia. Alcuni ridacchiano, altri lo ignorano. Lui abbassa gli occhi, come sempre.

È timido, Mirko. Molto sensibile. Non parla mai troppo, non alza la voce, non si difende. Da quando ha iniziato la scuola, è diventato il bersaglio preferito di chi ha bisogno di sentirsi forte. Gli insegnanti non sanno nulla. I genitori neppure. Mirko preferisce subire in silenzio. Non vuole disturbare. Non vuole pesare sugli altri.

Per sentirsi meno solo, ha inventato Enea. Un amico immaginario. Forte, coraggioso, leale. Gli confida tutto: le paure, le umiliazioni, i sogni. Scrive a lui nel diario, con frasi brevi, intime. "Oggi Massimo mi ha insultato. Enea, aiutami tu". Oppure: "Vorrei essere invisibile. Soltanto tu mi dovresti vedere."

Quel pomeriggio, all’uscita da scuola, succede di nuovo. Mirko è appena fuori dal cancello quando Massimo e gli altri lo circondano.

"Ehi, testa rossa!" grida uno.

"Perché non ci hai consegnato il tuo panino? Lo sai che lo devi fare. Tu sei grasso come un maiale, non hai bisogno di mangiare".

Qualcuno lo spintona. Un altro gli strappa lo zainetto. Mirko cerca di riprenderlo, ma non ci riesce. Dopo qualche minuto, glielo restituiscono. Lui lo afferra e scappa a casa, il cuore in gola. Non si accorge che manca qualcosa. Il diario.

Quella sera, tutti i bulli lo leggono. Ridono. Si divertono. Le frasi rivolte a Enea diventano battute. "Aiutami, Enea!" imitano, tra schiamazzi. Ma Alessandro, uno di loro, non ride. Non sempre ha condiviso ciò che facevano, ma ha sempre partecipato. Ora, però, qualcosa lo colpisce. Quelle parole non sono ridicole. Sono vere. Esprimono vero dolore, autentica sofferenza.

Il giorno dopo, Alessandro si avvicina a Mirko prima dell’ingresso.

"Ieri avevi perso questo" dice, porgendogli il diario.

Mirko lo prende a occhi bassi. Sa che lo hanno letto. Sa che hanno riso di lui. Vorrebbe scomparire. Vorrebbe non esistere. Si sente piccolo, sporco, esposto.

La campanella suona. È l’intervallo. Come spesso accade, Mirko viene affrontato di nuovo dai bulli.

"Perché durante la lezione di italiano mi guardavi?» dice Massimo, provocandolo.

"Hai qualcosa da dirmi?" aggiunge.

Poi lo schiaffeggia. Lo spintona appoggiandogli le mani sul petto. Mirko è accerchiato. Sta per mettersi a piangere.

Ma, all’improvviso, Alessandro interviene.

Con passo deciso, si sistema tra Mirko e gli altri. Allontana Massimo con forza. Gli altri si bloccano. Alessandro è il più robusto tra tutti loro. Pratica arti marziali. Nessuno osa reagire.

"Da oggi in poi guai a chi molesterà Mirko!" grida, con voce ferma.

I prepotenti si guardano tra loro, confusi, spaventati. Poi se ne vanno, uno dopo l’altro. In fondo, sono dei codardi.

Mirko rimane solo con Alessandro. Lo guarda. Non sa cosa dire. Nessuno lo aveva mai difeso.

"Grazie, Alessandro" mormora infine, con voce tremante.

Alessandro sorride. "Alessandro? No. Da oggi in poi chiamami Enea".

Mirko lo guarda, gli occhi lucidi. Non è più solo.

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