Ripropongo i miei ultimi quattro
libri, raggruppando i commenti critici di alcuni lettori.
L'opera Le storie di Magnìn (2017) rappresenta
un qualcosa di diverso rispetto ai romanzi di impegno civile o pedagogico
dell'autore (Un anno diverso, Oltre il ponte, Sangue del nostro sangue),
immergendosi in un realismo magico-popolare che celebra la vita di borgata, le
tradizioni rurali e l'umanità più autentica (e spesso ai margini).
Nel libro troviamo
innanzitutto la poetica del "Piccolo Mondo". Il fulcro dell'opera è la borgata,
un luogo che l'autore ritrova "profondamente cambiato", abbellito e
ristrutturato, ma che ha perso parte della sua anima originale rispetto ai
tempi di cui si racconta. La casa di Magnìn, "minuscola e impaurita"
tra le nuove ville, diventa il simbolo di una resistenza culturale: la
testimonianza di un passato povero ma dignitoso che rifiuta di scomparire sotto
la vernice della modernità.
Il personaggio principale è
Magnìn, l'eroe dell'ozio e del vino, il cui nome richiama il termine piemontese per lo stagnino
itinerante. Magnìn è un protagonista d'altri tempi. È l'incarnazione di una
filosofia di vita legata alla terra e al "buon bicchiere", vista non
come vizio distruttivo ma come filtro per sopportare la realtà o renderla più
accettabile. Le citazioni in apertura (Baudelaire, Simpson) chiariscono subito
il tono: l'alcol è qui un elemento conviviale e quasi speculativo che lega gli
uomini e scioglie le lingue per il racconto.
Il libro si articola come una raccolta di racconti (Magnìn
al cimitero, Magnìn al matrimonio, ecc.), una scelta che ricalca la
tradizione orale delle storie raccontate davanti al fuoco o in osteria. Lo
stile dell'autore è qui più caloroso e ironico, rispetto ad altre sue opere,
ricco di sfumature dialettali e descrizioni vivide che rendono omaggio a
un'umanità verace (si pensi alla figura del Moro o al camionista Dolfo).
Un libro che profuma di vino buono, di terra bagnata e
di ricordi. Con questa raccolta, l'autore compie un atto d'amore verso le
proprie radici, dando voce a un mondo che sta scomparendo sotto i colpi del progresso
e dell'imborghesimento rurale.
I personaggi sono tratteggiati con una tenerezza che
conquista immediatamente il lettore. Magnìn non è un santo, ma la sua
autenticità lo rende un eroe moderno della semplicità.
L'autore riesce a far sorridere delle sventure
quotidiane e delle sbronze colossali, mantenendo però sempre un fondo di
nostalgia per un tempo in cui "un buon bicchiere non faceva mai male".
L'integrazione del dialetto e dei modi di dire locali
non è mai un ostacolo, ma un valore aggiunto che immerge il lettore
nell'atmosfera della borgata.
Opera ideale per chi cerca una lettura che
riconnetta con i valori essenziali, per chi ama le storie di paese e per chi
crede che la saggezza si trovi più spesso in un'osteria che in un ufficio. È un
libro "di compagnia", capace di scaldare il cuore come un bicchiere
di vino rosso in una serata d'inverno.
Una lettura deliziosa e ritemprante. L'autore dimostra
che per scrivere grandi storie non servono scenari epici, ma basta saper
guardare con "vivace curiosità" il volto increspato dalle rughe di un
vecchio amico di borgata.
Albino si allontanò di corsa, con
il grosso corpo che barcollava, sostenuto a fatica dai piccoli piedi che
mulinavano frenetici. Fu subito di ritorno, portando con sé due bottiglie di
vino bianco secco gelato, alle quali fu immediatamente torto il collo. Gli
amici brindarono alla gita in Francia. L'unico a non bere quel liquido chiaro,
del quale diffidava perché troppo simile all'acqua, temuto veleno, fu Luigino.
Comandò l'ennesimo cicchetto di liquore alla prugna. Meglio andare sul sicuro.
Il libro è disponibile, in versione digitale e
cartacea, su Amazon o principali librerie online.


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