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sabato 17 gennaio 2026

LETTURE DELLA GIOVINEZZA (12) - "CITY" DI CLIFFORD D. SIMAK


 (Dodici letture dell'adolescenza che hanno fatto nascere l'amore per i libri). 

Clifford Donald Simak (1904 - 1988), è stato un giornalista e autore di fantascienza statunitense (di origine boema). Il suo romanzo più celebre, considerato come una pietra miliare della fantascienza contemporanea, è City (pubblicato nel 1952 e noto anche con il titolo di Anni senza fine). L’opera si compone di otto racconti strettamente collegati tra loro, scritti nell’arco di quasi un decennio, tra il 1944 e il 1952, ai quali si aggiunge un Epilogo pubblicato nel 1973, presente solo nelle edizioni successive.

City, che ha ricevuto numerosi premi, si presenta come una saga visionaria che segue le vicende della famiglia Webster, attraversando epoche e trasformazioni radicali. Il racconto si apre in un futuro prossimo e si estende nel tempo, accompagnando il lettore attraverso secoli di cambiamenti, dove le forme di vita sulla Terra si evolvono, si estinguono o si trasformano, e nuove civiltà emergono ciclicamente, come se il pianeta fosse soggetto a continue rinascite.

Il filo conduttore dell’intera narrazione, presentato dall'autore come frammenti di un ciclo di leggende che i Cani si tramandano oralmente da tempo immemorabile,  è Jenkins, un automa dalle sembianze di maggiordomo, fedele servitore della famiglia Webster. Con il passare del tempo, Jenkins assume un ruolo sempre più importante: da semplice assistente diventa il custode della memoria collettiva dell’umanità, testimone silenzioso dei suoi cambiamenti. In un mondo dove gli esseri umani si fanno sempre più rari, Jenkins finisce per rappresentare l’ultimo frammento di umanità rimasto, figura solitaria e malinconica che domina l’Epilogo finale.

L’opera si distingue per il suo tono evocativo, che mescola elementi fiabeschi e suggestioni mitologiche, creando un’atmosfera sospesa tra il sogno e la riflessione filosofica. City non è soltanto un racconto di fantascienza: è una meditazione profonda sulle aspirazioni, le paure e le contraddizioni dell’essere umano, immerso in un mondo che cambia, si reinventa e talvolta dimentica sé stesso.

La lettura dell'opera può lasciare in un adolescente una profonda impressione sul destino dell’umanità e sul rapporto tra progresso e identità. Attraverso la figura di Jenkins, l’automa che diventa custode della memoria collettiva, ci si confronta con domande essenziali: cosa significa essere umano? Che valore ha la memoria in un mondo che cambia? Il romanzo stimola la riflessione sul tempo, sull’evoluzione delle civiltà e sulla solitudine che può derivare dalla perdita di legami autentici. È un viaggio che invita a pensare oltre il presente, immaginando futuri possibili e interrogandosi sul ruolo della coscienza in un mondo sempre più tecnologico.


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