Sono le ultime settimane di vacanza, quel tempo sospeso e dorato prima di
iniziare la terza media. Sei appena tornato da un giro in bicicletta con gli
amici, hai ancora il fiato corto e la pelle scaldata dal sole. Hai una fame da
lupi. Quando oltrepassi il cancello di casa, compi il solito gesto automatico:
recuperi il giornale dalla cassetta delle lettere.
Oltrepassi la porta della cucina mentre tua mamma sta terminando di
preparare il pranzo; senti il rumore dei piatti e il profumo del sugo che
riempie l'ambiente. Ti sdrai a terra, sei abituato così, è il tuo angolo di
mondo, e ti appresti a sfogliare il giornale partendo dal fondo. Cerchi le
pagine dello sport, le uniche che di solito catturano la tua attenzione di
ragazzino.
Tuttavia, questa volta, le dita si fermano prima. Rimani colpito dai grossi
titoli neri in prima pagina. Allora inizi a leggere. Leggi di quel presidente
socialista morto in Cile, di
quell'ometto con gli occhiali che, vedendo il palazzo presidenziale assaltato
dai militari, ha scelto di non fuggire. Ha imbracciato un mitra, ha indossato
un elmetto e ha cercato di difendere se stesso e la democrazia del suo Paese
fino all'ultimo respiro, prima di togliersi la vita. Prosegui nella lettura e
ne sei sempre più scosso. Non senti neppure tua madre che ti chiama, che ti
dice che è pronto, che il cibo si raffredda. Da quel giorno, qualcosa in te si
rompe e si ricompone: non smetterai più di informarti e i giornali, d'ora in
poi, inizierai a leggerli sempre dalla prima pagina.
Non sono trascorsi molti anni da quell'undici settembre cileno, ma tu sei
cresciuto. Frequenti il quarto anno delle superiori e la tua coscienza politica
ormai si è formata, forgiata tra i banchi e le piazze. Partecipi alle
discussioni con i compagni, alle assemblee, leggi libri carichi di ideali in
anni che senti pesanti, difficili, elettrici.
È primavera, e il risveglio della natura sembra contrastare con il grigiore
della cronaca. È una giornata scolastica sonnolenta: niente interrogazioni,
niente compiti in classe. Il professore di matematica sta tentando di spiegare
qualche astrusa formula alla lavagna quando, all'improvviso, un gruppo di
studenti irrompe nell'aula senza bussare.
"Hanno rapito Moro!" gridano. "Tutti fuori!".
Il professore, un uomo severo che mai avrebbe tollerato un'interruzione
simile, rimane invece muto, la mano col gesso a mezz'aria, immobile. Nessuno
bada più a lui. Vi alzate tutti in piedi ed uscite in corridoio. Alla fine,
quasi con mestizia, si accoda pure lui. Scendete, l'atrio è già gremito; qualcuno
imbraccia un megafono e la voce gracchia riflessioni rabbiose. Vedi altri
professori con le facce stranite, seduti per terra insieme agli studenti.
Vorresti non aver sentito alcune frasi troppo violente pronunciate quel
giorno in quell'improvvisata assemblea. Non ci sono scuse per certe affermazioni,
ma siete ragazzi giovani, sotto shock, ancora non sapete che cinque uomini
della scorta di Moro sono stati trucidati. Non vedi l'ora di tornare a casa.
Sei confuso, hai bisogno di silenzio per dare una risposta alla domanda che ti
tormenta: e adesso, cosa succederà al Paese? È difficile nascondere a te stesso
che, per la prima volta, provi una paura vera, adulta.
Adesso di anni ne sono trascorsi tanti, anche se sul calendario è di nuovo
l'undici settembre. Il tempo della scuola è un ricordo lontano e piacevole,
sostituito dalla "vita vera", fatta di scadenze, ufficio e obblighi
familiari. È un pomeriggio caldo. Sei uscito per un servizio esterno e, quando
rientri nel grande open-space, noti qualcosa di insolito.
Tutti i tuoi colleghi sono ammassati intorno a un unico computer. Il
silenzio è irreale. Ti avvicini, ma nessuno di loro si volta. Domandi cosa stia
succedendo, ma nessuno risponde. Allora ti fai largo, spingendo con
delicatezza, finché non arrivi vicino al piccolo schermo.
Scorgi un grattacielo. Stati Uniti d'America, la città è New York. Un'alta
torre di vetro è avvolta dalle fiamme e dal fumo nero. Poi vedi dei minuscoli
puntini scuri che cadono dalla sommità. Ti ci vuole qualche secondo perché il
cervello accetti l'orrore: sono persone che si lanciano nel vuoto. Poco alla
volta, mentre le immagini si susseguono e anche la seconda torre viene colpita,
capisci che il mondo è cambiato di nuovo. E ancora una volta, come quel giorno
a terra in cucina o in quell'atrio di scuola, l'angosciosa domanda ritorna a
farti visita: che cosa accadrà adesso? E ancora una volta hai paura.


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