Ricevo e pubblico la seguente
recensione del mio racconto "Pugni e schiaffi", contenuto nella
raccolta "Non togliermi la rosa" (2024).
Il racconto segue l'evoluzione di Aldo, un giovane pugile introverso e appassionato di musica, che viene trascinato fuori dal suo isolamento da un amico estroverso, Andrea. Durante una festa, Aldo incontra Giorgia, una ragazza seducente che dichiara di essere vittima di un fidanzato violento, Flavio.
La narrazione si sviluppa attraverso una progressione classica che vira
bruscamente nel finale.
L'inizio presenta il
contrasto tra il mondo interiore di Aldo (vinili, solitudine, rigore dello
sport) e il caos sociale della festa.
Poi lo sviluppo, dove si assiste a una seduzione sensoriale e psicologica molto marcata, in cui Giorgia usa il
corpo e la vulnerabilità per legare Aldo a sé.
Quindi il confronto
(vinto facilmente) tra Aldo e il "bullo" Flavio.
Il finale, con la rivelazione
della manipolazione di Giorgia e l'epifania di una dinamica relazionale tossica
e disturbante.
Aldo incarna l'archetipo del "gigante
buono". La sua stazza fisica e la sua abilità nel pugilato
contrastano con una fragilità emotiva quasi adolescenziale. La sua visione del
mondo è binaria e cavalleresca: protezione in cambio di amore, forza usata per
la giustizia. Il suo errore tragico è l'ingenuità: scambia la sfrontatezza
erotica di Giorgia per autentico interesse, proiettando su di lei l'immagine
della "dama da salvare".
Giorgia invece è il personaggio più complesso e inquietante. Non è solo una
manipolatrice; è un soggetto che opera secondo una logica del desiderio deviata. Utilizza segnali erotici espliciti
(le calze autoreggenti, i baci umidi, il contatto fisico audace) per arruolare
Aldo come strumento di liberazione logistica da Flavio. Tuttavia, il finale
rivela che la sua "fuga" dalla violenza è un paradosso.
Il titolo "Pugni e schiaffi" delimita il perimetro semantico del
racconto. I "pugni" sono quelli professionali e onesti di Aldo; gli
"schiaffi" sono quelli umilianti e domestici di Flavio. Il racconto
esplora come la violenza possa essere, tragicamente, l'unico codice
comunicativo che Giorgia riconosce come "amore".
Aldo dichiara di preferire la sostanza, ma cade vittima della forma più
raffinata di apparenza: la messa in scena del dolore. La musica (i vinili)
rappresenta l'ordine e la verità interiore, mentre la festa è il luogo della
finzione dove "Giuda" (Andrea) e la "cagna in calore"
(definizione di Flavio che, col senno di poi, assume una luce diversa)
agiscono.
Il finale è un corto circuito
psicologico. Quando Aldo, ferito nell'orgoglio, minaccia di passare
dalla protezione all'aggressione ("ti prenderei a schiaffoni"), non
ottiene paura, ma attrazione.
L'ultima frase del racconto distrugge l'impalcatura morale di Aldo. Egli
scopre che la "salvezza" che offriva era inutile, perché Giorgia non
cercava un liberatore dal dolore, ma un nuovo carnefice che fosse più forte del
precedente. La sottomissione non era una prigione da cui scappare, ma l'unico
modo in cui lei concepiva l'innamoramento.
L'autore utilizza una prosa piana, quasi neorealista, che si sofferma molto
sui dettagli sensoriali (l'odore del sudore, il calore della pelle, il fruscio
del raso). Questa precisione serve a rendere ancora più brutale il distacco
emotivo finale. Enzo Sopegno è abile nel seminare indizi della sfrontatezza di
Giorgia che il lettore, immedesimato in Aldo, tende a giustificare come
"libertà", mentre sono segnali di una personalità manipolatoria.
"Pugni e schiaffi" è un racconto amaro sulla miscomprensione dei ruoli, dove le persone coinvolte in una relazione (affettiva,
professionale o sociale) interpretano in modo divergente i compiti, le
aspettative e le identità che ciascuno dovrebbe ricoprire.
Si tratta di una critica feroce al concetto di "salvatore" e un'indagine
disturbante sulle dinamiche del desiderio che si intrecciano con il dolore. (E.B.)



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