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giovedì 26 febbraio 2026

PUGNI E SCHIAFFI

Ricevo e pubblico la seguente recensione del mio racconto "Pugni e schiaffi", contenuto nella raccolta "Non togliermi la rosa" (2024).

Il racconto segue l'evoluzione di Aldo, un giovane pugile introverso e appassionato di musica, che viene trascinato fuori dal suo isolamento da un amico estroverso, Andrea. Durante una festa, Aldo incontra Giorgia, una ragazza seducente che dichiara di essere vittima di un fidanzato violento, Flavio.

La narrazione si sviluppa attraverso una progressione classica che vira bruscamente nel finale.

L'inizio presenta il contrasto tra il mondo interiore di Aldo (vinili, solitudine, rigore dello sport) e il caos sociale della festa.

Poi lo sviluppo, dove si assiste a una seduzione sensoriale e psicologica molto marcata, in cui Giorgia usa il corpo e la vulnerabilità per legare Aldo a sé.

Quindi il confronto (vinto facilmente) tra Aldo e il "bullo" Flavio.

Il finale, con la rivelazione della manipolazione di Giorgia e l'epifania di una dinamica relazionale tossica e disturbante.

Aldo incarna l'archetipo del "gigante buono". La sua stazza fisica e la sua abilità nel pugilato contrastano con una fragilità emotiva quasi adolescenziale. La sua visione del mondo è binaria e cavalleresca: protezione in cambio di amore, forza usata per la giustizia. Il suo errore tragico è l'ingenuità: scambia la sfrontatezza erotica di Giorgia per autentico interesse, proiettando su di lei l'immagine della "dama da salvare".

Giorgia invece è il personaggio più complesso e inquietante. Non è solo una manipolatrice; è un soggetto che opera secondo una logica del desiderio deviata. Utilizza segnali erotici espliciti (le calze autoreggenti, i baci umidi, il contatto fisico audace) per arruolare Aldo come strumento di liberazione logistica da Flavio. Tuttavia, il finale rivela che la sua "fuga" dalla violenza è un paradosso.

Il titolo "Pugni e schiaffi" delimita il perimetro semantico del racconto. I "pugni" sono quelli professionali e onesti di Aldo; gli "schiaffi" sono quelli umilianti e domestici di Flavio. Il racconto esplora come la violenza possa essere, tragicamente, l'unico codice comunicativo che Giorgia riconosce come "amore".

Aldo dichiara di preferire la sostanza, ma cade vittima della forma più raffinata di apparenza: la messa in scena del dolore. La musica (i vinili) rappresenta l'ordine e la verità interiore, mentre la festa è il luogo della finzione dove "Giuda" (Andrea) e la "cagna in calore" (definizione di Flavio che, col senno di poi, assume una luce diversa) agiscono.

Il finale è un corto circuito psicologico. Quando Aldo, ferito nell'orgoglio, minaccia di passare dalla protezione all'aggressione ("ti prenderei a schiaffoni"), non ottiene paura, ma attrazione.

L'ultima frase del racconto distrugge l'impalcatura morale di Aldo. Egli scopre che la "salvezza" che offriva era inutile, perché Giorgia non cercava un liberatore dal dolore, ma un nuovo carnefice che fosse più forte del precedente. La sottomissione non era una prigione da cui scappare, ma l'unico modo in cui lei concepiva l'innamoramento.

L'autore utilizza una prosa piana, quasi neorealista, che si sofferma molto sui dettagli sensoriali (l'odore del sudore, il calore della pelle, il fruscio del raso). Questa precisione serve a rendere ancora più brutale il distacco emotivo finale. Enzo Sopegno è abile nel seminare indizi della sfrontatezza di Giorgia che il lettore, immedesimato in Aldo, tende a giustificare come "libertà", mentre sono segnali di una personalità manipolatoria.

"Pugni e schiaffi" è un racconto amaro sulla miscomprensione dei ruoli, dove le persone coinvolte in una relazione (affettiva, professionale o sociale) interpretano in modo divergente i compiti, le aspettative e le identità che ciascuno dovrebbe ricoprire.

Si tratta di una critica feroce al concetto di "salvatore" e un'indagine disturbante sulle dinamiche del desiderio che si intrecciano con il dolore. (E.B.)

 

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