(Quindici canzoni che mi hanno fatto amare la musica pop/rock)
I Dream Syndicate sono stati il cuore pulsante e
"rumoroso" del movimento Paisley
Underground di Los Angeles. Se altre band del circuito guardavano alla
psichedelia solare o al pop cristallino, loro hanno preso la strada più oscura,
quella che portava direttamente ai Velvet
Underground e ai feedback dei Television.
Guidati dal carismatico chitarrista e cantante Steve Wynn, la band si è formata nel 1981. Il loro album debutto, The
Days of Wine and Roses (1982), è considerato uno dei dischi più influenti
di tutto il rock alternativo americano.
Il loro suono era caratterizzato da lunghe jam chitarristiche, ritmi
ipnotici e una tensione elettrica che sembrava sempre sul punto di esplodere.
Sono stati maestri nel trasformare il rock classico in qualcosa di nevrotico,
moderno e profondamente urbano.
Contenuta nel loro secondo album, Medicine Show (1984), Boston è una traccia che
segna un cambio di passo per la band. Prodotto da Sandy Pearlman (storico
produttore dei Blue Öyster Cult), il
brano ha un suono più pulito e imponente rispetto agli esordi, ma non per
questo meno inquietante.
Il brano evoca un senso di isolamento e di fuga. La musica ha un incedere
cinematografico, quasi da "noir" americano, con un pianoforte che
aggiunge un tocco drammatico inedito per il gruppo.
Il lavoro chitarristico è magistrale: meno caotico rispetto al primo disco,
ma più strutturato e tagliente. Ogni nota sembra pesare come piombo.
Steve Wynn canta con un tono narrativo, quasi distaccato, che descrive uno
spostamento fisico e mentale verso la città del titolo, trasmettendo
perfettamente quel senso di "on the road" malinconico tipico della
letteratura americana.
Boston rappresenta un momento fondamentale per la band e per il rock degli anni
'80.
Innanzitutto dimostra che The Dream
Syndicate non era solo una band di "jam psichedelico" rumorosa,
ma poteva scrivere canzoni rock di ampio respiro, con una produzione sontuosa
che anticipava il suono del rock mainstream degli anni successivi, pur restando
orgogliosamente alternativi.
Il brano inoltre è un perfetto esempio di come il gruppo sapesse declinare
il mito della frontiera e del viaggio in chiave post-punk. Ha contribuito a
definire l'estetica del rock letterario e introspettivo.
Dopo il successo un po' sotterraneo del primo album, Boston e l'intero Medicine Show mostrarono una band che non aveva paura di sfidare le aspettative dei fan,
cercando una "grandezza" sonora che pochi altri nel circuito
indipendente osavano toccare.

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