Si sono spenti i riflettori sull’Arena
di Verona, cornice di una cerimonia di chiusura delle Olimpiadi invernali che ha saputo unire
l’antico e il moderno in un abbraccio di rara raffinatezza. Se l’apertura a
Milano aveva dato il ritmo, la chiusura scaligera ha suggellato l’evento con
un’eleganza misurata, finalmente accompagnata da un commento televisivo, da
parte della Rai, all’altezza del prestigio internazionale dell'evento.
Calato il sipario, è tempo di bilanci. E il bilancio di Milano-Cortina 2026 racconta una
storia di riscatto, dove la bellezza del gesto atletico ha saputo, almeno per
diciassette giorni, curare le ferite di un percorso preparatorio tutt'altro che
semplice.
Non si può onorare il successo dei Giochi senza ricordare da dove siamo
partiti. Sin da quel 2019, anno della candidatura vittoriosa, le Olimpiadi
invernali italiane sono state accompagnate da un coro di scetticismo. Le
cronache sono state a lungo dominate dai ritardi infrastrutturali. Una vera e propria corsa contro il tempo
che ha tenuto il Paese col fiato sospeso fino a pochi mesi dal via. Poi i
costi, che sono lievitati, con le conseguenti preoccupazioni economiche che
spesso accompagnano i grandi eventi di questa portata.
Infine l’impatto ambientale. Il tema più doloroso, simboleggiato dalle ferite inferte al paesaggio per
la costruzione della pista da bob a Cortina, un’opera che ha sollevato proteste
e dubbi sulla sostenibilità a lungo termine.
Eppure, nonostante le premesse turbolente, la realtà dei fatti ha smentito
i catastrofisti. Una volta accesa la fiamma, la macchina organizzativa si è
rivelata un orologio di precisione.
Dai trasporti alla gestione dei flussi, dalla logistica dei villaggi olimpici
alla preparazione dei campi di gara: tutto è filato liscio, senza quegli
intoppi che molti temevano. Il plauso della comunità internazionale è stato
unanime, restituendo all'Italia l'immagine di un Paese capace di grandi imprese
sotto pressione.
Ma un’Olimpiade non è fatta solo di logistica; è fatta soprattutto di anima. E l’anima di Milano-Cortina è
stata vibrante. Abbiamo assistito a competizioni avvincenti che ci hanno tenuti
incollati agli schermi, regalandoci momenti emozionanti e altri di pura commozione.
Il medagliere italiano ha segnato un record storico, ma è la qualità dei
successi a restare impressa. Sono state, in particolare, le donne a trascinare la spedizione
azzurra: fantastiche, determinate, capaci di imprese che resteranno negli
annali. Vedere gli atleti di casa onorare la maglia azzurra tra le proprie
montagne ha creato un legame indissolubile tra il territorio e il sogno
olimpico.
Lo sport ha avuto la meglio su tutto: sulle ruspe, sui bilanci e sulle
divergenze politiche.
Un’ultima riflessione va dedicata alla cornice politica. In un mondo
frammentato, dove le organizzazioni internazionali faticano a trovare consenso,
il CIO (Comitato Olimpico
Internazionale) emerge come un’eccezione straordinaria.
Nonostante le decisioni difficili e discusse, come l’esclusione di Russia e
Bielorussia, scelte sofferte ma rispettate, il CIO rimane l’unico organismo
sovranazionale capace di esercitare un’autorevolezza
indiscussa. Il potere dello sport di unire popoli e nazioni sotto
un’unica bandiera, almeno per la durata di una gara, è un miracolo diplomatico
che si rinnova e che, in tempi di conflitti, appare più prezioso che mai.
Milano-Cortina 2026 ci lascia un’eredità complessa, fatta di infrastrutture
che dovranno essere gestite con intelligenza, ma soprattutto di ricordi
indelebili. Abbiamo riscoperto che, quando l'essere umano si confronta con i
suoi limiti fisici (e mentali), le polemiche sfumano.
Viva lo sport, dunque. E viva le Olimpiadi, capaci
di farci sentire, ancora una volta, parte di qualcosa di grande e di buono.


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