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martedì 19 maggio 2026

SPECCHI

La sveglia suonò alle sei e quarantacinque, come ogni mattina. Fuori, la città era avvolta da una nebbia lattiginosa che filtrava appena tra le persiane. Marco si alzò con la solita lentezza, ancora intorpidito dal sonno. La casa era silenziosa, il parquet freddo sotto i piedi nudi. Si trascinò in bagno, accese la luce e si avvicinò allo specchio.

Si bloccò.

Sul suo volto, nitidi e scuri, c’erano dei baffi. Non una peluria incerta, ma baffi veri, folti, curati. Rimase immobile, il cuore accelerato. Non aveva mai portato i baffi. Mai. Si chinò, si toccò il viso. Erano reali. La pelle sotto era ruvida, il pelo denso. Si lavò il viso, sperando che fosse un’allucinazione, ma i baffi restavano lì, come fossero scolpiti.

Turbato e confuso, comunque si vestì. Scelse un maglione grigio che non indossava da tempo. Uscì di casa con il passo incerto, il cielo era ancora opaco, le strade umide di sottile pioggia notturna. Arrivato in ufficio, si sedette alla sua scrivania, cercando di comportarsi come sempre, ma ogni sguardo dei colleghi lo faceva sobbalzare. Possibile che nessuno facesse commenti?

A metà mattina, si avvicinò a Chiara, la collega con la quale aveva più confidenza. "Non noti in me nulla di particolare?" chiese, cercando di mantenere la voce ferma.

Lei lo guardò, sorrise. "Sì, il maglione che hai oggi è bellissimo. Ti sta proprio bene".

Marco annuì, ma dentro sentiva un vortice. Non disse nulla dei baffi. Appena poté, si rifugiò nel bagno dell’ufficio. Le luci al neon tremolavano, il pavimento rifletteva un pallore metallico. Si avvicinò allo specchio.

Ora aveva anche la barba. Una barba scura, che gli copriva il mento e le guance. Si toccò il volto, tremando. Era lì. Reale. Si chiuse in un cubicolo, seduto sulla tazza con la testa tra le mani. Il tempo sembrava sospeso. Sentiva il brusio oltre la porta, ma era come se fosse in un altro mondo.

Chiara, non vedendolo tornare, dopo un po' lo andò a cercare. Bussò. "Marco? Tutto bene?"

Lui uscì, cercando di sorridere. "Sì, solo un po’ di mal di testa". Lei lo squadrò. "Hai esagerato con i bagordi ieri sera, eh?" Della barba non disse nulla.

Marco tornò in ufficio, si sedette alla scrivania, ma non riusciva a concentrarsi. Ogni volta che si muoveva, sentiva il peso della barba, la presenza dei baffi. Alla fine, si alzò. "Non mi sento bene. Vado a casa".

Uscì quasi di corsa. Le strade erano affollate, il cielo si era schiarito ma lui si sentiva soffocare. Ogni volto che incrociava sembrava fissarlo. Si fermò davanti a una vetrina. Il riflesso gli restituì un’immagine che non riconosceva: capelli grigi, ricci, lunghi. Lui li aveva sempre avuti lisci e scuri.

Si voltò di scatto, come se potesse fuggire da sé stesso. Arrivato a casa, chiuse la porta a chiave, abbassò tutte le tapparelle. Il silenzio era totale. Si precipitò in bagno.

Lo specchio mostrava il suo volto di sempre. Niente baffi. Niente barba. Capelli corti, lisci, scuri. Si appoggiò al lavandino, sudato, tremante. "È lo stress" mormorò. "Solo stress. Suggestione. Stanchezza".

Prese una pillola per dormire, si infilò sotto le coperte. Il letto era freddo, ma rassicurante. "Domani starò meglio" pensò. "Domani sarà di nuovo tutto normale".

Appoggiò la testa sul cuscino. Una strana sensazione lo colpì. Ruvida. Densa. Si toccò il volto.

Una barba foltissima gli copriva la pelle.

 

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