Se il post-punk ha mai avuto un momento di pura perfezione mistica, lo si
deve agli Echo and the Bunnymen. Emersi dalla vivace scena di Liverpool
di fine anni '70, hanno trasformato la freddezza della New Wave in
un'esperienza psichedelica e orchestrale.
Formatasi nel 1978, la band era composta dall'iconico frontman Ian McCulloch, dal geniale chitarrista
Will Sergeant, dal bassista Les
Pattinson e dal batterista Pete de Freitas.
Mentre i loro contemporanei (come ad esempio i Joy Division) scavavano nell'oscurità industriale, i Bunnymen
guardavano al cielo e al mare. Il loro sound univa l'oscurità dei Doors, la maestosità di Bowie e il suono di chitarre cristallino
degli anni '60, creando un rock epico e "panoramico" che li ha resi
una delle band più amate e rispettate della loro generazione.
Pubblicata nel 1984 come singolo principale dell'album Ocean Rain, The Killing Moon è stata definita dallo
stesso McCulloch, con la sua tipica modestia, come "la più grande
canzone mai scritta".
Il brano si apre con un'introduzione di chitarra acustica dal sapore quasi
flamenco e un violoncello drammatico. È una traccia che trasuda mistero,
evocando un'eclissi lunare in una notte senza tempo.
Will Sergeant usa la chitarra elettrica non per fare riff, ma per creare
ricami orientali e spaziali. La voce di McCulloch è al suo apice: profonda,
vellutata e intrisa di un fatalismo romantico.
Le parole sono un'esplorazione del destino e della morte (o della fine di
un amore). La metafora della luna che "uccide" e il verso "Fate
up against your will" (Il destino contro la tua volontà) catturano
l'essenza stessa dell'esistenzialismo pop.
The Killing Moon non è solo una hit, ma un pilastro culturale. Questo brano ha dimostrato
che si poteva essere estremamente popolari senza sacrificare la complessità
artistica. È una canzone che suona ancora oggi moderna e priva di quella
produzione un po' datata tipica degli anni '80.
La sua inclusione nella scena d'apertura del film cult Donnie Darko l'ha
resa immortale per le nuove generazioni, legando indissolubilmente il brano a
un senso di nostalgia sovrannaturale e malinconia adolescenziale.
Insieme a band come gli U2 e i Waterboys, i Bunnymen hanno contribuito a creare quello stile maestoso e
spirituale che ha dominato il rock britannico di metà decennio degli '80, pur mantenendo
un'eleganza poetica che pochi altri potevano vantare.

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