Mangi
in fretta, quasi senza masticare. Una domenica sì e una no, il ritmo del tuo
tempo libero é scandito dal calendario del campionato di calcio dilettanti.
Butti giù l'ultimo boccone e ti alzi da tavola: vuoi andare a vedere la
partita, giù in paese, dove gioca la squadra del tuo paese.
Per
fare più in fretta, decidi di non seguire la strada asfaltata. Ti incammini
attraverso i campi, tagliando dritto verso la meta. Ti muovi con cautela,
facendo attenzione a non calpestare le coltivazioni che a fine maggio sono già
rigogliose e cariche di promesse; cammini lungo i fossi, in equilibrio tra
l'erba alta e la terra smossa.
Arrivi
al campetto giusto in tempo. Le squadre sono già quasi pronte a dare inizio
alla sfida. Ti dirigi con passo sicuro verso il tuo posto: ti sistemi, come
sempre, dietro la porta della tua squadra. È da lì che godi della visuale
migliore, quasi a voler proteggere anche tu quella linea bianca tra i due pali.
Vedi
arrivare il portiere. Tasca è il
tuo idolo. Ha già una certa età e, a guardarlo bene, non è molto alto per
essere un portiere; è un po' tracagnotto, ha persino un accenno di pancia che
spunta dalla maglia grigia. Anche nell'aspetto sembra sempre un po' trascurato,
come se si fosse appena alzato dal letto: gli occhi sono assonnati, i capelli
arruffati e sul viso ha un'ombra di barba non rasata.
Eppure,
sai che tra i pali è un vero giaguaro. Certo, per via della statura le uscite
non sono esattamente il suo forte, anche se se la cava con l'esperienza; ma
sulla linea è un vero portento. Sembra che abbia le molle sotto i piedi ogni
volta che scatta per deviare un pallone impossibile.
La
squadra avversaria è forte, la prima in classifica, e lo dimostra subito.
Attaccano per tutto il primo tempo, schiacciandovi nella vostra area. Ma grazie
a una difesa disperata e ad alcune strepitose parate di Tasca, che vola da un
palo all'altro, si finisce sullo zero a zero. Reti inviolate.
Nell'intervallo,
senti il bisogno di muoverti. Fai due passi fuori dal recinto per smaltire la
tensione dell'incontro. Nel prato accanto al campetto noti un capannello di
persone. Ti avvicini incuriosito e riconosci le facce: sono ragazzi e ragazze
delle case popolari. Tra loro, scorgi Dina,
una tua compagna di scuola.
Ridono
e scherzano facendo rumore. Oggi fa molto caldo e Dina è sdraiata sul prato
accanto a un ragazzo molto più grande di lei. All'improvviso, rimani
sbalordito: vedi che si baciano con una foga che non ti saresti mai aspettato.
Iniziano a rotolarsi sull'erba, avvinghiati l'uno all'altra, mentre lei ride a
tutto spiano, con una vitalità quasi sfrontata.
Rimani
molto turbato dalla scena. Pensi a Dina quando è in classe: tra i ragazzi delle
case popolari è l'unica brava a scuola, ma è sempre così seria, non parla quasi
mai, sta sempre isolata da tutti, chiusa nel suo silenzio.
Tutto
quello che vedi ora è in violento contrasto con l'immagine che avevi di lei.
Dina continua a ridere, a schiamazzare e a stringersi a quel ragazzo grande e
sconosciuto. Ti senti un intruso. Ti allontani velocemente, col cuore che batte
forte, per il timore di essere riconosciuto. Sei imbarazzato, confuso, scosso.
Riprendi
posizione dietro la porta della tua squadra. Il secondo tempo è già iniziato,
ma per te la partita è cambiata. Guardi il campo in maniera distratta, quasi
non ti accorgi di ciò che accade. I contrasti, i lanci, le urla dei tifosi ti
arrivano come un ronzio lontano.
Anche
Tasca è cambiato ai tuoi occhi. Non lo vedi più come un eroe della domenica, ma
solo come un vecchio giocatore un po' sciatto, un uomo appesantito che arranca
tra i pali. Il fascino del calcio si è improvvisamente spento.
Non
aspetti nemmeno il fischio finale. Te ne vai prima che la partita sia finita,
voltando le spalle al campo. Cammini verso casa, ma in mente non hai le azioni
o le parate; continui a rivedere quegli altri giochi nell'erba, quelli a cui
stava giocando Dina.


Nessun commento:
Posta un commento