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martedì 24 febbraio 2026

IL PRIMO VERO BACIO

Il sole era ancora alto, ma aveva già una morbidezza diversa, quella che annuncia la sera. L'aria era piena del profumo di erba tagliata. Lorenzo mi aveva invitata a fare una passeggiata tra i prati che separavano le case di campagna dei nostri genitori. Quella proposta, tuttavia, mi aveva gettato in uno stato di agitazione inaspettato. Non era la prima volta che eravamo soli, ma oggi sentivo che, tra noi, c'era qualcosa di diverso.

Camminavamo fianco a fianco, ma le nostre spalle quasi non si sfioravano. C'era un silenzio carico, rotto solo dal fruscio delle nostre scarpe sull'erba secca. Provavo a pensare a qualcosa da dire, a una battuta, a una domanda banale, qualsiasi cosa che potesse allentare quella tensione che sentivo stringermi la gola. Anche lui sembrava nervoso. I suoi occhi, di solito così vivaci, erano fissi davanti a sé.

Il sole adesso calava sempre più, dipingendo il cielo di arancione e rosa. L'aria stava diventando più fresca, e un brivido leggero mi percorse la schiena. Sapevamo di avere poco tempo prima che le nostre famiglie ci richiamassero per cena, e ogni minuto che passava senza che accadesse nulla aumentava la mia inquietudine. E quel senso di colpa, assurdo, irrazionale, per quel bacio con Davide.

Era stato durante un pomeriggio di studio. Questione di un attimo. Le nostre labbra si erano sfiorate per un secondo, quasi per sbaglio. Una cosa da nulla, eppure nella mia testa di adolescente ingenua quell'episodio era diventato un peso. Che cosa avrebbe pensato Lorenzo, se lo avesse saputo? Era un pensiero ridicolo, ma mi tormentava.

Eravamo quasi arrivati a metà cammino, la stradina sterrata che serpeggiava tra gli alberi ci riportava verso casa. La preoccupazione mi stava consumando. Sentivo il suo sguardo su di me a tratti, ma quando provavo a ricambiarlo, lui lo distoglieva. Ero sicura che anche lui provasse la stessa cosa, quella voglia di avvicinarsi, di superare quella barriera invisibile che ci teneva a distanza.

Poi, all'improvviso, Lorenzo si fermò. Si voltò verso di me, i suoi occhi grandi e scuri si fissarono nei miei. Non disse una parola. Il mio cuore iniziò a battere all'impazzata. Quegli occhi, così sinceri, esprimevano tutto.

Un'ondata di emozioni contrastanti mi travolse: l'eccitazione, la timidezza, la ritrosia. E poi c'era la paura dei miei genitori, così severi, così attenti a ogni mio movimento. Ma in quel momento, mentre lui continuava a guardarmi con un'intensità che non avevo mai provato, tutto svanì. Chiusi gli occhi, un atto quasi istintivo, e le mie labbra si posarono con delicatezza sulle sue.

Fu un contatto morbido, quasi un sospiro. Un attimo in cui il mondo si fermò. Non ci fu fuoco d'artificio o drammaticità, soltanto dolcezza, un fremito leggero che si propagò in tutto il mio corpo. Quando ci separammo, per pochi millimetri, riaprii gli occhi. Il tramonto tingeva ancora il cielo, ma ora era come se tutto fosse più luminoso. Lorenzo mi guardò, e sul suo viso lessi la stessa incredulità, la stessa meraviglia che sentivo io.

Non dicemmo nulla. La cena era vicina, ma in quel momento non importava. L'unica cosa che entrambi desideravamo era tornare a casa, non per mangiare, ma per rivivere in solitudine, ognuno per sé, l'eco di quello che io avrei considerato il mio primo, vero bacio. 



 

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