Powered By Blogger

martedì 13 ottobre 2026

LO SBALLO DEL CINGHIALE

Il ronzio nelle orecchie è un fischio continuo, eco sorda di una notte passata tra casse da tremila watt, luci stroboscopiche e un cocktail micidiale di alcol e pasticche ingoiate come caramelle. L'abitacolo dell'auto profuma di sudore e fumo.

Ottavio guida fisso verso la striscia d'asfalto, con gli occhi arrossati. Al suo fianco, Max penzola con la testa contro il finestrino. Dietro, Mirella è stesa sul sedile posteriore, gli occhi semichiusi e il respiro pesante di chi è a un passo dal crollare.

D'un tratto l'auto sterza a destra, e abbandona la carreggiata principale.

«Ehi,» dice Max, riaprendo gli occhi a fatica. «Perché passi di qui?»

L'auto s'inoltra in una strada di campagna, completamente buia, inghiottita dalle ombre della notte.

«È una scorciatoia,» risponde Ottavio stringendo il volante. «Venivo da queste parti quando ero bambino. Con mio nonno.»

«Allora però non eri ubriaco,» ribatte l'amico, facendosi sfuggire una risata impastata.

La stradina sterrata si fa sempre più stretta, un imbuto di terra e sassi. Le fronde scure dei cespugli ai lati toccano le fiancate dell'auto con un stridio metallico e sinistro. Poi, un singhiozzo del motore. L'auto sussulta e scompare ogni vibrazione.

«Che succede?» dice Max, voltandosi verso il guidatore. «Perché ti sei fermato?»

«Merda! Non mi sono fermato! Si è spenta!» impreca Ottavio. Gira la chiave una, due, tre volte. Il motorino d'avviamento gratta a vuoto, poi il silenzio. «La pompa della benzina! Merda! Mio padre me l'aveva detto che la macchina aveva dei problemi, ma io l'ho voluta prendere lo stesso!»

«Sei un cretino,» dice Max, prima di esplodere in una risata sgangherata. Ottavio lo guarda per un secondo e si unisce a lui. L'MDMA e l'alcol ancora in circolo trasformano il panico in un'ilarità senza senso.

Sul sedile posteriore, un corpo si muove. Mirella si sveglia, mettendosi a sedere a fatica. «Che succede?»

«Succede che siamo bloccati in mezzo al bosco,» dice Max, continuando a ridere a crepapelle.

«Qual è il problema?» dice Mirella sbadigliando. «Ce ne torniamo a piedi, così smaltiamo la sbornia.»

«Sei pazza? Saranno almeno cinque chilometri!» scatta Ottavio, che odia camminare anche solo per fare cento metri.

«In ogni caso,» interviene Max, smettendo di colpo di ridere e irrigidendosi, «non ci conviene uscire dall'auto.» Indica fuori dal finestrino, puntando il dito verso il buio fitto.

Tra la vegetazione si intravedono le sagome scure ed enormi di una decina di bestie.

«Cinghiali!» esclama Mirella, appiccicando il viso al vetro. «Che belli!»

«Belli una sega!» sbotta Max. «Quelli ti sbranano!»

Ottavio aziona i fari per un attimo. La luce taglia la tenebra e la visione appare ai ragazzi semplicemente mostruosa: quegli animali hanno l'aria feroce, gli occhi rossi riflettono la luce con una brama innaturale. Quasi... affamata! Ottavio spegne subito i fari, rituffando l'auto nel buio.

«Chiamiamo i soccorsi,» dice Ottavio con un filo di voce.

«Per i cinghiali?» chiede Max, interdetto.

«Ma no! Per l'auto in panne!»

«Siete pazzi?» interviene Mirella, colpita da un barlume di lucidità. «Vuoi che ci trovino in questo stato? Impasticcati e ubriachi?»

Ottavio si passa una mano sulla faccia. «Mirella ha ragione. Ci conviene aspettare. Ci facciamo una bella dormita, smaltiamo tutto e poi chiamiamo i soccorsi. Nel frattempo anche questi stronzi se ne saranno andati.»

«Va bene,» concede Max, lasciandosi cadere contro lo schienale. Poi si blocca. «Ottavio?»

«Uh?»

«Hai ancora un po' di quella roba?»

«Merda! Abbiamo appena detto che dobbiamo smaltire e tu ti vuoi di nuovo sballare?»

«No, volevo dirti di buttarla. Non si sa mai.»

«Max ha ragione,» concorda Mirella dal retro.

Ottavio sbuffa. Quelle pasticche, in verità, non le ha pagate tanto, ma gli dispiace comunque sbarazzarsene. Alla fine annuisce. Fruga nella tasca stretta dei jeans e recupera un pugno di compresse sciolte. Gli altri due lo guardano un po' inorriditi: ma come, si chiedono in silenzio, non le ha neppure avvolte in un pezzo di carta? Ottavio abbassa di un dito il finestrino e le lancia con forza all'esterno, il più lontano possibile tra le erbacce, prima di sigillare di nuovo l'abitacolo.

«Proviamo a dormire,» dice poi, chiudendo gli occhi.

Fuori, il gruppo di cinghiali, che sembra farsi ancora più folto, continua ad assediare l'automobile. Girano attorno al metallo, annusando il terreno sterrato. Ogni tanto si sente qualche grugnito profondo, una vibrazione che fa sobbalzare i tre ragazzi per lo spavento. Poi, piano piano, la fatica della notte prende il sopravvento e si addormentano tutti.

Passano una ventina di minuti. All'improvviso, i ragazzi vengono svegliati di soprassalto.

BOOM!

Un grosso tonfo scuote l'intera carrozzeria. Sul cofano della macchina si è abbattuta una mole imponente: un cinghiale enorme vi è balzato sopra, piegando il metallo.

«Merda!» urla Ottavio, terrorizzato. «Che vuol fare?»

Max, d'istinto, si lancia oltre i sedili e si schianta nel retro dell'auto, quasi addosso a Mirella, che rimane muta per lo stupore e la paura.

Dall'alto del cofano, il cinghiale abbassa la testa irsuta e inizia a dare testate violentissime contro il vetro frontale. CRACK! Prima una ragnatela di crepe, poi un'altra.

«Lo vuole sfondare!» grida Ottavio, rannicchiandosi sul sedile.

«Ma i cinghiali non sono così aggressivi...» sussurra Mirella con un filo di voce che trema.

I colpi sul vetro si succedono sempre più forti, ritmici, devastanti. La bestia ha la bava alla bocca, le pupille dilatate al massimo, mossa da una frenesia innaturale ed incontrollabile.

«I cinghiali normali no,» riesce a dire Max, sgranando gli occhi nel buio, «ma quelli in pieno sballo...»

Un ultimo, tremendo colpo risuona nell'abitacolo e il parabrezza va in mille pezzi.

 

 

 

 

 

Nessun commento:

Posta un commento