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sabato 11 aprile 2026

CANZONI DELLA GIOVINEZZA (9) - "GET BACK TO RUSSIA" - EASTERHOUSE

(Quindici canzoni che mi hanno fatto amare la musica pop/rock)

Gli Easterhouse sono stati una band britannica che, pur condividendo le radici "jangle" (suono chitarristico brillante, cristallino e spesso arpeggiato) e post-punk di altri gruppi degli Anni Ottanta, si distinguevano per una militanza politica feroce e un suono più robusto.

Formati a Stretford, Manchester, nel 1982 dai fratelli Andy e Ivor Perry, gli Easterhouse prendono il nome da un quartiere popolare di Glasgow, simbolo all'epoca delle difficoltà sociali della classe operaia.

Mentre i loro contemporanei esploravano introspezione e psichedelia, gli Easterhouse erano mossi da un'ideologia marxista-leninista esplicita. Firmarono per la Rough Trade (l'etichetta degli Smiths), ma il loro sound era una miscela unica: le chitarre "scampanellanti" tipiche di Manchester unite a una potenza ritmica quasi da stadio, che anticipava in parte la spinta dei primi U2.

Inclusa nel loro acclamato album di debutto Contenders (1984), Get Back to Russia è una traccia epica che supera i sei minuti, un tempo insolito per l'indie-rock dell'epoca.

Il brano è guidato da una linea di basso pulsante e dal lavoro magistrale di Ivor Perry alla chitarra, che crea un muro di suono squillante e cristallino. Nonostante la durata, la tensione non cala mai, sostenuta da una batteria martellante.

Andy Perry canta con un'urgenza febbrile. La sua interpretazione non è quella di un sognatore, ma di un agitatore politico che usa la melodia come un'arma di persuasione.

C'è una atmosfera di grandiosità quasi cinematografica nel pezzo. Sebbene sia una canzone di protesta, possiede una bellezza formale e una pulizia sonora che la rendono accessibile e coinvolgente anche a un primo ascolto.

Get Back to Russia è un pilastro del rock alternativo degli anni '80 perché esprime una militanza senza compromessi.

In un periodo di forte polarizzazione politica (l'era Thatcher), il brano non usava metafore: era un attacco frontale e una dichiarazione di intenti rivoluzionari, elevando l'indie-pop a strumento di propaganda politica seria.

Il brano riusciva a fondere il "jangle pop" degli Smiths con l'enfasi del rock più epico. È una delle canzoni che meglio spiega come l'indie britannico abbia cercato di uscire dai piccoli club per parlare alle masse.

Il titolo del pezzo, spesso frainteso come un inno filo-sovietico acritico, era in realtà una provocazione intellettuale legata alle posizioni trotzkiste della band e alla loro critica verso il sistema laburista britannico dell'epoca.

 

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