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giovedì 2 aprile 2026

RITO DI PASQUA

"Insomma, vai tu o vado io?" La donna era inquieta. Non riusciva a stare ferma e continuava a fare la spola tra una stanza e l’altra della grande casa. L’uomo la osservò per qualche istante, quasi divertito dal suo nervosismo, ma alla fine sbottò.

"Devo uscire tra pochi minuti e mi aspetta una giornata d’inferno. Ho una sfilza di riunioni e tornerò tardi. Perciò, se ci tieni davvero, te ne dovrai occupare tu". Lei si bloccò all'istante, mettendo il muso. "Non mi aiuti?" domandò con un filo di voce.

"No, perché non posso proprio. E poi la cosa interessa soprattutto a te. Ricorda che l’anno scorso, ed era la prima volta, hai fatto tutto da sola ed è andata benissimo". "Ma l’avevo preso sul catalogo!" si lamentò lei.

"Che importa? Questa volta andrai di persona. Vai al negozio, scegli quello che vuoi senza badare a spese e fatti consegnare tutto a casa. Mi raccomando: verifica che l’installazione sia inclusa. L’anno scorso ho dovuto montare tutto io e non mi è piaciuto affatto. Tra l’altro, quella croce l’abbiamo dovuta buttare: era troppo sporca per essere conservata".

"Uff!" esclamò lei, fingendosi offesa. "Che c’è ancora? Devo scappare..." "Quello dell’anno scorso non ti convinceva.". "Be’? Mica era colpa tua. D’accordo, non era molto somigliante, ma ha svolto la sua funzione egregiamente. È stata una bella Pasqua, no?" "Era piccolo e magro..." mormorò la donna. "Ed era asiatico!" esclamò il marito, scoppiando a ridere. "Sì, era di sicuro un cinese, e non aveva neppure la barba!"

L'uomo controllò l'ora. "Senti, sono in ritardo. Scommetto che stasera, al mio ritorno, sarà tutto pronto. Ti ricordo che oggi è giovedì: quelli scadono alla mezzanotte di domani, quindi non potremo godercelo a lungo. Chiedi un po’ di sconto, sono certo che te lo faranno. Se serve, fai pure il mio nome".

La baciò, afferrò la valigetta e fece per uscire, ma lei lo fermò di nuovo. "Cosa c’è ancora?" ringhiò lui, perdendo la pazienza. "Posso farlo installare in giardino?" "No!" urlò l'uomo. Lei sobbalzò, spaventata da quella reazione spropositata. "E perché?" osò chiedere. "Ma non capisci? Voglio godermi lo spettacolo da solo con te. Non voglio vicini curiosi che sbircino dalle finestre senza aver speso un soldo". "D’accordo, come vuoi tu" rispose lei rassegnata. Finalmente, lui uscì.

Tornò che erano passate le venti. Era esausto. Trovò la moglie ad aspettarlo sulla soglia, radiosa e soddisfatta. "Ciao! Vieni, corri in salone!" esclamò entusiasta. "L’ho preso! Devi vederlo!" "Un attimo, lasciami respirare. Sono a pezzi". "Ti riposerai dopo. Dai, andiamo!" Lo prese per mano e lo trascinò nel grande salone.

Al centro della stanza era stata innalzata una croce. Sopra, era inchiodato un uomo. I due si avvicinarono in silenzio, osservando la scena. Fu la donna a parlare per prima. "Ti piace? Ho scelto bene?" "Sì" rispose lui distratto, scrutando lo sconosciuto sofferente. L'uomo era quasi nudo, con un lembo di stoffa ruvida a cingergli i fianchi. Il corpo, bruno e muscoloso, era segnato dal dolore. Il volto dai lineamenti fini era rigato di sangue, incorniciato da capelli scuri e una folta barba. Una corona di spine gli cingeva il capo. Respirava a fatica, emettendo gemiti soffocati e colpi di tosse. Era vivo.

"Sembra proprio lui!" mormorò la donna. "Eh?" "Forse è davvero lui!" Il marito si riscosse. "Ma che stai dicendo?" "Sì, ne sono convinta: è lui, l’unico vero!" ribadì lei con gli occhi sbarrati, in preda a un’esaltazione mistica. "Sei impazzita? Sai bene che non è così. È solo un volontario, o qualcosa del genere..." "Gesù! Parla!" gridò lei verso la croce. "Dimostragli chi sei!"

"Adesso basta!" L’uomo corse in cucina e tornò dopo un istante con un lungo coltello affilato. "Cosa vuoi fare?" urlò la donna. Senza rispondere, lui si avventò sul malcapitato. Lo colpì con violenza cieca al torace, all’addome, alle gambe. Il sangue inondò il pavimento di marmo. L’uomo sulla croce emise un unico, debole lamento prima di spirare.

"Lo hai ucciso! Hai ucciso Cristo! Fariseo!" La donna era fuori di sé. Saltellava per la stanza piangendo e urlando. Il marito la bloccò a forza, costringendola a sedersi sul divano. "Quel disgraziato non è Cristo, è solo un figurante, un para-Cristo! Ma cosa ti è preso?" "Sono rimasta tutto il giorno accanto a lui..." piagnucolò lei. "Tanto sarebbe morto comunque domani a mezzanotte" ribatté l'uomo, pulendosi le mani sporche di sangue sul vestito.

Lei continuò a singhiozzare. "Non lo dovevi fare..." Lui cercò di calmarla, riprendendo il tono pragmatico di sempre. "Senti, forse ti sei lasciata coinvolgere troppo. Sai che facciamo? Domani chiamo il negozio e dico che ci pensiamo noi a smaltire la... struttura". "E poi?" chiese lei tra i sospiri. "E poi ce ne staremo qui tranquilli, seduti su questo divano per tre giorni". "Perché?" "Semplice. Passato il terzo giorno, quando vedrai che questo tizio non risorge, ti convincerai finalmente che non era il vero Cristo. Allora, ci stai?" La donna si asciugò gli occhi e si acciambellò accanto a lui. "Sì, l’idea mi piace. Mi piace proprio".

 

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