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lunedì 1 maggio 2017

VOTO DI PANCIA


Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha festeggiato, se così si può dire, i cento giorni dal suo insediamento dichiarando con candore che forse ha un po' sottovalutato la complessità del suo mandato. Il magnate americano non è riuscito a mantenere, finora, nessuna delle numerose promesse elettorali alle quali deve la sua elezione. L'importante riforma della sanità pubblica messa a punto con fatica da Obama per fortuna è ancora in piedi e difficilmente sarà smantellata. La drastica riduzione delle tasse continua a rimanere un impegno verbale, vista la difficoltà di reperire le risorse necessarie, mentre il completamento del muro anti-immigrati al confine con il Messico, per la stessa ragione, è stato rimandato a chissà quando. In politica estera Trump si sta muovendo molto e in maniera schizofrenica, dopo aver detto in campagna elettorale che l'America avrebbe pensato soltanto a se stessa. È immaginabile pensare che molti tra quelli che hanno contribuito, con voto viscerale, all'elezione di Trump siano alquanto perplessi.
Cambiamo scenario e occupiamoci di Europa.
Sono in corso i complessi e difficili negoziati relativi all'uscita della Gran Bretagna dall'Unione Europea, che si preannunciano lunghi, tormentati e piuttosto onerosi per i sudditi di Sua Maestà. Molti cittadini britannici, che pure si sono espressi per la Brexit, si stanno rendendo conto che il loro voto è stata un'espressione guidata dalla pura irrazionalità, una manifestazione di emotività del momento la quale potrebbe avere conseguenze ben diverse dagli auspicati benefici. Insomma, sembrerebbe che la maggior parte di chi ha votato per il ritorno allo "splendido isolamento" sia già pentita. Troppo tardi, però.
Passiamo ora a considerare uno scenario ben più ristretto, locale. Quasi un anno fa i cittadini dei comuni di Roma e Torino hanno affidato, con un voto ben poco meditato, la guida delle loro amministrazioni al Movimento (partito) Cinque Stelle. Si sperava in qualcosa di nuovo, ci si augurava una svolta che non c'è stata. Anche in questi casi si può dunque parlare di voto espresso con eccessiva leggerezza, con troppa faciloneria. La sindaca di Roma Virginia Raggi ha avuto enormi difficoltà anche soltanto ad avviare la sua azione di governo, problemi che non sono a oggi affatto risolti. E la sua azione amministrativa appare comunque priva di slancio, sprovvista di qualsiasi visione, inefficace. La Raggi ha più volte affermato che Roma è una città ingovernabile. In realtà le città sono ingovernabili per chi non le sa governare. E ancora: se davvero si considera la capitale così caotica e senza speranza perché ci si è candidati per il suo governo? Analogo discorso può essere fatto per il caso Torino, una città che non ha le criticità che presenta invece Roma. Eppure anche nel capoluogo subalpino l'amministrazione pentastellata appare in grande difficoltà. Pure in questo caso si opera senza una definita e lucida prospettiva futura, tutte le promesse della campagna elettorale sono state disattese, con immensa delusione di molti elettori, e la situazione finanziaria del comune è grave, in una condizione di pre-dissesto. Ed è inutile a questo punto, dopo quasi un anno di governo, nonché stucchevole, continuare a invocare le presunte colpe delle precedenti amministrazioni. È soltanto un segno di grande debolezza e di impotenza.
Tutto ciò per ribadire che il voto di pancia, emotivo, superficiale, non porta a nulla se non al peggioramento delle condizioni di vita di tutti. Il voto è uno strumento molto importante, da maneggiare con grande attenzione, da utilizzare con cura.

domenica 30 aprile 2017

LO SPIRITO GIUSTO


Sono in pieno svolgimento le primarie del Partito Democratico, consultazione tra iscritti e simpatizzanti per la scelta del segretario e dei componenti dell'Assemblea Nazionale. Si tratta, senza dubbio, di un momento democratico molto importante. Il PD è l'unico movimento politico italiano che utilizza tale strumento ed è pure il solo partito attuale che, pur tra mille problemi, conserva al suo interno un dibattito politico autenticamente libero e democratico. Anche in questa giornata non sono mancate le polemiche, rinfocolate soprattutto da Beppe Grillo, il quale ha definito le consultazioni del PD "elezioni a pagamento" e le ha messe a confronto con le famigerate primarie on-line messe in pratica dal suo partito (perché di partito si tratta e non di movimento come viene fatto credere) che spesso hanno sfiorato il ridicolo causa il numero irrisorio di partecipanti. Grillo dimentica che il suo partito (e suo sta per "di sua proprietà") il segretario neppure ce l'ha, e tantomeno un'Assemblea Nazionale, mentre ha invece uno (o più) padroni. Ma lasciamo da parte le stupide diatribe e andiamo al seggio.
Giunto di fronte al circolo sede della consultazione ho un sobbalzo: la fila di persone inizia sulla strada per proseguire su una scala e infine nel locale deputato al voto. Un'affluenza alta, ben oltre le previsioni della vigilia. Unica nota stonata è l'età media dei partecipanti al voto: sui sessant'anni. Dove sono i giovani? Che cosa fanno e, soprattutto, che cosa pensano? Mentre attendo con pazienza il mio turno un uomo mi si avvicina.
"Sembra che ci sia l'intera federazione giovanile" dice con ironia. Poi prosegue: "Mi scusi, ma la mia era soltanto una battuta. D'altra parte io ho ottant'anni". Lo guardo bene. Non ne dimostra più di settanta.
Il tempo passa. Prima un quarto d'ora, poi mezz'ora, e io sono sempre in rassegnata attesa. Qualcuno, tra le persone che aspettano, comincia a brontolare. Qualcun'altro manifesta evidenti segni di insofferenza. Si sa, aspettare non è piacevole. In piedi, per giunta. Il brusio si alza di tono. In un angolo, seduta su una sedia che qualche volenteroso ha procurato, c'è una signora anziana, molto anziana, con evidenti problemi di deambulazione, che tuttavia non ha voluto rinunciare ad esprimere il suo voto. A un tratto la donna si alza in piedi, con fatica. In una mano stringe il certificato elettorale, necessario per poter votare, nell'altra impugna un bastone. Lo agita verso i più impazienti e dice: "Bisogna venire a votare con lo spirito giusto, altrimenti è meglio rimanere a casa". Tutti zitti e la coda, come per miracolo, inizia a procedere più spedita.

lunedì 24 aprile 2017

VACCINO? SÌ, GRAZIE


Luis Pasteur ed Edward Jenner si rivoltano nella tomba. Emil Adolf von Behring si copre gli occhi per non vedere, sconsolato. Albert Bruce Sabin e Jonas Edward Salk mettono da parte tutte le reciproche incomprensioni e, dal loro sonno eterno, esprimono comune indignazione. Di che cosa stiamo parlando? Di vaccinazioni, naturalmente.
Negli ultimi tempi, a più riprese, sempre di più viene messa in discussione l'efficacia dei vaccini. Qualcuno parla di una loro presunta pericolosità. Si è venuta così a creare una combattiva fazione anti-vaccini spinta, come sempre accade in questi casi, da ragioni puramente ideologiche, se non addirittura integraliste, e non supportata da significative motivazioni scientifiche.
Vengono tirate in ballo le presunte speculazioni delle grandi aziende farmaceutiche, che pure esistono e sono sempre esistite, come se tali mercanteggiamenti non avvenissero anche su altri prodotti farmaceutici. Eppure nessuno si è mai sognato di mettere in discussione, per esempio, l'utilità degli antibiotici, farmaci che anch'essi possono, in teoria, produrre gravi effetti collaterali nonché indurre intolleranze individuali. La verità è che tutti hanno paura di ammalarsi di polmonite mentre nessuno nutre il reale timore di poter contrarre il vaiolo. Spetta allo Stato, in ogni caso, operare i necessari controlli e mettere in atto la doverosa sorveglianza affinché non vi siano speculazioni sulla salute dei cittadini e che i prodotti commercializzati risultino verificati e sicuri. E questo senza dubbio avviene.
I maestri di scuola elementare, quando chi scrive era un ragazzino, durante gli anni Sessanta, elogiavano gli scienziati citati in apertura, li indicavano come veri e propri benefattori dell'umanità. Che cosa è cambiato da allora?
Partiamo dall'inizio. Che cosa sono le vaccinazioni? Sono una difesa preventiva indispensabile per la salute, il cui utilizzo ha consentito di limitare e, in alcuni casi, di annullare nel corso di pochi decenni la mortalità dei bambini vaccinati e di molteplici forme di disabilità. Una protezione, sicura e assai rilevante, avvenuta contro patologie gravi e potenzialmente mortali che erano diffuse da millenni.
Quali sono i vaccini più comuni? Sono: antivaioloso, antirabbico, antitetanico, antipoliomielitico, antitubercolare, antinfluenzale, antiepatite-A e i vaccini plurivalenti (ad esempio quello trivalente) e molti altri. Il ministero della Sanità del nostro paese ha stabilito che, attualmente, le vaccinazioni obbligatorie debbano essere quattro: antidifterite, antitetanica, antipoliomielite, antiepatite virale B. Si sta comunque pensando di estendere tale obbligo anche ad altre vaccinazioni.  
Su che cosa si basa il meccanismo della vaccinazione di massa? Una delle sue principali caratteristiche è la capacità di provocare la cosiddetta immunità di gruppo (o di branco), vale a dire il fatto che rendendo immune la maggior parte degli individui di una popolazione, anche chi  non è venuto in contatto con il microrganismo causa della malattia risulta protetto. In tal modo si  interrompe la catena di contagio. Naturalmente in base a quanto è infettivo un microbo sono necessarie percentuali diverse di individui vaccinati per indurre un'immunità di gruppo. Si ritiene generalmente che serva almeno l'80% della popolazione vaccinata per permettere che questo succeda. Ci sono molte dimostrazioni di epidemie scoppiate a causa di più o meno sensibili diminuzioni della percentuale di vaccinazione nella popolazione, che hanno determinato una riduzione dell'immunità di branco. Ne rappresentano un esempio i casi di morbillo nel Regno Unito del 1988, l'epidemia di difterite nei paesi ex-URSS della metà degli anni Novanta. nonché altri casi di morbillo negli Stati Uniti nel 1980.
Quali possono essere invece i possibili rischi legati alle vaccinazioni? Dal momento in cui fu stabilito di somministrare in via organizzata i vaccini per proteggere le popolazioni da malattie infettive potenzialmente mortali, la comunità scientifica ha ammesso nei vaccini stessi un certo livello di rischio e di incertezza, poiché errori durante la preparazione degli stessi possono condurre alla contaminazione con proteine e organismi non attenuati e i microbi stessi possono regredire allo stato non attenuato. Esistono poi, a livello individuale, delle ipersensibilità da parte di alcuni individui, delle quali si deve sempre tenere conto. L'efficacia e la sicurezza di ogni vaccino, così come per i farmaci, sono controllate tramite sperimentazioni cliniche concentrate anche su .possibili effetti collaterali. Complicanze e rischi, che sono comunque rari, non incidono tuttavia sull'efficacia della vaccinazione, la quale non porta quasi mai a conseguenze gravi come numerosi studi hanno dimostrato. Inoltre è sempre opportuno ricordare che, per quanto i soggetti vaccinati siano esposti agli stessi antigeni che causano la malattia, la quantità di antigeni presenti nel vaccino sarà sempre minore rispetto alla quantità di batteri vivi e microrganismi a cui si è esposti quotidianamente. Infine non bisogna dimenticare che molte delle malattie infettive che i vaccini hanno contribuito e contribuiscono a debellare non sono più presenti da anni nei paesi sviluppati e le popolazioni di questi paesi spesso non sono più consapevoli degli effetti devastanti a cui queste patologie possono condurre.
Quali sono le eventuali complicanze legate alle vaccinazioni? Le complicazioni, anche se rare, esistono soprattutto per i vaccini attenuati che possono indurre aggravamenti simili a quelli causati dal decorso naturale dell'infezione. Ciò che interessa ai fini della sicurezza dei vaccini è che la rilevanza di effetti collaterali dopo una vaccinazione è comunque inferiore a quella dopo l'infezione naturale. Studi indipendenti hanno provato che dei 75 milioni di vaccini anti-morbillo somministrati tra il 1970 e il 1993, solo 48 hanno portato allo sviluppo di una encefalopatia. Il rischio di sviluppare complicanze in seguito a un'infezione naturale di morbillo e in seguito alla vaccinazione non sono, a livello statistico, assolutamente paragonabili, talmente è bassa l'incidenza nel secondo caso.
È necessario, a questo punto, e sempre deve essere fatto quando si affronta un argomento di rilievo nonché controverso, ricorrere all'aiuto della storia e ai suoi insegnamenti. A tale proposito si ritiene opportuno considerare e ricordare una vicenda-simbolo: la lotta contro la poliomielite.
La poliomielite è stata una malattia che, per anni, stupì i ricercatori. I primi casi si registrarono a partire dal 1835 e la sua diffusione fu continua e sempre più estesa. Occorse molto tempo per comprendere che il virus veniva trasmesso tramite le feci e le secrezioni di naso e gola, risiedeva nell'intestino per poi muoversi fino al cervello e al midollo spinale. Negli Stati Uniti, durante le grandi epidemie di polio del 1914 e del 1919, medici e infermieri procedevano a ispezioni casa per casa per identificare le persone infette. I bambini sospettati di essere malati di poliomielite venivano ricoverati in ospedale e i loro parenti erano messi in quarantena finché si era sicuri che non fossero infetti. Non potevano neppure andare al funerale se il bambino moriva in ospedale. Pochi minuti dopo l'annuncio che la grave malattia era stata finalmente sconfitta, (era il 12 aprile 1955) la notizia dell'evento si diffuse rapidamente attraverso i notiziari radio e i telegiornali. Da una parte all'altra degli Stati Uniti ci furono festeggiamenti spontanei. Tutte le attività si fermarono al giungere della notizia: il sindaco di New York interruppe un consiglio cittadino per dare il lieto annuncio. Dal mattino successivo i politici di tutto il paese fecero di tutto per riuscire a congratularsi con Jonas Salk, e parecchi di loro si proposero di conferirgli onori e medaglie speciali. Alla Casa Bianca fu messa in programma una cerimonia per la consegna a Salk di una speciale medaglia presidenziale che lo designasse quale benefattore dell'umanità. Il suo successo fu dichiarato "una vittoria per l'intera nazione". Jonas Salk divenne così famoso in tutto il mondo nel giro di una notte e fu ricoperto di onorificenze. Il governatore della Pennsylvania fece coniare un'apposita medaglia, e il legislatore di Stato gli assegnò una cattedra universitaria. Furono inoltre istituite otto borse di studio a suo nome per studenti di medicina. Il 12 aprile divenne quasi un giorno di festa nazionale: le persone osservavano qualche minuto di silenzio, suonavano le campane, davano fiato alle trombe e ai fischietti, sparavano a salve, brindavano, abbracciavano i bambini, frequentavano le chiese e sorridevano agli estranei. Non sempre, tuttavia, tutto procede nel migliore dei modi. Proprio in riferimento al vaccino anti-polio, l'onestà intellettuale impone di riferire di quello che fu chiamato il Cutter Incident. I Cutter Laboratories erano, nel 1955, una delle numerose case farmaceutiche che avevano ottenuto la licenza dal governo degli Stati Uniti per produrre il vaccino antipolio di Salk. Un errore determinò la produzione di un'ingente quantità di vaccini Cutter contaminati dal virus vivo. Si trattò di uno dei peggiori disastri farmaceutici nella storia degli Stati Uniti e provocò l'esposizione al virus della poliomielite da parte di diverse migliaia di bambini, con 56 casi di paralisi e cinque decessi. Un tragico errore, uno dei tanti di cui è purtroppo costellata l'ormai lunga storia della farmacologia, ma non per questo si deve buttare via il bambino con l'acqua sporca, cioè non bisogna buttare via ciò che vale insieme a ciò che va eliminato.
La morale finale di tutto il discorso è che argomenti così delicati come quello delle vaccinazioni devono essere affrontati con equilibrio e razionalità, senza giudizi pre-confezionati e senza considerare più di tanto chi, privo di alcun titolo e di alcuna specifica preparazione e conoscenza, pronuncia valutazioni e opinioni del tutto concettuali e senza fondamento.

domenica 16 aprile 2017

CULLE VUOTE

Periodicamente si torna a parlare, quasi sempre in maniera allarmistica, del calo di natalità che interessa la società occidentale. A fare la voce più grossa, in queste occasioni, sono i paladini della difesa dell'identità nazionale. La diminuzione del numero di nascite significa, per loro, una minaccia seria alla tipicità della nazione. Sgombriamo subito il campo da qualsiasi fraintendimento e diciamo che, in assoluto e con il significato di solito attribuito, l'identità nazionale non esiste. Così come, logica conseguenza, non sussiste il concetto di razza, se non nella mente disturbata di qualche fanatico.
L'identità nazionale, se proprio la si vuole in qualche modo definire, non è altro che la cultura di una nazione. E per cultura si intende l'insieme delle manifestazioni della vita materiale, sociale e spirituale di un popolo, collegate ai vari passaggi evolutivi, al contesto storico e alle condizioni ambientali. In sintesi gli aspetti culturali sono in continua trasformazione e, soprattutto, prodotti e alimentati dalla contaminazione, la quale contribuisce in maniera determinante ad arricchirli e ad incrementarne il valore.
Tutt'altra questione è quella rappresentata dall'aspetto puramente demografico del problema. Il nostro pianeta conta, allo stato attuale, quasi sette miliardi e mezzo di abitanti. Stime attendibili dell'ONU prevedono che, nel 2050, i dimoranti sulla terra saranno circa nove miliardi. Una cifra enorme, alla quale contribuiranno in special modo i paesi in via di sviluppo. La domanda è: il nostro esausto pianeta è in condizione di ospitare una tale esorbitante massa di abitanti? In teoria sì, in pratica la faccenda è assai diversa, e seria. Le risorse potrebbero essere, secondo ipotesi, sufficienti. Tuttavia l'enorme disparità nella distribuzione di tali risorse, e della derivante ricchezza, destinata a pochi, suscita preoccupazione riguardo la sorte delle future generazioni. E tutto fa prevedere che la sperequazione rimarrà tale, anzi sarà destinata ad avere un ancora maggiore incremento.
Alla luce di tutto ciò gli allarmismi riguardanti i massicci fenomeni migratori in atto negli ultimi anni appaiono essere eccessivi, fermo restando la necessità di un loro, seppure minimo, governo. La redistribuzione regolata sul pianeta di una quantità di abitanti (molti dei quali giovani) non può che rappresentare una salutare valvola di sfogo per ridurre la pressione demografica in zone del pianeta povere o tormentate da conflitti nonché contribuire a trasfondere energia nuova in realtà vecchie, stanche e immobili.
Pur nell'esistenza di un quadro così inquietante è comunque opportuno tenere sempre conto di un punto di vista tutt'altro che trascurabile, vale a dire la libertà, per qualsiasi essere umano, di poter mettere al mondo un figlio. Prerogativa che, per nessuna ragione, può essere limitata o, ancora peggio, negata. 

sabato 18 marzo 2017

CORTO CIRCUITO



Aspetta un po', che cosa stai dicendo?
No, fammi capire, spiegati bene.
Incredibile!
Vediamo se ho ben compreso. Dunque, il Parlamento doveva votare sulla decadenza del senatore Minzolini (buono quello!) e lo ha fatto. E ha votato contro! Ma sei sicuro?
Non riesco a crederci. Minzolini è stato condannato a due anni e sei mesi, con sentenza definitiva, e continuerà a occupare il suo posto di parlamentare, con annessi e connessi, vale a dire lauto stipendio e maturazione dei contributi previdenziali.
Eh? Ma chi se ne fotte se ha detto che si dimetterà! Tra una cosa e l'altra, cioè dimissioni respinte come da prassi e ritardi vari, quello arriverà a fine legislatura. Ma il vero problema non è la questione personale di Minzolini...
Bravo! Vedo che finalmente hai capito. La questione è un'altra e se vuoi, e hai la pazienza di ascoltarmi, te la riassumo. Allora, il Parlamento non ha applicato la norma contenuta dalla legge Severino, che prevede la non candidabilità (o la decadenza per gli eletti) per coloro che hanno riportato condanne definitive a pene superiori ai due anni di reclusione. Giusto? Il fatto è che la suddetta legge è stata fatta dallo stesso Parlamento, che poi però non la applica. Non ti sembra un controsenso? Una pura assurdità? Un qualcosa di surreale? Una follia?
Che cosa? Che cosa stai dicendo? E che c'entra la scelta di coscienza? La scelta di coscienza può riguardare, al limite, temi etici. In questo caso il Parlamento doveva semplicemente limitarsi alla ratifica di un fatto, vale a dire la condanna definitiva e la conseguente decadenza. Un atto dovuto, insomma.
Come? Berlusconi?
Sì, hai ragione. Guarda, a me Berlusconi sta proprio sulle palle, tuttavia credo proprio che gli sia stato fatto un torto. Perché lui è stato cacciato e Minzolini (uno dei suoi servi, tra l'altro) no? No, non è proprio giusto. E pensa che a quel poveraccio (si fa per dire) la faccenda è pure costata il titolo di cavaliere! Berlusconi di nuovo in Parlamento, subito! E se lo dico io...
Come? Lotti? E che cazzo c'entra Lotti?
Uno scambio? Ma sei impazzito? Uno scambio, a quei livelli, viene fatto alla pari. E non è questo il caso. Lotti, tra l'altro (che se avesse rinunciato da subito a fare il ministro nel governo Gentiloni avrebbe fatto solo bene, per lui e per noi) non è stato condannato, per adesso è soltanto indagato. Nel suo caso la decisione del Parlamento possedeva un grosso grado di discrezionalità, poiché era in gran parte politica. Se poi lo metteranno al gabbio o robe simili allora si potrà e si dovrà riconsiderare la questione.
No, non mi convinci. Il fatto è che il Parlamento ha fatto una figura di merda, che finirà con portare acqua al mulino dei Cinque Stelle (buoni pure quelli!) e darà ragione una volta di più a chi dice che i politici sono tutti uguali, che si proteggono l'un con l'altro, che pensano soltanto a sé stessi e mai ai bisogni dei cittadini. Insomma, ai più beceri populismi. D'altra parte...
Eh? Che dici? Devi andare?
Ciao!  

PAROLE SCRITTE



Una volta si scrivevano lettere. Adesso nessuno lo fa più. Si scrivevano gli innamorati, e in quelle lunghe corrispondenze nascevano e morivamo amori che spesso erano stati soltanto platonici. Si scriveva e si ricevevano notizie da parenti lontani. Scrivevano dalle trincee i figli ai genitori e alle morose lettere struggenti e martoriate dalla censura. C'erano corposi scambi epistolari tra scrittori, poeti e altri intellettuali: lettere che si sono poi trasformate in libri. C'era chi vergava le missive con calligrafia ricercata ed elegante, chi ricopriva il foglio di zampe di gallina, oppure chi, abituato a lavori pesanti, quasi incideva la carta con la punta del pennino. Ma nessuno rinunciava a scrivere. Si utilizzava carta di pregio, oppure fogli sottili come veline, o ancora carta recuperata chissà dove.
Ai nostri tempi tutta questa magia è scomparsa, annientata dalla tecnologia. Ma il progresso tecnologico, come si sa, non sempre corrisponde a una pari evoluzione morale.
Adesso le uniche buste che troviamo nella nostra cassetta della posta sono quelle che contengono le bollette. Per tutto il resto ci sono le e-mail, la posta elettronica. Ma, inutile prenderci in giro, non è la stessa cosa. Le e-mail risultano impersonali. Non possiedono mai quel carattere confidenziale presente in una vecchia lettera. Si nota sempre, da parte di chi le scrive, una certa reticenza, una eccessiva formalità, quasi fossero corrispondenze commerciali, o d'affari. Nei loro testi si scorge una sorta di riluttanza nel rivelare fino in fondo i pensieri, i sentimenti, i reali stati d'animo. E il carattere tipografico, uguale per tutti, omologato, di sicuro non aiuta a interpretare ciò che chi scrive vuole davvero esprimere.
Peggio ancora sono i famigerati sms telefonici. Poche parole, sintesi estrema, strane abbreviazioni  spesso incomprensibili. La negazione totale della scrittura. Così come tutto quanto viene scritto sui social network, con la ghigliottina imposta da Twitter oppure con gli sproloqui su Facebook, o gli interventi sui vari forum, e ancora con i commenti agli articoli dei quotidiani on-line, che sovente degenerano in turpiloquio e insulti. Perché questi moderni metodi per scrivere, per esprimere i propri pensieri, non inducono mai alla riflessione, mentre chi si accingeva a scrivere una lettera prima di iniziare lopera rimasticava mentalmente più e più volte il testo che poi avrebbe stilato. E tutta la fretta, la voglia di compendiare attuale conduce tra l'altro a mancare di rispetto di continuo a grammatica e sintassi, provocando così un immiserirsi del linguaggio, che diventa povero e con l'utilizzo di una sempre minore varietà di vocaboli.
Alla fine di tutto la domanda è: si scrive di più adesso oppure una volta? Difficile rispondere. È possibile, è probabile, che si scriva più adesso, ma è impossibile negare che la qualità della scrittura sia peggiorata. E se si deteriora la qualità dello scritto è certo che si altera pure, in peggio, il valore del proponimento che vi sta dietro.
Dimenticavo. Tra chi scrive, oggi, c'è anche chi affida le sue riflessioni a un blog. Pensieri buttati sulla rete, indirizzati a tutti, vale a dire rivolti a nessuno.


sabato 4 marzo 2017

BONACCIA



Bonaccia. Calma piatta. Nulla si muove, tutto è immobile.
Su una cosa l'ex premier Matteo Renzi aveva ragione: disse che in caso di vittoria dei no al referendum costituzionale l'Italia sarebbe tornata indietro di dieci, vent'anni. E così è stato.
I fenomeni di corruzione hanno ripreso a dilagare e appaiono inarrestabili.
Il Parlamento langue, incapace di svolgere il proprio ruolo. Si dibatte, a vuoto, su stipendi e vitalizi dei parlamentari, e ci si scorda che tali temi, che pur solleticano il populismo anti-casta, sono del tutto privi di sostanza, ai limiti dell'irrilevanza. Sono noiosi. Diamo ai rappresentanti dei cittadini il giusto compenso (in linea con le retribuzioni medie degli stati europei), concediamo loro la pensione (alla giusta età e in proporzione ai contributi versati) ma soprattutto costringiamoli a lavorare, e a farlo bene, occupandosi di provvedimenti che sarebbero essenziali per il paese e che invece giacciono dimenticati.
Un esempio tra tutti: si è rimasti per mesi in attesa del pronunciamento della Consulta riguardo la nuova legge elettorale. Si diceva: dopo tale sentenza si faranno un paio di ritocchi, necessari per rendere omogenee le leggi tra Camera a Senato, tempo necessario non più di un mese, dopodiché subito al voto. Nessun ritocco è stato fatto, non si ha idea di quando si potrà votare, e in ogni caso è facilmente prevedibile che l'esito delle elezioni non darà nessun vincitore. Nuova e ancora maggiore instabilità, a quel punto, e minaccia concreta di nuovi attacchi speculativi da parte della finanza internazionale. Con l'Europa che continua a stringere la morsa dell'austerità e si trova di fronte, quale interlocutore, un governo debole e che naviga a vista, al di là della serietà e dell'impegno che devono essere riconosciuti all'attuale primo ministro.
Bonaccia. Calma piatta. Aspettando l'arrivo di nuove tempeste.