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giovedì 11 giugno 2026

OMBRE E NEBBIA (2) - PREFAZIONE

Esiste un momento preciso, nel crepuscolo che avvolge le brughiere del Devon o tra i vicoli fuligginosi di Whitechapel, in cui la realtà sembra sfaldarsi. È in quell'istante di incertezza, dove la lanterna a gas vacilla e il fischio del treno pare un lamento umano, che abita il Gotico.

Questa raccolta nasce dal desiderio di tornare a quei luoghi, non solo geografici ma dell'anima, dove il razionalismo scientifico della fine dell'Ottocento si scontra in maniera brutale con l'ancestrale terrore dell'ignoto.

Il racconto gotico non è semplicemente una storia di paura; è la bellezza dello smarrimento. Sebbene le sue radici affondino nel Settecento con Il castello di Otranto di Horace Walpole, è nel XIX secolo che il genere trova la sua forma perfetta, evolvendo dal "gotico dei castelli" a quello, ancora più intimo e inquietante, della mente e della metropoli.

Gli elementi fondamentali che ritroverete in queste pagine sono i pilastri di un’architettura del brivido.

Il Sublime, innanzitutto. Quella sensazione di sgomento e ammirazione di fronte a una natura selvaggia e indifferente.

Il Passato che non muore e che ritorna. Segreti sepolti, maledizioni ereditarie e fantasmi che chiedono giustizia.

L'Ambiente che diventa protagonista. La brughiera desolata e la nebbia londinese non sono semplici sfondi, ma entità vive che soffocano e nascondono.

Infine il Doppio. La lotta interna tra la facciata rispettabile della società vittoriana e gli impulsi oscuri che agitano l'animo umano.

Scrivere di gotico oggi significa dialogare, in umiltà, con i giganti che hanno tracciato il sentiero. Non si può attraversare la Londra di fine secolo senza sentire l'eco dei passi di Mary Shelley, che con il suo Frankenstein ha dato corpo all'ambizione scientifica trasformatasi in incubo.

Non si può ignorare la lezione di Sheridan Le Fanu e delle sue atmosfere sospese, o la potenza di Bram Stoker, che ha reso il vampiro l'archetipo definitivo della minaccia esterna (e interna). E ancora, il genio di Robert Louis Stevenson, che con Lo strano caso di Dr. Jekyll e Mr. Hyde ha sventrato l'ipocrisia dell'epoca, mostrandoci che il mostro non vive "altrove", ma allo specchio.

Ci si potrebbe chiedere che senso abbia, in un’epoca completamente dominata dalla tecnologia e dalla trasparenza digitale, tornare a rifugiarsi tra le ombre e la nebbia di un secolo ormai lontano.

La risposta risiede nella natura stessa della nostra paura. Il Gotico ha ancora senso perché è il genere del "non detto". In un mondo che pretende di spiegare tutto, abbiamo bisogno di storie che ci ricordino che esistono angoli della psiche e della realtà che restano inaccessibili. La Londra di fine Ottocento, con le sue profonde diseguaglianze, il suo fervore industriale e il suo lato oscuro, è lo specchio perfetto per le nostre ansie moderne: l'alienazione, il timore del diverso e la fragilità delle nostre certezze.

Leggere questi racconti significa accettare un invito: quello di spegnere la luce della ragione per qualche istante e lasciarsi guidare dal battito accelerato del cuore. Perché, in fondo, non siamo mai usciti davvero dalla brughiera.

Disponibile, in versione cartacea e digitale, su Amazon e in tutte le principali librerie online.

 


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