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martedì 9 giugno 2026

LA STIMA DEL PORCELLO

Di sicuro non ci vado per la calcinculo. Quella giostra non mi è mai piaciuta, neppure quando ero piccolo. Giri e giri e dopo un po' non capisci più niente. Ti vortica la testa, ti viene da vomitare, soprattutto se hai bevuto troppo. E tanto il fiocco non lo prendi mai, quando lo stai per afferrare te lo tolgono, quei maledetti, perché ti vogliono sempre costringere a fare un altro giro.

E l'autoscontro mi interessa ancora meno. È una cosa stupida, e poi se non fai attenzione rischi di farti male. Ricordo che una volta ho portato a fare un giro la sorella del mio amico Amedeo. All'epoca la ragazza era un po' grossa, e anch'io non scherzavo con i miei quasi cento chili. Ci stavamo appena, in quel minuscolo abitacolo, schiacciati uno contro l'altro, in pratica eravamo come incastrati. Per fare colpo su di lei ho iniziato a camminare contromano, a colpire con forza tutti quelli che mi trovavo davanti. A un certo punto ci siamo schiantati contro il bordo della pista, la povera Lia è stata sbalzata fuori dalla vettura, ha picchiato sulla piattaforma e poi è finita sul prato. Aveva tutta la fronte insanguinata. A me è sembrata una scena divertente e mi sono messo a ridere. Amedeo non ha neppure badato alla sorella, è venuto direttamente da me e mi ha suonato per bene. L'ho lasciato fare, non avevo voglia di discutere, ma solo di bere, che è quello che abbiamo fatto dopo, mentre Lia se ne tornava a casa tutta incerottata.

Anche ballare non mi interessa. Non ne sono capace, non l'ho quasi mai fatto. E poi tocca ballare con delle donne, che a me non interessano. Con il tempo ho imparato che più si sta lontano da loro e meglio si sta. Portano soltanto guai. E poi quando si lamentano che pesti loro i piedi sono proprio insopportabili, strillano come aquile. Io faccio attenzione, ma se scappa il pestone, pazienza, non è la fine del mondo.

E non ci vado neppure per sentire il coro degli alpini. Io lo sono stato alpino, so che cosa vuol dire, e per me alpino vuol dire marce in montagna, sterco di mulo e bevute di grappa, non gente senza palle che canta con voce da donnetta.

Io alla festa patronale ci vado per un solo motivo: la stima del porcello. Lo voglio vincere, quel maiale, ma non ci riesco mai. Si deve indovinare il suo peso, ma io sbaglio sempre di poco e non riesco mai a portarmelo a casa. Ci provo tutti gli anni. Ma questa volta ho deciso di cambiare strategia, non mi fregano più.

Eccolo, sono arrivato.

"Ehi! Ma che stai facendo?" sento gridare. "Non si può entrare nel recinto!". Ma io vado avanti lo stesso e afferro il porcello. Lo soppeso ben bene tra le braccia, anche se quello si lamenta e schiamazza. All'improvviso mi piombano addosso i fratelli Garbetta, uno più grosso dell'altro. Mi buttano a terra, mi schiacciano la faccia nella merda. Ma è troppo tardi, ormai sono riuscito a stimare il porcello. Appena riuscirò a staccare naso e bocca dal liquame dirò a tutti il peso esatto, e finalmente lo vincerò, quel dannato maiale.

 

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