domenica 7 novembre 2021
IL MAESTRO
venerdì 17 settembre 2021
TIRI IN PORTA
sabato 19 giugno 2021
QUEL CHE NON SARO'
Preferisco andare a
sbattere contro il palo piuttosto che essere assorbito da quel didietro, due
glutei duri come il marmo. Preferisco volare in cielo piuttosto che cozzare su
quel grosso stinco rivestito di plastica. La mia vita è breve, e al termine non
c'è mai gloria. Nessuno si ricorda di me e della mia esistenza. Che non dura
attimi, ma centimetri. Posso essere sontuoso, perfetto, impeccabile, ma sempre
senza esito. Posso illudere, perché prometto molto e non mantengo mai. Vorrei
ma non riesco. Mi spengo con un tonfo secco, soffocato, subito esaurito e
consumato. Non sempre, però, la superficie che impatto è consistente. A volte
incontro cedevoli sofficità nelle quali affondo con piacere, o solide protuberanze
che mi diverto a frantumare, o ancora zone estremamente delicate che metto a serio
rischio di sopravvivenza. Spesso costringo all'emissione incontrollata di urla
grida gemiti lamenti. Si tratta tuttavia di ben misere soddisfazioni. Il mio
appagamento, si sa, sarebbe un altro. Un compimento che però non giunge mai,
una contentezza che è soltanto nei miei sogni. Chi sono? Vi state chiedendo chi
sono? Non lo avete ancora capito? Ma sono io! Io, il Tiro ribattuto respinto
ricacciato. Sono quello che appena nasce muore.
lunedì 31 maggio 2021
NON ERA BELLA
Non era bella. No, non
era per niente bella. Sarà stato per via del naso che spiccava troppo in quel
piccolo ovale, come un timone che sporge dalla poppa di una barchetta. Oppure
quei capelli castano chiaro - nulla a che vedere con una pur vaga
rassomiglianza al biondo - e così sottili, sottili come le labbra esangui. Gli
occhi, al contrario, erano molto belli. Grandi, blu, e contornati da ciglia di
lunghezza smisurata.
Lei non si vestiva, si
infagottava. Non tanto alta di statura, sarebbe stato più appropriato indossare
abiti corti, invece si imbacuccava dentro a vestiti senza forma che celavano le curve del suo corpo, vestiti dalle tonalità scure, lunghi fin sotto le ginocchia, stampati con fiorellini dal sapore triste e autunnale. E poi ai piedi portava sempre gli
stessi scarponcini, e quelle calze spesse di colore nero oppure grigio o ancora
rosso scuro.
Eppure non fu per quel
suo aspetto dimesso e tutt'altro che attraente (l'ho detto che non usava
trucco?). E neanche perché non aveva gusto e si vestiva da schifo.
Fu per quel che le
chiesi e per quello che mi rispose. E fu perché la mia fidanzata mi aveva
appena mollato. Lei sì che era davvero bella, alta e bionda. E sempre perfetta
ed elegante.
Fu soprattutto perché
mi sentivo solo.
E allora mi feci
coraggio e glielo chiesi. Le domandai di salire da me.
Per fare che cosa,
disse lei, imbarazzata.
Non lo so, sali e poi,
se vuoi, puoi rimanere.
Sempre? disse lei.
Per adesso sì, poi si
vedrà, dissi.
Subito non posso, ma
più tardi verrò.
Sul serio?
Sì.
E poi se ne andò a fare
delle commissioni. Almeno, fu ciò che disse.
E da allora non l'ho
più rivista. Anche se era brutta, non è più tornata e non l'ho più incontrata.
Come sono strane le
donne.
sabato 17 aprile 2021
WILD HONEY
Due amici. Una serata
come tante.
"Centoventi anni
in due!" esclama Giorgio all'improvviso. "Chi lo direbbe?" Poi
beve.
"Tutti, lo
direbbero!" risponde Ennio. "Guarda, siamo due catorci!" Poi
beve pure lui.
"Su una cosa però
siamo d'accordo, vero?"
"Certo!"
"Basta
donne!" intonano quasi all'unisono i due. Poi risate.
"A proposito di
donne... Ennio, raccontami quella della partita..."
"È roba vecchia e
preferisco non farlo..."
"Ciò che riguarda
noi è tutta roba vecchia! Però quella volta sei stato davvero forte: una donna,
una bellissima donna, ti telefona e ti dice che ti sta aspettando, già a letto
e con indosso una sottoveste trasparente. E tu che fai? Tu le dici che stai
guardando la partita, non una partita qualunque, ma la finale della Coppa dei Campioni,
e che sarai da lei appena l'arbitro avrà fischiato la fine. Lei riattacca. Sfiga
vuole che la partita va ai supplementari e poi ai rigori, allora ti rassegni e
non provi neppure a richiamarla. Nessun rimpianto? Lo rifaresti?"
"La cosa che mi
fece davvero incazzare è che la mia squadra perse. Ai rigori".
"Invece non mi
ricordo più quella della canzone... Com'era?" incalza Giorgio.
Ennio sospira. Beve due
sorsi di grappa e poi inizia a raccontare.
"L'avevo
conosciuta sul lavoro. Era uno schianto. Forse non era un'intellettuale,
tuttavia era una brava ragazza e, soprattutto, aveva un corpo magnifico. Tra
noi era nata una simpatia, era evidente, ma nessuno dei due aveva il coraggio
di fare il primo passo. All'epoca io ero sposato, mentre lei era reduce da una
brutta storia con un fidanzato manesco. Un giorno mi disse che aveva comprato
un disco. Mi stupii. Lei non era una grande appassionata di musica. Aggiunse
che era un disco di un gruppo che le avevo detto di amare molto, gli U2. Mi
fece piacere e le dissi, mentendo, che quello era un bell'album, che era appena
uscito e che lo avrebbe di sicuro apprezzato. Appena uscito dall'ufficio andai
a comprarlo anch'io. Corsi a casa e lo ascoltai un paio di volte. Non mi
piacque molto, era di livello inferiore a molti altri dischi di quella band,
tuttavia una canzone, una soltanto, mi colpì. Sono passati tanti anni, non mi
ricordo più il titolo del disco, mentre mi ricordo molto bene il titolo di
quella canzone: Wild Honey. Quella
sera cenammo presto, perché mia moglie doveva uscire con un'amica, andavano a
teatro. Appena lei se ne fu andata rimisi il disco nel lettore, e cercai quell'unica
canzone che mi era piaciuta. La ascoltai un paio di volte, poi mi versai da
bere. Poi la rimisi, e inserii la funzione di ripetizione del brano. Ripresi a
bere. Ascoltavo la canzone e bevevo. Ogni tanto uscivo sul balcone, era estate,
faceva caldo, poi mi riempivo di nuovo il bicchiere. Wid Honey! Era lei, era lei Wild
Honey! La mia mente era sempre più ottenebrata dall'alcol. In uno scorcio
di lucidità afferrai il telefono e mandai un messaggio. A lei! A quella che, di
minuto in minuto, era sempre più la mia Wild
Honey! La canzone, nel frattempo, si ripeteva all'infinito. Ebbi un ultimo
barlume di coscienza. Guardai sul telefono se lei mi avesse risposto. Niente. Deluso,
con le lacrime agli occhi, approfittai per cancellare il mio messaggio. Mia
moglie aveva la tendenza a essere curiosa, e ciò che avevo scritto, sotto
dettatura dell'alcol, avrebbe potuto essere molto compromettente.
Poi crollai di botto, e
mi appisolai sul divano. Dopo un po' sentii qualcuno che mi scrollava con violenza.
Si trattava di mia moglie, che era tornata. Disse con tono concitato che aveva
trovato lo stereo acceso a tutto volume, mentre io ero addormentato sul sofà
con il telefono ancora in mano. Disse soprattutto, con voce sempre più esagitata,
che mi dava un'ora di tempo per fare i bagagli e sparire per sempre dalla sua
vista e dalla sua vita. Ero ancora un po' ubriaco, quindi credo fu per quella
ragione che mi misi a ridere, anche se c'era ben poco da ridere, la situazione
era tragica. Mi ero messo a ridere perché avevo pensato che se mia moglie si stava
comportando in quel modo era perché alla fine la mia adorata Wild Honey aveva finalmente risposto, e
il suo messaggio, che naturalmente mia moglie aveva letto, era stato di sicuro una vera bomba!
"Su, facciamoci
ancora un giro" propone Giorgio.
"Alla salute"
dice Ennio alzando il bicchiere. "E basta donne!"
sabato 10 aprile 2021
INGRATITUDINE
Un anno fa. Cuba invia
squadre di medici in Italia, a Torino e a Crema, per aiutare i sanitari italiani
nella lotta contro il coronavirus. I medici cubani si dimostrano competenti ed
efficienti, e quando all'inizio dell'estate fanno ritorno al loro paese sono
salutati dalla popolazione con riconoscenza, una gratitudine contrapposta all'assordante
silenzio delle autorità istituzionali.
Oggi. L'Italia vota,
presso il Consiglio dei diritti umani dell'ONU, contro una risoluzione di
condanna degli embarghi unilaterali e del loro impatto sui diritti umani dei
paesi che li subiscono, tra i quali c'è Cuba. Anche Francia e Germania, come
altri paesi europei, sono allineate alle politiche sanzionatorie degli Stati
Uniti.
L'embargo contro Cuba
ha origini che si fa fatica a ricordare. Nasce all'indomani della rivoluzione
castrista e ha motivazioni esclusivamente politiche.
Va bene, manteniamo
all'infinito le sanzioni nei confronti dell'isola caraibica, tuttavia si inizino
ad applicare analoghe misure o che si esprima con forza la stessa condanna nei
confronti anche di altri paesi. A cominciare dalla Turchia, dittatura
teocratica camuffata malamente da democrazia, responsabile di non concedere una
sedia a Ursula von der Leyen ma soprattutto di mille quotidiane nefandezze ben
più gravi, per proseguire con l'Egitto, che ha massacrato il nostro ricercatore
Giulio Regeni e che continua a nascondere la verità, per non parlare del
trattamento riservato a Patrick Zaki e a tutti gli oppositori politici. E che
dire dell'Arabia Saudita, paese dove non esiste il minimo rispetto dei diritti
umani omaggiata e riverita da ex presidenti del consiglio italiani, e della
Russia dell'autocrate Putin?
Oltretutto, Turchia,
Egitto e Arabia Saudita i medici per combattere l'epidemia in Italia mica li
avevano inviati... La Russia invece sì, aveva mandato degli esperti di
logistica, ma è molto probabile che fossero spie...
lunedì 5 aprile 2021
MEDAGLIA!
La domanda è una sola, sempre quella, la stessa domanda
che milioni di italiani si stanno ponendo.
È legata alla pandemia,
certo, riguarda soprattutto la campagna vaccinale, ma non soltanto.
Si tratta, inutile
negarlo, non solo delle vaccinazioni, e del rispetto delle roboanti promesse,
trecentomila al giorno, cinquecentomila al giorno, tutti vaccinati in un
giorno, chi offre di più? Per arrivare a simili ambiziosi traguardi occorre soprattutto
cambiare passo, è necessario indispensabile imprescindibile un passo diverso,
un passo più deciso, più marziale.
Bisogna far capire alle
case farmaceutiche che il Colosseo e la Fontana di Trevi non possono essere
venduti a più acquirenti, anzi, che proprio non sono in vendita. Per ottenere
ciò si devono battere i pugni, pugni guantati, si deve minacciare il ricorso
alle leggi di guerra, alla corte marziale.
È tempo di porre fine all'improvvisazione
dei civili, al loro agitarsi inconcludente, alla paurosa disorganizzazione
tipica di chi inquadrato non è, di chi non ha praticato l'arte della logistica
militare.
Uno, dieci, cento,
mille centri di somministrazione. Un milione, se serve.
Però, alla fine, la
domanda è sempre quella, ed è una sola, la stessa che si fanno tutti gli
italiani.
Riuscirà, alla fine del
suo difficile cimento, il generalissimo penna nera Francesco Paolo Figliuolo a
ottenere l'ennesima medaglia?
Ci auguriamo tutti di
sì.
Sarebbe una medaglia molto
meritata.







