Ti
aggiusti l'asciugamano sulla spalla ed esci dall'hotel. È un posto molto
lussuoso, ma per una volta te lo puoi permettere. Ti dirigi verso la spiaggia.
Hai appena compiuto sessant'anni, e hai deciso di concederti una vera vacanza
al mare. Basta fatica, basta inseguire chissà chi. Ora ti regali cene nei
migliori ristoranti di pesce e bottiglie di vino di un certo prestigio. Sei
stufo. Stufo di tutto, ma soprattutto sei stufo delle donne.
Le
hai rincorse per decenni, fin da quando eri un ragazzo. Non eri brutto, non eri
bello: eri semplicemente insignificante, e poi non ci sapevi fare. Eri sempre
un passo indietro a chiunque, mentre ad altri bastava schioccare le dita per
trovarsi circondati da femmine. Tu sapevi che quelle persone erano del tutto
prive di qualità, eppure avevano successo. Poi, con la maturità e una maggiore
consapevolezza, le cose sono un po' migliorate. La perenne rincorsa è stata
persino premiata, ma con quanta fatica! Dopo, tutto è trascorso in fretta e di
colpo ti sei sentito vecchio. Sessant'anni non sono venti. Hai detto basta:
niente più sforzi per raccogliere solo conflitti, delusioni e solitudine.
Cammini
sul lungomare senza fare caso a chi incroci, esperto nell'estraniarti dal
mondo. Poi, però, noti una donna che viene nella direzione opposta. Avrà
cinquant'anni, un bel corpo, è ancora in costume da bagno, e un bel sorriso.
Non la noti per l'aspetto, ma perché ti sta fissando. Fatica a staccare gli
occhi dalla tua figura. Quando vi incrociate, ti sorride e fa un piccolo cenno
con il capo. Tu non fai nulla: distogli lo sguardo e te ne dimentichi
all'istante.
La
sera, al ristorante, te la ritrovi seduta al tavolo accanto. Anche lei è sola.
La cosa ti infastidisce. Che cosa vuole questa sconosciuta? Mi segue? La
guardi mentre ordina: è elegante, visibilmente raffinata. Verso la fine della
cena, mentre finisci il tuo vino immerso nei tuoi pensieri, lei ti rivolge la
parola.
«Trovato
buono il pescato del giorno? Qui non sbagliano mai», ti dice con voce calda.
Provi
un impercettibile fastidio. Ti limiti ad annuire con freddezza: «Sì, molto
buono». Ti alzi subito e vai a pagare.
La
mattina dopo sei seduto al bar sul lungomare a sorseggiare un caffè, ed eccola
di nuovo. Ti saluta con un cenno, si avvicina e resta in piedi accanto al tuo
tavolino.
«Buongiorno»,
esordisce, arrossendo leggermente. «Scusa l'intrusione... ma ho notato che ieri
sera eri da solo, proprio come me.» Si blocca, visibilmente impacciata, il che
la rende ancora più graziosa. «Mi chiedevo... ti andrebbe di cenare insieme stasera?
Pensavo a quel bistrot sul porto, verso le otto e mezza.»
Sei
preso alla sprovvista. Rifletti un attimo. Non hai un vero motivo per
rifiutare.
«D'accordo»,
rispondi, «va bene per le otto e mezza.»
Lei
sorride, sollevata.
«A
stasera allora!», dice facendo un cenno con la mano prima di allontanarsi.
Accidenti.
Perché hai detto di sì?
Forse
perché, per la prima volta nella tua vita, è stata una donna a inseguire te.
Una sensazione bellissima, non hai dovuto fare alcuno sforzo. Ma tu sei stufo,
infinitamente stufo, e avevi giurato: mai più.
Ti
alzi dal tavolino, lasci i soldi sul vassoio e torni a passo rapido in albergo.
Fai i bagagli, paghi il conto, sali in auto e te ne torni a casa.


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