Mirko
cammina piano lungo il corridoio della scuola, stringendo lo zainetto contro il
petto. I suoi capelli rossi brillano sotto le luci al neon, e la sua figura un
po’ rotonda attira gli sguardi di chi lo incrocia. Alcuni ridacchiano, altri lo
ignorano. Lui abbassa gli occhi, come sempre.
È
timido, Mirko. Molto sensibile. Non parla mai troppo, non alza la voce, non si
difende. Da quando ha iniziato la scuola, è diventato il bersaglio preferito di
chi ha bisogno di sentirsi forte. Gli insegnanti non sanno nulla. I genitori
neppure. Mirko preferisce subire in silenzio. Non vuole disturbare. Non vuole
pesare sugli altri.
Per
sentirsi meno solo, ha inventato Enea. Un amico
immaginario. Forte, coraggioso, leale. Gli confida tutto: le paure, le
umiliazioni, i sogni. Scrive a lui nel diario, con frasi brevi, intime.
"Oggi Massimo mi ha insultato. Enea, aiutami tu". Oppure: "Vorrei
essere invisibile. Soltanto tu mi dovresti vedere."
Quel
pomeriggio, all’uscita da scuola, succede di nuovo. Mirko è appena fuori dal cancello
quando Massimo e gli altri lo circondano.
"Ehi,
testa rossa!" grida uno.
"Perché
non ci hai consegnato il tuo panino? Lo sai che lo devi fare. Tu sei grasso
come un maiale, non hai bisogno di mangiare".
Qualcuno
lo spintona. Un altro gli strappa lo zainetto. Mirko cerca di riprenderlo, ma
non ci riesce. Dopo qualche minuto, glielo restituiscono. Lui lo afferra e
scappa a casa, il cuore in gola. Non si accorge che manca qualcosa. Il diario.
Quella
sera, tutti i bulli lo leggono. Ridono. Si divertono. Le frasi rivolte a Enea
diventano battute. "Aiutami, Enea!" imitano, tra schiamazzi. Ma Alessandro, uno di loro, non ride. Non sempre ha
condiviso ciò che facevano, ma ha sempre partecipato. Ora, però, qualcosa lo
colpisce. Quelle parole non sono ridicole. Sono vere.
Esprimono vero dolore, autentica sofferenza.
Il
giorno dopo, Alessandro si avvicina a Mirko prima dell’ingresso.
"Ieri
avevi perso questo" dice, porgendogli il diario.
Mirko
lo prende a occhi bassi. Sa che lo hanno letto. Sa che hanno riso di lui.
Vorrebbe scomparire. Vorrebbe non esistere. Si sente piccolo, sporco, esposto.
La
campanella suona. È l’intervallo. Come spesso accade, Mirko viene affrontato di
nuovo dai bulli.
"Perché
durante la lezione di italiano mi guardavi?» dice Massimo, provocandolo.
"Hai
qualcosa da dirmi?" aggiunge.
Poi
lo schiaffeggia. Lo spintona appoggiandogli le mani sul petto. Mirko è
accerchiato. Sta per mettersi a piangere.
Ma,
all’improvviso, Alessandro interviene.
Con
passo deciso, si sistema tra Mirko e gli altri. Allontana Massimo con forza.
Gli altri si bloccano. Alessandro è il più robusto tra tutti loro. Pratica arti
marziali. Nessuno osa reagire.
"Da
oggi in poi guai a chi molesterà Mirko!" grida, con voce ferma.
I
prepotenti si guardano tra loro, confusi, spaventati. Poi se ne vanno, uno dopo
l’altro. In fondo, sono dei codardi.
Mirko
rimane solo con Alessandro. Lo guarda. Non sa cosa dire. Nessuno lo aveva mai
difeso.
"Grazie,
Alessandro" mormora infine, con voce tremante.
Alessandro
sorride. "Alessandro? No. Da oggi in poi chiamami Enea".
Mirko
lo guarda, gli occhi lucidi. Non è più solo.










