Claudia Moretti aveva quarantadue anni ed era manager di una grande
multinazionale. Alta, elegante, sempre impeccabile nei tailleur scuri e nei
tacchi sottili, portava con sé un’atmosfera di potere e determinazione. Ma
dietro quell’immagine di successo si nascondevano in lei un turbine di pensieri
inutili e negativi: ansia costante, insonnia, relazioni tossiche con falsi
amici e partner che la usavano per convenienza. Ogni giorno era una corsa senza
tregua, e la sua mente non trovava mai pace.
Il lavoro le lasciava pochissimo tempo per sé. Tornava a casa tardi,
stanca, con la testa ancora piena di riunioni e scadenze. Sentiva che doveva
fare qualcosa per non soccombere. Così decise di affidarsi a un guru che
operava online.
L’uomo si faceva chiamare Armand,
e appariva sullo schermo come un incrocio tra uno psicologo e un santone
orientale: barba lunga e curata, voce calma e ipnotica, occhi che sembravano
leggere dentro l’anima. Parlava di equilibrio, di purificazione, di liberarsi
dai pesi invisibili che opprimono lo spirito.
Ogni sera, appena rientrata, Claudia si collegava con lui. Non cenava
neppure, non si concedeva altre distrazioni: restava incollata alle sue parole,
alle sue "lezioni". Poco a poco smise di frequentare altre persone.
Le serate con amici, le chiamate, persino i messaggi dei colleghi fuori
dall’orario di lavoro venivano ignorati. La sua vita si ridusse a due momenti:
il lavoro e le sessioni con Armand.
La situazione andò avanti per mesi. Claudia si lasciava guidare, come se
fosse ipnotizzata. Eppure, lentamente, cominciò a sentirsi meglio. I pensieri
negativi si diradarono. L’ansia si attenuò. Dormiva di più e con un sonno più
profondo. Non si sentiva più oppressa dalle relazioni malsane: era come se le
avesse cancellate dalla mente. Provava una calma nuova, un grande senso di
leggerezza.
Una sera, Armand le disse con voce ferma: "Le nostre lezioni sono
giunte al termine. Non hai più bisogno di me. Ora stai bene, e puoi cavartela
da sola".
Claudia rimase sorpresa. Una parte di lei temeva di non farcela senza
quella guida, ma subito dopo provò sollievo. Era contenta: il suo percorso
psicologico e spirituale aveva dato ottimi risultati.
Dal giorno dopo, Claudia tornò a frequentare persone, a uscire con colleghi
e amici. Ma presto si accorse con sgomento che qualcosa non andava.
La "dieta dell’anima" che aveva praticato aveva avuto persino
troppo successo. Era come se fosse dimagrita dentro, svuotata. Non provava più
emozioni. Non riusciva a piangere, a ridere, a commuoversi. Non sentiva pietà,
né amore. Non sentiva più niente.
Le conversazioni le sembravano vuote, i volti delle persone
indistinguibili. Persino i ricordi delle relazioni passate non le suscitavano
nulla. Era diventata una macchina perfetta: efficiente, calma, imperturbabile.
Ma priva di cuore.
Claudia Moretti, la manager di successo, aveva finalmente trovato la pace.
Ma era una pace sterile, senza lacrime né gioie. Guardandosi allo specchio,
vide un volto bellissimo e imperturbabile, come quello di una statua. E capì
che Armand aveva davvero mantenuto la promessa: l’aveva liberata dai pesi
dell’anima. Lo aveva fatto molto bene. Troppo.
Adesso non era più schiava delle emozioni. Ma non era più umana.

















